Franco Enna - Il Campanile Enna

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Franco Enna

A letteratura du Campanaru

Gli autori che preferisco sono tanti, ma tra questi prediligo molto i siciliani ed è proprio di loro che vorrei parlare e se possibile farli conoscere a tutti. Di solito si dice “nessuno è profeta in Patria”, ed è stato vero nella maggior parte dei casi, ma fortunatamente negli ultimi anni c’è stata una controtendenza: una riscoperta e a volte addirittura una felice scoperta di questi nostri scrittori.
Io ho scoperto Franco Cannarozzo (nato a Enna nel 1921), che ha tanto amato la sua/nostra città al punto da scegliere come suo pseudonimo “Franco ENNA”.
Scrittore prolifico, ha scritto numerosi romanzi, poesie e commedie, vincendo diversi premi letterari. Nel 1955, lanciato dalla casa editrice Mondadori, comincia a scrivere numerosi gialli di costume e di denuncia sociale. E’ stato colui che in quegli anni è riuscito a “provincializzare” il giallo italiano, incentrando il delitto, il torbido e l’intrigo in quella che era la pigra e asettica provincia italiana, a volte coinvolgendo le più folcloristiche cittadine come Marsala o isole come Pantelleria. Ha così creato un genere che Alberto Tedeschi, Patron dei Gialli Mondadori definì “giallo d’arte”, intendendo già allora quello che oggi definiremmo giallo realistico: inchieste ordinarie condotte da poliziotti in carne ed ossa, con famiglie sulle spalle e con le relative problematiche ad esse legate. Ed inventava forse il primo poliziotto siciliano: realista con saldi principi, lento e sensuale, generoso e romantico, il suo famoso commissario Sartori ne è l’ incarnazione perfetta. Insomma una formula diventata oggi una garanzia di successo. Franco Enna muore in Svizzera nel 1990, dimenticato da tutti.
Vorrei dire, oggi: RISCOPRIAMOLO.     Rino Spampinato

Franco Cannarozzo,
   alias Franco ENNA

«Intanto era arrivato un giovane della mia stessa età (io ero ventenne), magro, occhialuto, un paio di ipotetici baffetti, che si appoggiò allato a me. Sentii il rumore di un aereo che si avvicinava, sollevai lo sguardo, non vidi niente. L'occhialuto allora mi toccò sulla spalla, mi fece cenno di taliàre sotto. E infatti l'aereo, piccolo, stava volando basso e io perciò lo vedevo dal di sopra.
“Ma a quanto siamo?” spiai sbalordito.
“A mille metri. Enna è il capoluogo più alto d'Italia”. Poi si presentò. Si chiamava Francesco Cannarozzo.
“Che fai?”
“L'impiegato”, rispose. “Ma diventerò uno scrittore”.
“Anch'io”, dissi, ma con minore convinzione. La nostra amicizia fu istantanea. Con lo pseudonimo di Franco Enna sarebbe diventato un noto autore di gialli e di fantascienza, ma quel giorno, e nei giorni appresso, fu la mia guida per conoscere la città e per fare nuove amicizie».

È Andrea Camilleri, grande estimatore del giallista Enna ma anche dell'autore di racconti fantascientifici, a raccontare su “Travel” del novembre 2000 questo inaspettato incontro, avvenuto a Enna, dove lo scrittore empedoclino si trovava con la famiglia, in seguito al trasferimento del padre.


Dove le nuvole fanno ombre di miele

Enna è una città che dorme,
le sue strade sono piene di sonno;
sbava salnitro a chiazze, ad affreschi,
sui vicoli, sulle piazze.

Le case hanno gli occhi chiusi
incollati dalle ortiche,
e il vento le agghinda di nebbia.
È tutta come vetro antico,
c’è muffa del tempo dovunque.

Nelle strade camminano scialli
neri muti come fantasmi:
sotto portano gli oscuri segreti
che le donne non danno a nessuno.

Enna è una città che aspetta.
Quando arriva il sole è festa:
sospirando solleva la testa,
si libera del turbante di nubi.

Fila millenni di età
grigi, amari, il suo castello
nella bocca della pianura,
ed i venti gli fanno mantello.

Sotto le sue torri cariate
le ragazze cercano i maschi.
A casa però tutto è tranquillo
se le cose non si sanno.

La parlata vien come il vino
di stagione dalla botte:
ha le sue note contorte
ed un vezzo di meraviglia.

Enna è una città che sogna segreta
gli specchi dei mari, ed i fiumi.
Quando a sera si veste di lumi,
diventa una cometa.

La ragazza alzò la sottana
ed immerse i piedi nell’acqua:
le sue gambe erano brune
e fuggiva il torrente tra i sassi.

Le ciliegie ci guardavano
rosse meno delle labbra di lei;
un cane abbaiava lontano
dove il cielo tastava il frumento.

Un uomo rise passando
sulla groppa di un mulo pezzato.
Poi il silenzio scese a coprirci e
fuggiva il torrente tra i sassi.
Appena arrivava l’autunno
il venditore di fichidindia
si metteva vicino alla piazza
con le sue grandi ceste di canne

Era vecchio e aveva un coltello
che tagliava la buccia carnosa
con tre colpi misurati,
due ai lati e uno nel mezzo.

Le sue mani erano piene di spine
ma lui sorrideva sbucciando
sotto un secolo
di rughe e di stracci.

Lo guardavano tutti mangiando
i fichidindia serviti con garbo
e le bucce si ammucchiava no
come iridi cadute.

C’era anche se il vento di mare
turbinava tra le case e la pioggia
gli scrosciava sul volto,
gli lavava le rughe ed i palmi.

Franco Enna
Tell editore — Lugano 1952.
Papiro editore— Enna 1989

FIORISCONO CROCI DI FERRO BATTUTO

Partorisce cadaveri a mucchi
la zolfara di Grottacalda
da tempo. Intanto
fioriscono croci di ferro battuto
dalla erbaccia del camposanto.

« I padroni son carne da chiodi.
inchiodiamoli allora ‘sti cani!»

Voci
che gli echi sanno a memoria.
Ma donne sono quelle e non
sanno
che il letto ed il fuoco
e il pianto roco dei figli
affamati.

E gli uomini?
Vanno
alla miniera tutto l’anno
con le vene gonfie d’orrore
e la morte nel cuore.


«Non ci ascolta neppure il governo
e viene l’inverno!»
Ma l’eco è bassa,
non porta le voci oltre le vette.
Le batte sul piano,
nella zolfara.

Lungo la strada
che porta a Grottacalda
non c’è serata di luna
per la gente della zolfara.

Poi le donne
coi figli attaccati alle gonne
afferrano una bandiera
rossa
come il sangue degli uomini
morti e vanno.

«Andiamo, donne, Gesù!, alla riscossa
I figli ci vanno alla fossa.
Ma le donne non sanno che il letto
e il fuoco del desinare,
forse anche baciare
talvolta
se l’anima non è del tutto stravolta.

Biografia
Franco Enna, pseudonimo di Francesco Cannarozzo (Castrogiovanni, 16 settembre 1921 – Lugano, 19 luglio 1990), è stato uno scrittore italiano.
Conosciuto come Franco Enna, è nato a Castrogiovanni (l'odierna Enna) il 16 settembre 1921. È stato, oltreché poeta e drammaturgo, un prolifico scrittore siciliano autore di numerosissimi gialli di successo e di molti racconti di fantascienza pubblicati nella rivista specializzata Urania.
Nel 1955 Urania, edita dalla Arnoldo Mondadori di Milano, gli pubblica nel suo numero 73 del 10 marzo il romanzo L'astro lebbroso. Il fatto di essere appena il terzo italiano a essere ospitato su Urania - dopo Emilio Walesko (L'Atlantide Svelata, sul n. 31) e L. R. Johannis, pseudonimo di Luigi Rapuzzi (che pubblicò il suo romanzo C'era una volta un pianeta sul n. 41 del 20 aprile 1954) - lo fa immediatamente conoscere al grande pubblico di appassionati italiani di questo particolare genere letterario. In appendice ad Urania apparvero a puntate due suoi romanzi: Panico al Polo e Noi mostri.
Tale opportunità fu agevolata senz'altro dal fatto di essere direttore dell'ufficio stampa dei periodici Mondadori, fatto che poté agevolarlo nel pubblicare anche un certo numero di buoni romanzi gialli per la stessa casa editrice ma senza che questo suoni limitativo del suo valore artistico, riconosciutogli anche al di fuori della cerchia degli "addetti ai lavori", come testimonia nel 2000 un'intervista su Travel dello scrittore, suo conterraneo, Andrea Camilleri.
Franco Enna viene considerato lo scrittore che ha “provincializzato” il giallo italiano. Italo Calvino e Savinio avevano sentenziato che il paesaggio domestico non può fare da sfondo ad un thriller. Cannarozzo precedendo Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Santo Piazzese, Domenico Cacopardo, Piergiorgio Di Cara è stato il precursore del giallo di provincia, periferico, ambientato nel paesaggio e nelle città siciliane. Lo schema del giallo è la scusa per manifestare la sua concezione del mondo.
La Sicilia diventa lo scenario ideale per raccontare storie piene di intrighi e intrise di passionalità. Il personaggio più famoso creato dal Cannarozzo è il commissario Federico Sartori un siciliano malato di inguaribile nostalgia che si lascia condurre facilmente, dall’avventura e dall’amore, in storie intricate e avvincenti. Attorno a questo personaggio Franco Enna ha sviluppato una ricca serie di episodi romanzeschi che hanno avuto un fortunato successo di pubblico e gli hanno valso l’appellativo di Simenon italiano.
Nel 1986 gli è stato assegnato il Premio Euno, dal Kiwanis Club di Enna, nella sua seconda edizione.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



Non sanno sparare, non sanno!
E gli uomini
hanno gli orecchi sordi di scoppi
e la febbre negli occhi.

Vanno con le vene gonfie di orrore,
la morte nel cuore
e pane e cipolla in saccoccia
per fare arricchire il capoccia

Ma perché, perché tutti
quando la vita semina sogni
distrutti
e il cuore più non spera
si aggrappano a quella bandiera?

FRANCO ENNA

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