Euno - Il Campanile Enna

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Euno

Storia di Enna


Grazie a Paolo Di Marco abbiamo realizzato una pagina su Euno e la vicenda della prima Guerra Servile avvenuta nel 136 a.C.
I testi di seguito pubblicati sono estratti infatti dal suo libro "Euno figlio della libertà" che vi invitiamo a leggere integralmente. Nel libro la storia di Euno diventa l'occasione per discutere sui principi della libertà e della dignità dell'uomo, l'autore stesso ci dice: "Perchè ho scritto un libro su Euno?  Essenzialmente perché ha segnato una fase storica importantissima della Sicilia alla fine della Repubblica Romana e immediatamente prima dell‘avvento dell' Impero. E’ stata così importante che la rivolta è ricordata dalla storia come la Prima Guerra Servile, la prima vera ribellione di schiavi. Un momento importante che però ha ricevuto forse troppa poca attenzione. Non sono uno storico e non mi è mai balenato in mente la presunzione di mettere su un trattato scientifico, anzi non lo è proprio. Non avrei le competenze e neanche avrei centrato il mio obiettivo. Il mio lavoro è più assimilabile ad un servizio giornalistico “allargato” che intende raccontare uomini e donne che soffrono pene e dolori immani ma che testardamente vanno alla ricerca della libertà fino a pagare il prezzo estremo. Lo fanno in anni quando la schiavitù non era un orrore ma una normale quotidianità, quando il volere di Roma non era un ordine ma una sacra certezza alla quale qualsiasi individuo o cosa doveva essere sacrificata. In questo quadro si sviluppa pure uno spaccato di storia e preistoria di una città Enna che venerava la dea Cerere e per questo era riconosciuta unanimemente quale capitale del suo culto".

di Paolo Di Marco
Euno, Enna Castello di Lombardia,
Pietro e Giuseppe Marzilla e Bruno Di Fabrizzio


Il libro e l'autore

“Euno, figlio della libertà”
è stato pubblicato da Paolo Di Marco nel dicembre del 2011 e dopo un anno, dicembre 2012, ha vinto il primo premio della XX edizione del concorso letterario “N. Giordano Bruno”, sezione Narrativa, organizzato dall'Accademia Internazionale “Amici della Sapienza”, rettore prof. Teresa Rizzo.





Paolo Di Marco, giornalista pubblicista e funzionario dell’Ente di Sviluppo Agricolo in Sicilia, è nato ad Enna l’uno maggio del 1960,  Laureato in Scienze della Comunicazione multimediale, all’università Kore di Enna, scrive per il Giornale di Sicilia dal 1985, occupandosi principalmente di politica ed enti locali. In oltre venticinque anni di attività giornalistica ha collaborato con numerose testate ed ha, fra l’altro, diretto la rivista del Comune capoluogo Henna, Tele Oasi e Radio Onda Mix. Nei primi anni ’80 stato uno dei fondatori de La Pagina Ennese.

Duemila  anni prima che Abramo Lincoln liberasse l’infelice turba dei negri, l’umile schiavo Euno, / da questa sicana fortezza, arditamente lanciava il grido di libertà per i suoi compagni  d’avventura, / il diritto affermando di ogni uomo  a nascere libero / ed anche a liberamente morire.
(Epigrafe della statua  di Euno, eretta a Enna  nel 1960 e collocata  nel piazzale antistante il Castello  di Lombardia)

Euno, un eroe o un cialtrone? E’ di certo questa la prima domanda che ognuno si pone dopo aver letto qualche passo degli scritti di autori dei secoli passati. In particolare Diodoro Siculo, storico nato ad Agira e vissuto negli ultimi anni prima della venuta sulla terra di Gesù Cristo, non ha dubbi al riguardo: è un cialtrone. Altri lo seguono in questo giudizio sprezzante.
Altri ancora, ma forse troppi pochi, hanno analizzato le gesta di quest'uomo avendo quale riferimento quel fenomeno aberrante che è stato ed è, purtroppo, la schiavitù.
Un presupposto che tende a capovolgere ogni giudizio.
Euno è stato un uomo, e non una materia grezza parlante, che ha vissuto nel II° secolo a. C., in una società imperniata nello sfruttamento degli schiavi. Anch’esso schiavo, privato di ogni libertà, marchiato a fuoco per essere facilmente identificato quale proprietà di un  altro uomo di un padrone. Nulla gli era riconosciuto, gli era negata perfino la possibilità di proclamarsi uomo. Lui e migliaia di altri uomini e donne costretti a patire le pene dell’inferno. Nudi, non possedevano nulla, privati di ogni cosa, spogliati anche della dignità.
Ma Euno e gli altri schiavi dissero basta alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo e si ribellarono. Uccisero senza pietà e rispetto verso chi li aveva umiliati. Non ricorsero ai tribunali per annunciare le sentenze. Le loro sofferenze, i loro patimenti erano già la prima sentenza. Risposero alla loro voglia di vendetta e si macchiarono di terribili carneficine. E’ vero, lui e gli altri, non disponevano di un progetto di liberazione, non lottavano per abolire quella condizione tanto inumana, ma più semplicemente dicevano basta alle quotidiane angherie.

Euno, il personaggio

Antigene era il vero padrone della città, dal suo palazzo simile ad un castello sul quale svettavano venti torri, dominava tutto. Nella fortezza si sentiva al sicuro da ogni possibile colpo di mano.
Al suo servizio, fra i tanti, uno schiavo, Euno, nato nelle terre di Apamea, in Siria, dove aveva conosciuto ed apprezzato il sapore della libertà. Alcuni hanno ipotizzato che in precedenza avesse vissuto nella sua terra da uomo libero, ma sembra, in ogni caso, che non abbia mai vantato alcun legame con la dinastia dei Seleucidi che in quegli anni ancora regnava in Siria. Aveva perso il gusto della libertà a causa dell’inumana condizione che viveva, ma lo voleva ritrovare al più presto, attendeva solo l’occasione giusta.

Era dotato di grande scaltrezza e di ampia intelligenza; fingeva di essere sordomuto per essere meno sorvegliato e potersi muovere quasi a piacimento. E lo poteva fare anche perché era entrato nelle grazie di tanti romani e cittadini facoltosi. Antigene e i suoi amici, lo intendevano quale praticante l’arte della magia orientale. Aveva fatto credere di essere un incantatore, un indovino, interpretava i sogni e quindi, per le credenze di allora, era a conoscenza della volontà degli dei. Per entrare in contatto con il mondo a lui superiore non aveva bisogno di essere posseduto, anche da sveglio, fingeva di essere alla vista degli dei e di sentirne la voce per predire il futuro. Secondo alcuni, e di certo non sbagliavano, improvvisava e qualche volta, per fortuna, colpiva nel segno. Era diventato comunque un “personaggio” e quindi quando non la imbroccava nessuno osava rimproverargli gli errori, mentre invece quando centrava un avvenimento venivano decantate le sue presunte virtù divinatorie messe prima in bella mostra.

Per annunciare ai padroni i suoi oracoli aveva scelto una messinscena davvero efficace. Introduceva nella bocca un guscio di noce con dello zolfo acceso ed emetteva fuoco; una sorta di mangiafuoco del tempo. Il congegno che aveva sperimentato colpiva chi guardava e confondeva ancora di più l’astante perché lo schiavo era solito abbandonarsi ad una sorta di furore estatico.
Diodoro è quasi sarcastico nel dipingere l’uomo e tende ad evidenziarne la sua grande capacità all’imbroglio: “Era solito sistemare, in una noce forata, del materiale combustibile già acceso e in grado di conservare viva la fiamma” poi se la “piazzava in bocca, e in questo modo, soffiando emetteva  fuoco e scintille”. Insomma il suo modo per annunciare le divinazioni oggi avrebbe bucato lo schermo. L’effetto era già stato sperimentato abbondantemente e sempre captava l’attenzione di chi guardava le evoluzioni. Nelle feste di Antigene i presagi di Euno rappresentavano l’appuntamento da non mancare.

Siamo intorno al 136 a. C. [...] Antigene in una delle ultime feste organizzate dopo aver offerto, quanto ogni ospite non avrebbe mai osato sperare, non potè che essere d’accordo alla pressante richiesta degli invitati: volevano ascoltare le divinazioni di Euno. Lo schiavo siriaco si presentò nella grande sala e prima di dar fiato alle profezie regalò uno spettacolo fatto di magie e acrobazie che come al solito incantarono gli ospiti. Ma loro attendevano altro, il piattoforte della serata: i presagi [...] Euno in una delle sue precedenti divinazioni aveva rivelato agli ospiti che gli era apparsa in sogno Atargatis, dea siriana, per annunciargli un futuro da re.


Euno che sputa fiamme e fuoco
in un disegno di Padre Giovanni Cappuccino

La prima guerra servile, ricostruzione storica

Inizia la rivolta
Ricchezza, magnificenza e sfarzo a confronto delle pene pagate dagli schiavi e dei terribili tormenti procurati alla popolazione ennese non fecero che acuire ancora di più il bisogno di equità e giustizia. [...] La forza delle truppe romane era enorme e gli abitanti dell’altopiano erano davvero in pochi, per nulla addestrati e non proprio inclini a mettere mano alle armi. Avevano bisogno di alleati capaci a battersi con le spade in pugno per tenere fronte ai soldati e questi non potevano che essere gli schiavi. Gli oracoli di Euno illuminarono i maggiorenti della città, che riuscirono ad avere un colloquio con il prigioniero siriano, il quale non aveva mai abbandonato la speranza di tornare a essere un uomo libero. L’alleanza fu sancita facilmente [...]  I rivoltosi si spartirono così i compiti. Un gruppo di schiavi, capeggiati da Euno, studiò i comportamenti e le abitudini dei soldati nel controllo delle mura della città; i sacerdoti tesserono una fitta trama informativa tra chi era in catene; i notabili ennesi, infine, liberi di muoversi, presero contatti con le altre città siciliane vicine, al fine di allargare, una volta scoppiata, la rivolta in tutta l’isola.

Né Diodoro né altri autori, per la verità, forniscono date certe riguardo i giorni della rivolta, si sa che avvenne ma quando in particolare non è stato mai stabilito con certezza. Soprattutto un autore locale, Paolo De Rosa, ha voluto supporre che le armi iniziarono la terribile carneficina nella notte che andava tra il 2 e il 3 luglio del 136 a.C. [...] Gli si contrappone, però, un altro autore ennese, Paolo Vetri, il quale sostiene che lo scoppio della rivolta avvenne in primavera.

Euno capeggiò la rivolta in città e lo fece da vero guerriero; uccise il suo padrone Antigene, con lui la bella moglie Pitone e un altro ricco romano, Pito. Il «cronista» di allora, Diodoro, racconta che all’inizio gli schiavi in rivolta erano in quattrocento e fecero strage dei loro padroni [...]  Diodoro racconta ancora che a rivolta iniziata le fila degli insorti si ingrossarono per il sopraggiungere di altre masse di schiavi.

Questi avevano appreso la notizia che ad Enna la guarnigione romana era stata sopraffatta. Si armarono di ogni sorta di oggetto che potesse offendere e trucidarono i loro padroni. Si fermavano solo quando il massacro di chi li aveva crudelmente sfruttati e seviziati non era stato compiuto. Euno e i suoi ammazzarono i possidenti, vennero risparmiati solo quelli che si erano distinti per avere avuto comportamenti più umani verso gli schiavi [...]  

Una vera e propria assemblea costituente proclamò Euno re, prese il nome di Antioco e chiamò «Siri» i ribelli. Sira fu la sua regina, la donna che fino ad allora aveva, di nascosto, condiviso con lui i tanti tormenti, una siriana della sua stessa città, Apamea. Immediatamente dopo, costituì un consiglio composto da coloro che avevano dato prova di intelligenza, capacità strategiche e grande equilibrio. Volle chiamarsi Antioco, nome tipico dei sovrani siriani della dinastia dei Scleucidi, e gli vennero conferiti poteri assoluti[...]

Sotto il suo dominio Euno ordinò il conio di monete di rame con incise la testa di Demetra, nome greco della dea Cerere, ed un spiga di grano.
Euno volle un vero regno e come tale doveva anche battere moneta. Ne coniò ben cinque tra il 136 c il 132 a.C. Due di esse si trovano a Enna nella collezione del museo Alessi, oggi purtroppo chiuso[...]  Nella serie monetale viene rappresentata una testa di un uomo cinta da un diadema annodato alla nuca. Alcuni indicano la possibilità che il capo rappresentato raffiguri proprio Euno. Nel rovescio appare un fulmine alato con la scritta Basileos Antiochon. Nelle altre monete insiste la rappresentazione di una testa cimata di Ercole, di Iolao e Demetra [...]

Al suo fianco trovò posto, quale consigliere, un suo stretto collaboratore Acheo, di Acaja, un ex schiavo di origine greca. Quest’ultimo divenne quasi immediatamente il braccio operativo della rivolta [...] La decisione fu giusta perché nel frattempo anche Morgantina era insorta e l’aiuto arrivò proprio al momento opportuno, quando i rivoltosi temevano di capitolare. Non era solo Enna ad aver alzato le armi contro il colosso romano, adesso anche Morgantina le cui truppe divennero tutt’uno con i soldati di Euno. La notizia volò per l’intera Sicilia, rinvigorendo i desideri di libertà di altri territori.
[...] Agrigento fu tra le prime a prendere le armi ed uscire vittoriosa dalla battaglia. A capeggiare la sommossa un giovane schiavo, Cleone, sorvegliante di cavalli, un cilicio della regione del Tauro. [...] Il desiderio di riacquisire la dignità di uomini liberi si propagò anche nei territori circostanti e fino alle coste. Ovunque appresero di un esercito di liberi sempre più forte che oltre ad affrancare la propria città era corso, con successo, in aiuto di Morgantina. Cleone allora con i suoi uomini mosse verso l’interno della Sicilia per incontrare Euno; i due strinsero un patto più forte di ogni alleanza strategica e militare, divennero veri amici. L’agrigentino riconobbe l’autorità del re ennese e si mise al suo servizio; fu uno dei migliori comandanti. Gli insorti di Agrigento confluirono allora nell’esercito ennese che, in un sol colpo, aumentò le sue fila di oltre cinquemila unità[...]


La Rivolta di Euno, Francesco Sciortino, Sala Cerere


La risposta di Roma
Roma, dal canto suo, capì ben presto che in Sicilia non era divampata semplicemente l’ennesima ribellione degli schiavi, ma qualcosa di più, qualcosa di maledettamente complicato. Gli storici non a caso la indicarono come la Prima guerra servile. Il Senatus [...] in poco più di un mese organizzò una spedizione con 8 mila uomini, e alla loro testa inviò in Sicilia Lucio Ipseo. Intanto però i ribelli potevano contare su oltre 20 mila uomini, armati sì alla bell’e meglio, ma pronti a tutto. Infatti sconfissero con facilità il comandante romano.
Passavano i mesi e l’esercito di Euno continuava a radunare uomini [...] Uno dei capisaldi più importante della rivolta servile fu senz’altro Taormina, dove Euno e i suoi prima posero l’assedio e poi la conquistarono. Nei primi mesi i ribelli occuparono anche Catana, dopo circa due anni Messana.
Taormina fu scelta quale riferimento militare e strategico per la sua posizione sulla costa. Euno affidò il comando cittadino a Cornano, fratello di Cleone.
Saccheggi e devastazioni furono conosciuti da tutti i centri abitali, anche quelli che avevano goduto di un trattamento di favore da parte dei romani. E il caso di Centuripe, che rientrava nel novero delle città privilegiate, «libera ed esente» da ogni tributo. Ma il grido di libertà sollevato da Euno penetrò anche fra gli schiavi di quel territorio che si ribellarono ai loro padroni, saccheggiarono le masserie e si unirono alla rivolta [...] Conquista dopo conquista l’esercito dei ribelli, anche se precariamente militarizzato, divenne una poderosa armata che contava ben 20 mila guerrieri.


Le monete coniate da Euno


La spedizione di Lucio Calpurnio Pisone
Da Roma una nuova spedizione di oltre 5 mila uomini mosse contro le città dell’isola che avevano osato ribellarsi. Un esercito composto da uomini che conoscevano bene l’arte della guerra, dei saccheggi e della sopraffazione, al cui comando venne posto Lucio Spaco. Ma non servì a nulla perché gli uomini di Euno batterono clamorosamente i romani alla loro prima uscita e allora Roma fu costretta ad inviare in Sicilia due nuove spedizioni con a capo prima Manlio e poi Lentulo. Ma per loro e per le legioni romane fu ancora una disfatta, subirono numerose sconfitte[...]  Nel 133 a.C. Roma organizzò una quarta spedizione guidata dal comandante Lucio Calpurnio Pisone [...] Pisone non appena mise piede in Sicilia si occupò di sedare la rivolta di Curcuraci, oggi paesino del Messinese. Le legioni si scontrarono con gli schiavi ribelli che dovettero soccombere. La vittoria romana ebbe effetti terrificanti, oltre 8 mila schiavi furono uccisi. Pisone, poi, puntò su Morgantina e la conquistò [...] Superati questi primi e temuti ostacoli, il comandante romano ricompose le sue truppe nella vallata a nord della città, precisamente nell’ampia area pianeggiante sotto la Rocca di Cerere, conosciuta dagli ennesi come Cozzumpisu, Cozzo di Piso. I romani più volte, armi alle mani, tentarono l’assalto all’altopiano ma non riuscirono a conquistarlo.
Proprio sotto Pisone la cavalleria romana fu battuta cocentemente dagli uomini di Euno. Quando i romani vennero circondati, il prefetto della cavalleria, un certo Cajo Tizio, si arrese e consegnò insieme ai cavalleggeri le armi e le insegne. Roma aveva avuto inflitta l’umiliazione più grande [...] L’episodio viene ricordato dallo storico romano Valerio Massimo che indica anche il periodo dell’accaduto, intorno al 133 a.C.
... Il Senato sostituì Pisone con una nuova spedizione e fu inviata in Sicilia l’armata comandata da C. Fulvio Fiacco, il quale però non conosceva il territorio dove sorgeva la città turrita né tantomeno la sua particolarissima posizione. Per la verità non ci volle molto a Fiacco, appena arrivato nei pressi di Enna, per rendersi conto che l’impresa di conquistare l’altopiano era più che ardimentosa. Infatti, non appena arrivato all’accampamento rimase oltremodo sorpreso nel vedere quel maestoso monte accerchiato da verdi vallate. Il romano era un esperto militare e fu risoluto nell’affermare che la città era davvero inespugnabile.

Rupilio in Sicilia

Nel 132 a.C. partì per la Sicilia un nuovo esercito con a capo il console Publio Rupilio, amico di Scipione l’Africano. Ottimo conoscitore del territorio, era già stato in precedenza in Sicilia come addetto alla dogana. La sua campagna iniziò con una vendetta.
Gli insorti da tempo avevano occupato Taormina quando la città era sotto il comando del genero di Rupilio, il governatore Quinto Fabio [...] Rupilio assediò Taormina ed ebbe così inizio la sua battaglia contro Euno. Il favore degli dei fu suo e già ai primi scontri ebbe la meglio, fece un prigioniero davvero importante per l’economia della futura guerra, Cornano, fratello di Cleone c comandante della città.[...] Ma Rupilio ebbe ragione dei rivoltosi solo grazie al tradimento di un certo Sarapione, un siriano che consegnò Taormina ai romani. Qltre alla scomparsa di Cornano fu anche necessario l’inganno affinché il console riuscisse a catturare gli schiavi ribelli asserragliati nell’antico perimetro cittadino[...]

I Romani avanzano, Euno cade
Per il console Rupilio l’occupazione di Taormina fu determinante in considerazione del prosieguo della campagna di Sicilia. Da quel momento la rabbia delle legioni si abbatté con grande crudeltà su ribelli e popolazione.
Archiviata la pratica Taormina, e via via tutte le altre minori, il console portò le sue truppe sotto il Monte sacro di Enna, ben conscio che la città delle torri era davvero inespugnabile. L’esperienza disastrosa dei suoi predecessori aveva ampiamente confermato quella che era una autentica certezza. Doveva trovare un’idea nuova per mettere in difficoltà Euno e il suo esercito. Rupilio studiò di quel monte ogni pietra, ogni cavità, ma alla fine si rese conto che qualsiasi azione militare era destinata a fallire; conquistare quella vetta era davvero impossibile, bisognava allora dare tempo al tempo [...] Decise che in fin dei conti l’unica strategia da mettere in campo, almeno per il momento, era di prepararsi per un lungo assedio [...] Cleone fu portato dalla collera per il suicidio del fratello Cornano,  a sfidare a viso aperto le truppe del console [...] Il generoso guerriero sfidò le truppe romane [...] Cleone, con gli uomini a lui fedeli, si presentò faccia a faccia, armi alla mano, davanti alle legioni. Le poche notizie che si hanno sullo scontro raccontano di una battaglia violenta e sanguinosa che fino all’ultimo duello fu incapace di designare il vincitore. Ma il fato stava dalla parte dei romani e così Rupilio uccise Cleone. Il console per scoraggiare ulteriormente le truppe di Euno mostrò loro il cadavere senza vita del leale compagno di tante battaglie. Tale vista provò gli ennesi ma caparbiamente non si arresero e Rupilio dovette continuare ndl’assedio sperando che gli abitanti si piegassero alla fame e alla sete. Era però all’oscuro che in quel promontorio veniva coltivato il grano, allevati gli animali e le sorgenti di acqua erano abbondanti. Insomma, c’era tanto quanto bastava per sopravvivere anche anni.
[...] I tentativi di scardinare la difesa della città da parte dei soldati romani erano stati numerosi e non avevano sortito alcun risultato [...] Rupilio memore del piano architettato a Taormina cercò allora un aiuto che partisse dall'interno della città [...] L’appoggio cercato si presentò grazie a un liberto [...]Il traditore indicò al console romano il percorso da seguire negli antri segreti che portavano dalle campagne sottostanti al promontorio, fin dentro la città. Suggerì anche quali erano gli orari migliori per infierire il corpo mortale. Dopo aver studiato il piano fin nei minimi particolari Rupilio decise che era finalmente scoccata l’ora. In silenzio le truppe romane nella notte s’incamminarono per penetrare dentro le mura.


Raccolta delle messi, Francesco Sciortino, Sala Cerere



Epilogo
Malgrado la sorpresa, Euno, soldati e abitanti tentarono disperatamente di respingere l’attacco ma non vi riuscirono. L’inganno fu determinante ai fini della vittoria finale. Il territorio cittadino fu sconvolto e messo a ferro e fuoco, il sangue lavò copioso il selcialo di ogni strada. [...]Per Euno, che Diodoro celebra come il re-ciarlatano, vi fu qualche altro istante di libertà. Scappò nelle campagne che circondano Enna e insieme ad alcuni fedelissimi tentò di nascondersi in una grotta[...]I soldati lo snidarono dalla grotta e lo trascinarono fuori insieme agli ultimi quattro compagni ribelli che erano rimasti accanto a lui: il cuoco, il panettiere, il massaggiatore e il buffone. Diodoro racconta con puntiglio chi stava con Euno al momento della cattura proprio per dileggiarne maggiormente la figura. Per il re dei rivoltosi la condanna doveva essere e fu esemplare, da scrivere negli annali di tutti i tempi e rappresentare un terribile monito per chi avesse osato sfidare ancora una volta Roma. Venne preso e fatto morire in una prigione a Morgantina. Diodoro nei suoi scritti ricorda che Euno venne costretto in catene in una grotta e il suo corpo divorato da una gran quantità di pidocchi. Lo storico agirino racconta di una morte spregevole per un soggetto indegno. Ma qualcosa di grande gli sfugge, non dà il giusto peso a un avvenimento importante per la società romana del tempo. Per scorgerlo basta analizzare gli avvenimenti che si susseguirono.
I consoli erano soliti crocifiggere gli schiavi ribelli, perché ritenuto il supplizio più inumano e indecoroso[...] Ad Euno, invece, l’estremo supplizio venne risparmiato, quasi a dire che i romani riconoscevano in lui qualcosa di più di un semplice schiavo.
Anche il filologo classico e storico italiano Luciano Canfora, che proprio sul tema ha scritto un libro, La rivolta degli schiavi in Sicilia, sostiene che Euno non venne ucciso come uno schiavo, sarebbe invece stato trattato, anche nell'ultima tremenda punizione, come un sovrano prigioniero.

... Fra le mura della città le truppe romane compirono una delle stragi più sanguinose di tutti i tempi. Il perimetro cittadino venne saccheggiato e depredato; negli anni seguenti tale cieco furore fu condannato perfino da un eccellente romano quale era Cicerone.
I cronisti di allora parlarono di oltre 20 mila vittime trucidate nell’ultima battaglia combattuta nei pressi della cittadella, dopo una lunga e strenua resistenza degli insorti. Fra di loro migliaia di piccoli contadini, artigiani, uomini e donne libere.
Dopo la Prima guerra servile Enna perse la prerogativa di Civiias libera et immunis che le era stata concessa da Roma all’indomani della vittoria nella guerra punica. In quella campagna gli ennesi erano stati a fianco dei romani contro i cartaginesi. Con Rupilio Enna ridiventa decumana.

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