Enna città araba - Il Campanile Enna

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Enna città araba

Storia di Enna

Sopravvivenze medievali nel tessuto urbano di Enna.
Daniela Patti*
(da www.hevelius.it/webzine)

Nella storia delle città, al di là delle testimonianze e delle fonti scritte, gli stessi tessuti urbani costituiscono una base fondamentale di conoscenza. Dalle fonti sappiamo che tra VI e XII secolo, Enna, esempio classico di castrum in età bizantina, forte centro musulmano, isolato dai Normanni, ma rivitalizzato tra il XIII e il XIV secolo, rimane città di rilievo al centro dell’isola, accanto ai centri urbani di Agrigento ad occidente e Siracusa ad oriente.
La conquista islamica costituisce una delle fasi più incisive che ha lasciato notevoli tracce nell’assetto culturale, politico-amministrativo dell’isola oltre che nella tipologia insediativa di molti centri storici mediterranei, dove l’incidenza della fase islamica è ancora ben presente e documentabile.

Anche Enna, conquistata dai Musulmani nell’anno 254 dell’Egira (858-859), dovette continuare ad avere un ruolo di primo piano, tanto da essere completamente islamizzata, come dimostrerebbe l’analisi delle struttura urbanistica, in particolar modo la persistenza dello schema –vicolo – cortile, che sopravissuto fino ad oggi, si può far risalire ai tempi del consolidamento del sistema insediativo, coincidente per la Sicilia, con il periodo islamico. Nell’isola in Sicilia la componente islamica sarebbe visibile nell’impianto urbano dei centri di Menfi, Trapani, Palermo, Siracusa, Agrigento e nel territorio ennese, oltre a Enna, nei centri di Assoro e Calascibetta.

I lavori di ricerca e le analisi topografiche realizzate nel quadro degli studi urbani hanno inspirato diverse considerazioni e ipotesi sui lasciti dell’età musulmana nella struttura delle città siciliane, a partire da una riflessione di carattere generale sui rapporti tra la cultura arabo-islamica e l’urbanistica del medioevo in Europa e in Italia.

L’influenza della cultura urbana del mondo islamico sulla formazione e sullo sviluppo degli stabilimenti urbani della Sicilia si riconosce essenzialmente nei caratteri generali del tessuto urbano attraverso le sue trasformazioni nel tempo: la gerarchia tra i percorsi, la separazione tra lo spazio fortificato e lo spazio di residenza, l’articolazione delle zone di abitazione in vere parti della città (madına) e in borghi differenziati (come, ad esempio, i ‘rabati’ della toponimia siciliana).

Scene di vita quotidiana: Il banchetto

Scene di vita quotidiana: la predica

Lo schema generale che ne deriva, per le città più importanti, è quello di un’agglomerazione che si articola intorno ad un grande asse viario che serve per la circolazione interna, ma anche come centro della vita socioeconomica della città, da cui si diramano gli altri percorsi principali che dal centro portano ai diversi quartieri periferici della città, a loro volta ramificandosi in assi secondari che terminano in vicoli ciechi.
Il confronto con altri centri islamici noti dell’isola ha permesso di trarre una serie di informazioni preziose utili alla lettura del tessuto urbanistico della città che, nella lenta e progressiva conquista islamica dell’isola, è interessata da una serie di trasformazioni che investono l’assetto urbanistico, politico, sociale e culturale, che di diritto la pongono all’interno del contesto delle province occidentali del Dar al Islam.
Lo studio dei centri islamizzati nell’isola in particolare ha permesso di evidenziare tipologie utili per la comprensione delle modalità insediative e di indicare una chiave di lettura offerta dalla persistenza urbanistica e toponomastica, la cui validità è osservabile anche nel caso di Enna. (fig. 1).

1. Enna. Planimetria del centro antico rielaborata sulla base del rilievo fotogrammetrico
(da A. CASAMENTO ET AL., 1984)


Il centro di Enna doveva avere in età islamica un'estensione molto ridotta rispetto a quella attuale come sembrerebbe dall’analisi della documentazione cartografica ottocentesca costituita soprattutto dalle mappe catastali (in particolare quelle del 1876 e gli aggiornamenti del 1897 e del 1921).
L'importanza della città è determinata dalla posizione centrale assunta all'interno della nuova provincia, come centro di controllo politico- militare, ma anche di sfruttamento del territorio, grazie alla introduzione di innovazioni tecniche e di nuove colture.

La descrizione di Edrisi, datata tra il 1139 e il 1154, può essere considerata una sintesi dell'evoluzione della città nel periodo islamico. A parte gli edifici di carattere religioso, vengono menzionati le principali costruzioni della città, fondazioni ex novo o ristrutturazioni, tra le quali il castello, i mercati, le industrie artigianali e i palazzi. La città appare ricca e grandiosa. Nuove entrate economiche provengono dal mercato: Qasr Yani costituisce ormai una tappa quasi obbligata per mercanti e viaggiatori che confluiscono nella città attraverso i principali assi viari che la collegano ai centri costieri. Questa ricchezza fa presupporre che in età islamica la città fosse dotata di strutture di una certa rilevanza, tra le quali sicuramente una moschea congregazionale affiancata da un hammam (speciale bagno di vapore, conosciuto come bagno turco, la cui tradizione affonda le origini nel mondo greco-romano), che avrebbero fatto parte di un centro, una medina, degno di una città così importante, soprattutto in connessione con l'insediamento del Kaid Ibn al Hawwas nel 1040.

Il mercato (suq)

Dalle fonti sappiamo come la città sia stata oggetto di interventi di ristrutturazione e trasformazione subito dopo la conquista islamica, a riprova di come i nuovi governanti la considerassero un avamposto fondamentale, essendo il centro più importante della Sicilia interna. Dalle fonti arabe sappiamo inoltre che in seguito alla conquista di Siracusa, il Castrum di Enna, diventa sede del comando militare strategico bizantino, tanto da essere identificata dai Musulmani come la nuova capitale dell’isola. Le cronache arabe ci informano che lo stesso Al ‘Abbas, appena entrato nella città, provvide a sistemare una moschea, all’interno della quale, innalzato il mimbar, pronunziò la hutbah, il sermone ufficiale del venerdì. Negli anni successivi Al ‘Abbas, ormai insediatosi a Palermo, fa subito restaurare le mura di fortificazione della città che da questo momento viene denominata Qasr Yanah, con evidente arabizzazione dell’antico toponimo.

L'intero tessuto urbano subisce dunque uno stravolgimento, viene adattato alle esigenze dei nuovi occupanti. Qasr Yani assume un'organizzazione gerarchica, caratteristica dell'impianto islamico, articolandosi in aree distinte.
A questa ipotesi corrisponderebbe anche la persistenza del sistema viario.
Le diverse aree insediative di Qasr Yani si collocano secondo la morfologia del territorio; le articolazioni del monte, infatti, costituiscono degli snodi naturali dell'abitato ancora oggi.
E’ probabile che il centro della città si sia mantenuto nei secoli più o meno nella stessa posizione, ma con un'estensione minore rispetto a quella attuale. La città doveva essere articolata in diversi quartieri: una medina, centro religioso amministrativo; un Harat al Isqlabah, ossia il quartiere degli Schiavoni; un rabbato, ossia un sobborgo; e anche un quartiere dei Greci, che corrisponderebbe a quello attuale, esterno all'abitato
La medina avrebbe occupato la zona a Ovest della rocca, estremità orientale del pianoro, e si sarebbe concentrata sui due versanti dello shari, da identificarsi almeno nel tracciato con la via Roma. Qui sarebbero stati ubicati la moschea congregazionale, nell'area dell'attuale chiesa di S. Michele, nonché l'hammam e il suq, che avrebbe avuto il suo culmine nell'attuale piano della matrice (fig. 2).

2. Enna. Ipotetica ubicazione dei quartieri islamici.

La centralità della zona potrebbe essere comprovata anche dall'esame dei percorsi delle processioni, tema affrontato per altri centri siciliani perché fornisce notizie importanti sull'estensione del centro abitato e sulla gerarchia delle zone nelle quali esso è suddiviso.
La processione è vista, infatti, come la manifestazione del modo in cui viene vissuto e percepito da parte della collettività lo spazio cittadino, ed è strettamente legata al periodo nel quale tali rituali si costituiscono, anche perché strettamente legati all'autorità che se ne fa fondatrice.
A Enna, sebbene le processioni siano state istituite in età tarda, prevedono un percorso che dalla Matrice giunge fino alle altre chiese importanti della città. Particolarmente indicativo è il percorso della processione del Venerdì Santo, durante la quale le confraternite dal Duomo arrivano fino all’ex convento dei Cappuccini per poi ritornare indietro attraverso via Roma.


Una fonte importante dalla quale si possono ricavare delle notizie sulla città islamica di Qasr Yani è l’atto di compravendita di una casa, stipulato tra un cristiano e un musulmano, datato al 1193 e pubblicato dal Cusa. L’atto costituisce, inoltre, la prima fonte che nomina con precisione una porta cittadina, parla di un Harat al- Isqlabah: il quartiere dagli Schiavoni, identificabile con una zona a ridosso dell'attuale Giudecca, probabilmente quella a Sud, o anche con parte di essa, dal momento che è specificato nel documento che la via che lo attraversava, partendo dal “pozzo salato” (al- Bir al- malih) lo congiungeva allo spiazzo (fushah) di Bab al- barah, che è stato tradotto come “la porta della piana”, termine che potrebbe indicare sia la pianura, ma più probabilmente uno spiazzo che si apriva davanti alla porta.


Altre porte cittadine vengono segnalate solo da fonti molto più tarde, quali la veduta assonometrica di frate Jacopo Assorino del 1584, conservata presso la Biblioteca Angelicana di Roma, che fa riferimento alla Porta di Scirasa; o la documentazione settecentesca di Fra Giovanni de Cappuccini, che oltre alla porta di Scirasa, nomina quella di Porta Palermo, di Porto Salvo, di Janniscuro, Pisciotto, Papardura, Kamuth, dell’Acqua Nova. Le porte segnalate da Fra Giovanni sono citate elencate anche dall’Amico, che nomina in aggiunta anche la Porta S’Agata. Di particolare importanza è un documento datato al 1575, di poco antecedente la veduta dell’Assorino, conservato presso l’Archivio di Stato di Enna che in relazione al divieto di far entrare persone e merci per evitare il contagio della peste, elenca le porte della città: S. Biagio, Pisciotto e Cirasa, Papardura, San Filippo a Lu Munti, Jamuti, San Nicola, Janniscuro, Montesalvo, Porta Palermo e S. Paolo.


Ubicazione delle porte cittadine.

Sicuramente anche in età islamica l’aspetto più rilevante del centro di Enna è legato alla necessità di rafforzare le difese del sito. Come in età bizantina la città è dotata di una cittadella, che è separata ma contigua al centro abitato, ubicata nell'area dell'attuale castello di Lombardia. Per il resto la città non sembra cinta di mura, visti i vantaggi strategici offerti dalla configurazione naturale, ma provvista di integrazioni con tratti di muro soltanto nei punti più accessibili e meno difendibili.

La ricchezza d’acqua costituisce il secondo elemento caratteristico della città. E’ probabile che i nuovi occupanti, eredi di un bagaglio tecnico-scientifico evoluto sullo sfruttamento delle risorse idriche, l'abbiano posta tra le principali preoccupazioni. Sebbene l'attribuzione cronologica delle strutture indagate sia incerta, sono diversi i pozzi quadrati muniti di pedarole rinvenute sotto le abitazioni e definiti “arabi”.

Ipotetica ubicazione della moschea congregazionale. Ubicazione delle cisterne.

Interessante sarebbe anche l’approfondimento degli studi sui cunicoli sotterranei che attraversano la città e che avrebbero potuto costituire il sistema di canalizzazione.
Il pozzo di acqua salmastra (al- Bir al- malih) citato nell’atto di compravendita del 1193 potrebbe riferirsi ad una di queste strutture ipogee o comunque riferirsi a simili ubicate anche nei pressi del castello noti da fonti più tarde.
Il Littara nel 1577 fa riferimento ad un pozzo, citato anche dall’Amico, ubicato sulla rupe, ma inutilizzabile per la posizione pericolosa e per la profondità.
Ad un pozzo esistente nel I cortile del castello fanno riferimento l’Amico e successivamente il Lo Menzo. Un’importante dato relativo alla suddivisione della città in età islamica è costituito dal toponimo Rabato, utilizzato dagli abitanti che lo identificano con la zona di S. Agostino.

Il termine Rabbato compare in due atti notarili, rispettivamente del 1642 e del 1820, conservati presso l’Archivio di stato di Enna, In entrambi i documenti sono assenti riferimenti che possano portare ad un'identificazione del luogo che, secondo la tradizione orale popolare, potrebbe identificarsi con la zona di S. Agostino. Il rabbato, inteso come sobborgo, fuori dalle mura cittadine, sarebbe stato costruito in età islamica in continuità con il tessuto urbano già esistente, che si sarebbe concentrato a ridosso dell'asse viario principale. Altri quartieri sarebbero sorti in prossimità della città ma fuori dalle mura.

Vasellame arabo di provenienza locale
(Museo Villa delle Meraviglie, Piazza Armerina)

È probabile che uno di essi fosse la zona dei Greci, che ancora oggi ha questa denominazione, prospiciente la valle del Pisciotto ad Ovest. Il toponimo ricorda la 'Grecia' di alcuni centri calabresi, tra i quali Catanzaro e S. Severina. É probabile che in questo caso si trattasse di un quartiere rupestre, come risulta dall'alta concentrazione di cavità in quest'area.
É presumibile che fossero presenti agglomerati di cavità rupestri anche in altre zone del monte, specialmente sulle pareti che delimitano la valle del Pisciotto.


La lettura del tessuto viario della città ha portato ad un'ulteriore conferma dell'influenza islamica.
La presenza della componente vicolo-cortile, di matrice islamica, è presente in diverse aree della città. Sono presenti infatti nella zona centrale, nel versante Sud dello sperone orientale, nella zona retrostante S. Cataldo, nella zona di Fundrísi.
L'unica area che ne rimane completamente esclusa è quella più occidentale, la più moderna. Tale tipo di articolazione abitativa è, più che un'indicazione cronologica, un modello, che, introdotto durante l'occupazione islamica, persiste nella cultura siciliana, anche nei secoli successivi, ancora oggi.

La permanenza dei toponimi, le tracce urbanistiche, e le scarse evidenze archeologiche costituiscono indicatori preziosi dell’influenza esercitata sulla città durante l’occupazione islamica .
La componente urbanistica non può essere altro che il frutto di un insediamento stabile e duraturo, che sicuramente si è espresso anche in altri ambiti, dei quali ancora abbiamo scarse notizie.
In attesa della pubblicazione delle ultime indagini condotte nell’area del castello, importanti dati di confronto relativamente alla cultura materiale ed alla tipologia abitativa possono fornirci le nuove scoperte dell’insediamento medievale sorto sulla villa del Casale, ancora in corso di scavo.
Un approfondimento delle questioni esaminate potrebbe offrirci nuovi elementi per comprendere la fase insediativa di età islamica a Enna, alla quale va senza dubbio riconosciuto il ruolo rilevante avuto all'interno della provincia del Dar al Islam.



*Daniela Patti si è laureata in Lettere classiche, indirizzo archeologico, presso l’Università degli Studi di Catania; attualmente è Ricercatore di Archeologia cristiana e medievale presso l’Università Kore di Enna e ha condotto diverse ricerche, soprattutto nell’area centro-nord della provincia di Enna, privilegiando le problematiche relative alla storia degli insediamenti tardoantichi e medievali. Ha partecipato a diversi convegni e campagne di scavo, anche in missioni estere, occupandosi in particolare degli aspetti della gestione dell’Informatica applicata all’archeologia. Dal 2006 fa parte della equipe di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma (direzione scientifica del prof. P. Pensabene) che lavora sulla villa del Casale di Piazza Armerina, e, sempre sotto la direzione scientifica del prof. P. Pensabene si occupa dello studio di alcune classi ceramiche provenienti dall’insediamento medievale (XI-XII secolo) e del censimento e studio dei casali medievali esistenti nell’odierno territorio di Piazza Armerina al fine di evidenziarne le trasformazioni in età tardoantica e medievale. È autrice di numerosi volumi monografici sulle dinamiche insediative del territorio ennese dal tardoantico fino ad oggi.

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