L'epigrafe sulla tomba di Napoleone Colajanni - Il Campanile Enna

Vai ai contenuti

Menu principale:

L'epigrafe sulla tomba di Napoleone Colajanni

Storia di Enna > Microstoria


post inserito il 30 maggio 2014, testi e foto di Giovanni Liistro.

Il Colonnello Giovanni Liistro ha condotto una vera e propria indagine volta a ricostruire l'iscrizione nel monumento sepolcrale di Napoleone Colajanni. L’epitaffio, originariamente scritto con caratteri bronzei in un elegante stile gotico medievale, fino alcuni decenni fa sostituito da un ricalco a pennello dell’epigrafe, oggi è pressoché illeggibile. Si riteneva che l'epigrafe scomparsa riguardasse Napoleone Colajanni, l'indagine ha invece rivelato che l'epigrafe scritta dallo stesso Napoleone, riguarda la moglie Carmela Potenza, morta giovanissima un anno dopo il matrimonio.

L’EPIGRAFE DIMENTICATA DEL MONUMENTO
FUNEBRE A NAPOLEONE COLAJANNI
“LA VANITA’ DELLE COSE”
di Giovanni Liistro

Vanità delle vanità,
dice l’Ecclesiaste,
vanità delle vanità,
tutto è vanità.
Ecclesiaste 1,2

Accedendo nel Cimitero di Enna dal varco posto a settentrione, situato in prossimità della Chiesa e del soppresso Convento dei Cappuccini, varcata la soglia del cancello d’ingresso e percorso un breve tratto, il visitatore si ritroverà nel lungo viale principale, intitolato a Maria Santissima della Visitazione, patrona della città.
L’asse viario taglia longitudinalmente l’impianto cimiteriale, quasi a voler separare il versante alto della ex “Selva dei Cappuccini”, antica pertinenza appartenuta all’ordine religioso ed acquistata dal Comune verso la fine dell’ 800 per essere destinata a camposanto, dalla parte a valle, che degrada velocemente verso l’agglomerato urbano.
Ed è proprio accompagnando questo primitivo itinerario che si andarono posizionando le prime sepolture, oggi costituite da una serie pressoché ininterrotta di cappelle gentilizie, alcune delle quali offrono fregi e decori architettonici di pregevole valore.
Percorrendo il viale, a mano dritta, dopo un centinaio di metri, orientata verso l’affrontato impianto urbano, ci si imbatte, delimitata da una ringhierina metallica decorativa, in una modesta tomba all’italiana, costituita da una struttura superficiale in pietra, con un duplice chiusino marmoreo al centro. Il monumento rischia di passare quasi inosservato, incassato ed offuscato com’è dalle dominanti elevazioni murarie che lo circondano.

Si tratta di una semplice ed umile sepoltura, che accoglie, discreta, le spoglie mortali di uno dei figli più illustri della comunità ennese: Napoleone Colajanni (1847-1921).

L’insigne studioso e uomo politico, combattente risorgimentale ed ardente repubblicano, subì, a causa del suo rivoluzionario impegno politico, l’ingiuria della prigione, prima per aver seguito Garibaldi nei fatti d’armi in Aspromonte ed in seguito per cospirazione contro l’istituzione monarchica.
Appartenente ad una famiglia relativamente agiata, egli era nato benestante, avendo ereditato dalla madre, Concetta Falautano, delle miniere di zolfo. Il destino dell’industria estrattiva in Sicilia era però già segnato, ed anche la famiglia Colajanni rimase coinvolta nella grave crisi che si abbatté sul settore minerario e che avrebbe condotto alla rovina economica non poche delle più notabili ed insigni casate isolane.
Con la dignità e la correttezza che lo contraddistinsero, cedette l’amministrazione delle miniere ad un comitato di creditori, adattandosi ad insegnare statistica prima a Messina e poi all’Università di Napoli. Il 1° maggio 1887 così si confidava con l’amico Arcangelo Ghisleri. “A quarant’anni suonati, con una salute male andata, è triste assai passare da una relativa ricchezza alla miseria”.

Ad Enna visse in una discreta e sobria abitazione situata nel quartiere della “Giudecca”; struttura ancora oggi esistente e visibile alla via Colajanni, 30, dove una targa ricorda la circostanza. Nella dimora, alle ore otto e tredici minuti del 2 settembre 1921, a seguito di un infarto, lo colse la morte.
Una stele funebre in marmo, in uno stile vagamente neogotico, impreziosisce il monumento funebre.


La base, costituita da un blocco rettangolare, include l’ampio specchio epigrafico, perimetrato da una cornice modanata, stretta ai lati da due eleganti colonnine, coronate da un capitello con motivi floreali stilizzati.
Il timpano, racchiuso nella cornice triangolare del frontone, è ornato da un bassorilievo raffigurante una corona di alloro.
I bordi superiori esterni del timpano sono decorati con una fila di foglie d’acanto.
Al di sopra del corpo centrale svetta una piccola guglia a base ottagonale, sormontata da una croce con bracci trilobati.
In aree prossime sono rinvenibili altri analoghi monumenti funebri, riferibili sicuramente allo stesso periodo, nei quali è facilmente leggibile l’identica fattura, modellata dalla mano capace e competente dell’ignoto intaglino.

L’epitaffio, originariamente scritto con caratteri bronzei in un elegante stile gotico medievale, è oggi pressoché illeggibile.

Giuseppina Di Prima, la custode del cimitero, che conserva una memoria trentennale del monumento, ricorda solo un ricalco a pennello dell’epigrafe, poi scomparso a seguito di un trattamento di pulitura cui fu sottoposto il marmo sepolcrale.
Grazie alla disposizione dei fori, predisposti dalle maestranze per accogliere i chiodi di supporto delle lettere, è stato possibile decifrare e ricostruire per intero l’epigrafe; il risultato conseguito ha riservato una singolare sorpresa.
Ci aspettavamo un necrologio che celebrasse la statura morale e l’altezza d’ingegno dello scomparso ed invece l’epitaffio, come è dato leggere al termine della paziente opera di ricostruzione, così recita:

Carmela Potenza nei Colajanni
fiore di bellezza di modestia di carità
quanto amore quanta passione
consumò la tua flebile vita!
25 anni appena vivesti
10 lunghi anni penasti
quando ti ridea finalmente la felicità
ti colse straziando la morte
oh dolorosa vanità delle cose!


Maria Savoca, autrice di una pregevole biografia dello statista ennese, riferisce che questi il 9 dicembre del 1880 aveva sposato Carmela Maria Potenza, alla quale era stato legato da un rapporto d’affetto per molti anni .
Grazie al contributo di Giusy Di Majo, addetta ai servizi demografici del Comune, che ha diligentemente compulsato per noi montagne di atti e di fascicoli d’archivio, è stato possibile recuperare l’atto di nascita, di matrimonio e di morte della donna scomparsa prematuramente.
Essa nacque ad Enna il 27 dicembre 1854, da Marianna Cacopardo e da Rocco Potenza. L’aiutò a venire al mondo la levatrice Marianna Manniello, che il giorno seguente presentò in Comune la prescritta dichiarazione per l’iscrizione anagrafica.

Napoleone Colajanni e Carmela Maria Potenza, contrassero matrimonio, celebrato con con il solo rito civile, il 9 dicembre 1880.

Per l’interesse del lettore, abbiamo trascritto integralmente il documento riprodotto qui sotto.

ATTO DI MATRIMONIO NR. D’ORDINE 148/1880 DELL’UFFICIO DI STATO CIVILE DI CASTROGIOVANNI

L’anno milleottocento
ottanta, addì nove di dicembre, a ore ante meridiane cinque e minuti dieci, nella Casa comunale di Castrogiovanni, aperta al pubblico.

Avanti a me
Giuseppe Avv.o Termini Potenza assessore anziano f.f. da Sindaco, ed Uffiziale dello Stato Civile, vestito in forma ufficiale, sono personalmente comparsi:

il Sig. r Napoleone Colajanni, celibe, di anni trentatre, medico-chirurgo, nato in questa, residente in detto Comune, figlio del fu Sig. r Luigi, residente in vita in questa, e della Sig. a Concetta Falautano, residente in detto Comune;
la Sig. a Maria Carmela Potenza, nubile, di anni venticinque, civile, nata in questa, residente in detto Comune, figlia del Sig. r Rocco, residente in questa, e della fu Sig. a Marianna Cacopardo, residente in vita in detto Comune; i quali mi hanno richiesto di unirli in matrimonio; a questo effetto mi hanno presentato il documento sotto descritto; e dall’esame di questo, non che di quelli già prodotti all’atto della richiesta delle pubblicazioni, i quali tutti, muniti del mio visto, inserisco nel volume degli allegati a questo registro, risultandomi nulla ostare alla celebrazione del loro matrimonio, ho letto agli sposi gli articoli centotrenta, centotrentuno e centotrentadue del Codice Civile, e quindi ho domandato allo sposo se intende di prendere in moglie la qui presente Sig. a Maria Carmela Potenza, e a questa se intende di prendere in marito il qui presente Sig. r Napoleone Colajanni; ed avendomi ciascuno risposto affermativamente a piena intelligenza anche dei testimoni sotto indicati, ho pronunziato in nome della legge che i medesimi sono uniti in matrimonio. A quest’atto sono stati presenti i Signori Ignazio Severino di anni quarantanove, civile, e Guglielmo Castagna di anni trentaquattro, civile, entrambi residenti in questo Comune. Il documento presentato è il certificato delle pubblicazioni da me eseguite la prima li ventiquattro e la seconda li trentuno Ottobre corrente anno. Letto il presente atto a tutti gl’intervenuti, lo hanno questi meco sottoscritto.
Napoleone Dr Colajanni Sposo
Maria Carmela Potenza Sposa
Ignazio Severino Testimone
Guglielmo Castagna Testimone
Giuseppe Termini Potenza


L’unione durò però meno di un anno, come ricorda Maria Savoca nell’opera citata, la sposa morì d’aborto dopo solo otto mesi dal matrimonio.
La giovane moglie di Napoleone Colajanni, come si rileva dall’atto di morte, morì, verosimilmente vinta da una setticemia, il 21 luglio 1881. Essa aveva già compiuto il 26° genetliaco, seppure l’epitaffio reciti che essa visse appena 25 anni.
La dichiarazione di morte fu presentata da due “becchini illetterati” (così testualmente riportato nell’atto pubblico): Franco Manna e Santo Gunna.

ATTO DI MORTE NR. D’ORDINE 251/1881 DELL’UFFICIO DI STATO CIVILE DI CASTROGIOVANNI

L’anno milleottocento
ottantuno, addì ventuno, di Luglio, a ore ante meridiane nove e minuti trenta, nella Casa comunale. Avanti di me Napoleone Defranciscis Segretario delegato dal Sindaco con atto del dì cinque Luglio milleottocento ottantuno, debitamente approvato Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Castrogiovanni, sono comparsi Franco Manna, di anni sessantasei, becchino, domiciliato in questa, e Santo Gunna, di anni quaranta, becchino, domiciliato in detto Comune i quali mi hanno dichiarato che a ore ante meridiane una e minuti quaranta di oggi, nella casa posta in questa al numero ----, è morta la Sig. a Maria Carmela Potenza, di anni ventisei, civile, residente in questa, nata in detto Comune, dal Sig. r Rocco, civile, domiciliato in questa, e dalla fu Sig. a Maria Cacopardo, domiciliata in ----, moglie del Sig. r Napoleone Dr Colajanni.
A quest’atto sono presenti quali testimoni
Cristofaro Spartaco, di anni quarantatre, bracciante, e Filippo Arena, di anni quarantasei, bottegaio, ambi residenti in questo Comune.
Letto il presente atto a tutti gli intervenuti,
i quali avendo dichiarato di essere illetterati, si coscrive da me.
N. Defranciscis


La tomba, pertanto, accolse per prima la salma della sfortunata Carmela Potenza, cui si riferisce l’appassionato epitaffio, certamente dettato dallo stesso Colajanni, che il successivo 6 agosto così denunciava al caro Ghisleri il drammatico e difficile momento: “Non so come poterlo superare, né voglio superarlo”.
Ed in effetti, egli sembrò veramente non voler superare il lutto perché si risposò soltanto nel 1893, vinto dalla grazia, dalla gioventù e dalla bellezza di Carolina Maria Rosso (1876-1956), che gli diede i figli Gino (1894) e Concetta (1896).
Dopo la morte, l’insigne statista venne quindi sepolto insieme alla prima moglie, né risulta altrimenti dai registri cimiteriali che la salma della donna sia stata traslata altrove.
Le tormentate ed appassionate parole rivolte alla moglie morta, così cariche d’amore e di struggente dolore restituiscono la dimensione umana dello statista e del politico, e ci pare cosa giusta che esse siano finalmente ripristinate, strappandole così dall’oblio in cui l’ingiuria del tempo e la noncuranza degli uomini le hanno per troppo tempo relegate.

Più volte il Comitato per i diritti dei cittadini presieduto dal combattivo Gaetano Vicari ha chiesto, inascoltato, all’Amministrazione Comunale il ripristino dell’epigrafe, che potrebbe così ristabilire una verità storica di cui si rischia di non serbare più ricordo.


Torna ai contenuti | Torna al menu