Enna e Nimega, due città uno stemma - Il Campanile Enna

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Enna e Nimega, due città uno stemma

Storia di Enna

post inserito l'11 maggio 2013, editing  F.Emma


Un gemellaggio voluto dalla Storia. 800 anni fa due città una in Olanda, Nijmegen, una in Sicila, Enna, distanti 2400 Km sono state protagoniste degli eventi cruciali nella vita di un uomo: la nascita e il declino. Si tratta dell'imperatore Enrico VI della dinastia degli Hohenstaufen, nato a Nijmegen nel 1165, che sotto le mura di Enna si ammalò gravemente tanto da morire subito dopo. Lo storico Paolo Vetri, nella sua "Storia di Enna" così ci narra la fine di Enrico: "Morto Tancredi (20 febbraro 1194), Enrico VI di Svevia, che per Costanza si ebbe lo scettro del regno di Sicilia, messo piede nell'isola (novembre  1194), col sangue e coll'inganno spenta la dinastia dei Normanni, quale un turbine vorticoso si precipita sulle città, striscia pei suoi campi, urta, si spezza nei forti baluardi di Castrogiovanni e si dissolve in Messina (28 novembre 1197)."
Il Campanile pubblica l'inedito articolo (per l'Italia) dello storico olandese Huub Kurstjens, che partendo dalla considerazione che lo stemma di entrambe le città risale alla storia degli Hohenstaufen,  esamina la storia della casa natale di Enrico VI e la genesi dell' aquila bicipite.

Nijmegen ed Enna: Enrico VI, Federico II e lo stemma
(ca. 1150-1250)
(1)

di Huub Kurstjens *

Nijmegen (in Olanda) ed Enna (in Sicilia, Italia) sono due città separate da una distanza di 2400 chilometri, eppure hanno qualcosa in comune. L'imperatore Enrico VI nato a Nijmegen, durante l'assedio di Castrogiovanni (che in seguito riprese il nome di  Enna) contrasse una malattia letale, probabilmente la malaria. Lo stemma di entrambe le città risale alla storia degli Hohenstaufen: l'aquila bicipite viene da Federico II, figlio di Enrico VI. In questo articolo, Huub Kurstjens, storico olandese, esamina la storia della casa natale di Enrico VI e la storia dell' aquila bicipite dello stemma di Nijmegen.


Il castello 'Valkhof'

Nijmegen, la città più antica dei Paesi Bassi, ha una storia che risale ai tempi dei romani. Il fatto che, un tempo, i re e gli imperatori Hohenstaufen formalmente controllavano la città, è la parte meno conosciuta della storia di Nijmegen. Il maggiore sito storico di Nijmegen è il castello Valkhof (2). Durante vari periodi della storia, Valkhof è stato il centro strategico più importante, e di conseguenza, l'epicentro politico di un area più grande. Oggi è monumento protetto. I Romani, come in seguito Carlo Magno, e più tardi, Federico I Barbarossa, capirono l'importanza di questo luogo. Quest'ultimo sovrano nacque intorno al 1122 nel sud della Germania rampollo della dinastia degli Hohenstaufen, che prese il nome dal castello sul monte Staufenberg (vicino a Göppingen nel Giura Svevo). Egli fu Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1155 fino alla sua morte nel 1190.



Le cosidette rovine del Barbarossa a Valkhof in Nijmegen.


Tra il 1152 e il 1155 Federico ebbe un grande castello costruito sulle rovine di un castellum romano, che era anche il luogo in cui Carlo Magno aveva avuto un palazzo (palatium)
(3). Il grande castello romanico, in pietra tufacea, era costituito da due ali di abitazione, poste rispettivamente ad angolo retto, con una massiccia torre centrale, chiamata mastio o torre gigantesca, visibile da lontano. Questa torre era una costruzione solida di una quarantina di metri, senza finestre o porte, ideale per la difesa in caso di assedio. Dopo la sua demolizione nel 1797, restarono in piedi solo le rovine della cappella di San Nicola e la cappella di San Martino, chiamate anche le rovine del Barbarossa (4).


Enrico VI (1165-1197)

Dal matrimonio tra Federico 'Barbarossa' e la sua seconda moglie, Beatrice di Borgogna, nacque un figlio, al quale fu dato il nome di Enrico (VI). Questo futuro imperatore nacque a Nijmegen nel mese di ottobre o Novembre del 1165 nel castello Valkhof (che era ancora in costruzione) (5). L'autore della Cronaca dei Re di Colonia scrisse quell'anno: "Natus Imperatori est filius nomine Heinricus apud Noviomagum"(a Nijmegen un figlio è nato all'imperatore, ed è stato dato il nome di Henry)(6).



L'imperatore Enrico VI sul trono (Codex Manasse, tra 1310-1340).(7)


La scelta del luogo della nascita di Enrico era stata accuratamente programmata. Il figlio maggiore, Federico, era nato a Pavia, ex capitale longobarda e franca. Come secondogenito, Enrico non sarebbe dovuto nascere in Aquisgrana (la città in cui erano stati incoronati i re tedeschi), perché ciò lo avrebbe reso prominente rispetto al fratello maggiore. Di conseguenza, fu scelta Nijmegen. Con riferimento al passato imperiale romano e al culto di Carlo Magno, questo luogo di nascita sarebbe stato utilizzabile eventualmente per obiettivi propagandistici
(8). Non ci sono fonti disponibili che provino che Enrico sia più tornato a Nijmegen, in date successive (9). Molto probabilmente non è mai tornato. Enrico si fece una reputazione, per usare un eufemismo, non del tutto positiva. Era spietato verso i suoi nemici, specialmente nel Sud Italia. Il modo in cui Enrico trattò il conte Riccardo di Acerra, cognato del re Tancredi, vinto nel 1196, è diventato famoso. Enrico, che era riuscito qualche anno dopo la sua incoronazione a imprigionare Riccardo a Capua,  fece legare il conte Richard ad un cavallo trascinandolo per le vie della città, dopo di che 'il traditore' fu appeso a testa in giù, mentre ancora in vita, con una pesante pietra legata alla lingua, riferimento simbolico alla rottura del giuramento e al tradimento. Dopo la sua morte, Ricccardo fu appeso a una forca, con la proibizione di rimuoverne il cadavere. Ugualmente noto è il modo in cui Enrico VI affrontò i nobili siciliani, dopo una rivolta nel 1197. Il leader dei ribelli fu incoronato con una corona di ferro rovente, inchiodata sulla testa.(10)


Che la giustizia e la punizione nel Medioevo seguivano linee guida molto diverse rispetto a oggi è evidente. Tuttavia, è particolare che Enrico VI fosse conosciuto tra i contemporanei a nord delle Alpi come un portatore di pace, e nel sud Italia come un uomo orribilmente crudele.(11) Come possiamo conciliare queste diverse valutazioni di Enrico? La risposta si trova nel modo di pensare medievale, secondo il quale la violenza viene considerata uno strumento legittimo per mantenere l'ordine. In caso di conflitto, al perdente era data la possibilità di chiedere misericordia e di sottomettersi al vincitore. Nel trattato di pace che ne seguiva, secondo l'ideale cristiano del perdono, erano concesse al perdente condizioni favorevoli. Ma una volta che la pace già consolidata e la fiducia, erano rotte dallo stesso perdente, una resa dei conti spietata era garantita, e persino necessaria, almeno come deterrente (12). C'era una tradizione di punizioni dure nel regno normanno di Sicilia prima che Enrico VI fosse incoronato re. Fu necessario reagire duramente al tradimento e allo spergiuro. La reputazione di Enrico non conosce attenuanti per la scrupolosità della crudeltà, ma chi è critico rispetto ai suoi metodi duri, dovrebbe essere altrettanto critico del modo in cui era prassi mantenere l'ordine nel Medioevo.

Lo stemma di Nijmegen e gli Hohenstaufen
Anche lo stemma di Nijmegen, come quello della città di Enna, mostra le influenze degli Hohenstaufen.




Stemma di Nijmegen

Il cuore dello stemma di Nijmegen riprodotto nelle armi è l'aquila bicipite. L'aquila è nota come 'il re degli uccelli' (13). Essa simboleggia il potere 'rivoluzionario', la forza e la vittoria (14). Per molto tempo si è ritenuto che l'aquila simboleggiasse il 'rinnovato Impero Romano', un simbolismo attribuito a Carlo Magno. A partire dall'anno 800 la figura di un'aquila presumibilmente abbelliva il muro esterno del palazzo imperiale in Aquisgrana (15).

Tuttavia solo da Federico Barbarossa in poi si può davvero parlare di un aquila in un contesto araldico. Ed è stato proprio Federico II che, utilizzando regolarmente come simbolo personale l'aquila araldica, ha fatto in modo che la linea degli Hohenstaufen diventasse nota come ‘l’Aquilae gens’, la 'stirpe di aquile'
(16). Proprio questo simbolo dell'aquila nella stemma di Nijmegen è un riferimento diretto al Sacro Romano Impero. In letteratura, l’ aquila con una unica testa è riferita a Federico Barbarossa, al figlio Enrico VI, e al di lui figlio Federico II. Le fonti riguardanti l'aquila possono essere classificate come oggetti fisici, illustrazioni dei contemporanei, e fonti scritte. Degli oggetti tramandati che mostrano una testa d'aquila ben riconoscibile, i più notevoli sono il mantello e (l'elsa della) sua spada, entrambi usati per l'incoronazione imperiale di Federico II a Roma nel 1220.



Il mantello dell'incoronazione di Federico II (a sinistra), realizzato in Sicilia, con le illustrazioni di aquile a una testa (primi anni 13),
usati per l'incoronazione imperiale di Federico a Roma, il 22 novembre del 1220; guanto incoronazione di Federico II con una testa d'aquila (a destra).
(17)


La (elsa della) spada usata per l'investitura di Federico II come imperatore (Historisches Museum Wien).


Relativamente alle fonti scritte, è molto importante distinguere tra l'applicazione pratica e il significato metaforico dell’aquila
(18). Il riferimento all’ applicazione pratica dell'aquila come segno del potere imperiale è in gran parte legato alla illustrazione delle bandiere militari e degli striscioni (victrices Aquilae), mentre il significato metaforico è in gran parte attinente all'antichità romana, dove l'aquila veniva utilizzata come pars pro toto per l'esercito imperiale e per l'impero nella sua interezza (19). L'aquila con una testa è utilizzata, nella maggior parte delle fonti scritte, per tutto il tempo degli Hohenstaufen come riferimento allo stato imperiale (il titolo imperiale era Cesare), soprattutto a proposito di Federico II, ma anche come riferimento personale a lui.(20)

Ci sono diverse teorie storiche e araldiche circa il motivo per cui l’aquila sia a una testa che a due teste faccia riferimento a Federico II. Per iniziare con la teoria storica: la spiegazione più ovvia sarebbe dedurre che le due teste si riferiscono a due poteri controllati da una sola persona. Potrebbe essere un riferimento alla combinazione di Federico re del regno di Sicilia (dal 1198) e Imperatore Sacro Romano Impero (1220)? Insomma, potrebbe essere un mix di aquila siciliana, come riferimento alla sua eredità materna (attraverso la siculo-normanna Costanza d'Altavilla) e di aquila sveva, come riferimento alla sua eredità paterna, con Enrico VI di Hohenstaufen?
(21) Il regno di Sicilia, aveva come emblema araldico un'aquila nera su uno sfondo d'argento, il Sacro Romano Impero aveva un'aquila nera su uno sfondo d'oro.

Versioni moderne di stemmi araldici, sulla base di vecchie descrizioni araldiche. A sinistra: l'aquila del Regno di Sicilia; a destra: l'aquila dell'Imperatore del Sacro Romano Impero (con tre leoni nel centro come riferimento per la Casa di Hohenstaufen). Entrambe le immagini mostrano chiaramente un'aquila nera armata e lampassata in rosso (becco rosso e artigli) (22)


Una combinazione di entrambe le aquile parentali fu disposta forse da Federico?
(23) Paragonabile ad una doppia monarchia, dove un'aquila bicipite è talvolta usata come un comune simbolo. O Federico II ha adottato l'aquila bicipite dagli imperatori bizantini, in un ennesimo esempio di tradizione orientale della Sicilia? Questi hanno usato l'aquila bicipite come simbolo (24) per l'Oriente e per l’Impero Romano d'Occidente. Wolfgang Stürner, un famoso storico e biografo di Federico II, ha i suoi dubbi su questa ipotesi: "Der Doppeladler scheint seit etwa 1200 bei Königsstädten aufzutauchen, veilliecht weil sie ihre così Bindung un Kaiser und Reich betonen, zugleich aber jede Bindung un Reichsfürsten, die ja Wie der Kaiser den Adler in ihrem Wappen führten, abwehren wollten. Ob Federico II, Etwa nach byzantinischem Vorbild, gegen Ende sciabiche Lebens schon der Doppeladler führte, scheint mir unsicher. Gesichert taucht er bei westeuropäischen Herrschern etwa erst später auf." (L'aquila bicipite sembra apparire nelle Città Imperiali dal 1200 in poi, forse per dimostrare il loro sostegno verso l'imperatore e l'impero, e allo stesso tempo negare ogni sottomissione ai i Principi Tedeschi, che spesso hanno un aquila nel loro dispositivo araldico. Mi sembra però incerto che Federico II, abbia seguito l’esempio bizantino o no, e che abbia utilizzato un'aquila a due teste per la sua araldica nell'ultima fase della sua vita. L’uso definitivo come stemma araldico per i governanti dell'Europa occidentale risale ad un periodo successivo.)(25)

Che dire? Sulla base della letteratura araldico-storica, è innegabile che esiste un legame tra l'aquila bicipite e il dominio di Federico II, ma possiamo fare quel collegamento solo dopo la sua morte. Dobbiamo anche tenere conto della mescolanza di culture diverse: tedesco-normanna, bizantino-siciliana e islamica, tutti esistenti simultaneamente e in collegamento con il Sacro Romano Impero.(26) Federico II stesso probabilmente non ha mai usato l’aquila bicipite come suo emblema araldico personale, ma solo la variante a una testa.
Tornando allo stemma di Nijmegen. Il rinomato sito internazionale 'araldica del mondo' cita quanto segue: "Nijmegen si è aggiudicata i diritti di città nel 1230 da Enrico VII, Re dei Romani. Da lui la città ha ricevuto anche il diritto di adottare l'aquila bicipite nel suo stemma."
(27) Secondo Jakob Bronsema, un'autorità quando si tratta di stemma di Nijmegen, l'aquila araldica si trova per la prima volta all’epoca di Federico Barbarossa: un'aquila nera su campo d’oro.(28) Ma anche in questo caso non è ancora un aquila a due teste. L'inglese monaco benedettino, storico e miniatore Matteo Paris (chiamato anche Matthaeus Parisiensis) ha scritto come suo opus magnum, che chiamò Chronica Majora, la storia del mondo dalla Creazione fino al 1259, anno della sua morte. Nella parte che si occupa del periodo 1240-1253 descrive scudi araldici da lui stesso illustrati. Egli fu il primo cronista a citare esplicitamente l’ aquila bicipite come simbolo imperiale. Lo ha fatto in un discorso sul ruolo dell’ araldica nell'anno 1250 per la morte di Federico II, che ammirava molto e chiama Stupor Mundi. (29) Egli dà la seguente descrizione dello stemma: Scutum Aureum, bicipiti Aquila vel moniceps nigra (scudo d'oro con una aquila nera a due o una testa).

Lo stemma araldico e il racconto della morte di Federico II nel 1250, da Matthew Paris. (30) Lo stemma con l'aquila bicipite è posto a testa in giù per indicare che Federico era morto. Come era ben noto ai contemporanei quest’uso fu frequentemente applicato da  Matteo Paris nella Chronica Majora dopo il 1250.

Secondo Bleisteiner questa descrizione indica che Matteo Paris non è chiaro sulla questione, e successivamente ha scelto di 'inventare' l’aquila bicipite. (31) Questa viene creata per mezzo di 'dimidiatio' (francese: mi-parti), che consiste nel combinare due figure araldiche in una sola.

Nel caso dell'aquila a due teste significa che sullo stemma stesso vi è un solo corpo di un'aquila, ma sia a destra che a sinistra singole teste di aquile sono mostrate a specchio. La figura che segue ha lo scopo di esemplificare questo principio.(32)



Un esempio di dimidiatio (mi-parti)

Questa tecnica fu usata esattamente nel periodo in cui Matteo Parigi era occupato a creare ricche illustrazioni di stemmi araldici per la sua Chronica Majora. Questo metodo di creazione dello stemma araldico è stata ampiamente seguita, con la creazione anche di stemmi araldici con quattro o più parti. Il motivo per cui Matteo Paris ha scelto di adottare l'aquila bicipite rimane non chiaro.(33) Ha avuto accesso alla corrispondenza tra Federico II e suo cognato, Riccardo di Cornovaglia, e probabilmente anche alla corrispondenza di Federico con il fratello di Riccardo, il re Enrico III di Inghilterra. Gli stemmi sui sigilli di queste lettere e della corrispondenza con gli altri membri della corte reale, sono fonti importanti per la sua conoscenza araldica.(34) Molto probabilmente Matteo ha trovato in queste lettere un motivo per usare l'aquila bicipite come una figura araldica per Federico II. La sua grande ammirazione per Federico II come persona e come Imperatore possono averlo spinto a presentare l'aquila bicipite come un nuovo simbolo araldico imperiale, in tal caso sarebbe quindi una tradizione da lui inventata (invented tradition).

Altri contemporanei del duecento collegano l'aquila a due teste in nero su un campo d'oro a Federico II, ma egli personalmente non l’ha mai usata nella sua vita. Alcune città ricadenti direttamente sotto l'autorità dei re tedeschi hanno utilizzato l’aquila bicipite come loro simbolo: per indicare la loro fedeltà all'imperatore e allo stesso tempo per opporsi e differenziarsi dai Principi tedeschi. In questo modo l'aquila bicipite è stata introdotta gradualmente, accanto alla preesistente a una testa.
(35) Questo spiega perché Nijmegen, nel momento in cui ricevette i diritti della città nel 1230 da Enrico (VII) (cioè di fatto in nome di Federico II !), ha ricevuto anche il diritto, come libera città imperiale, di prendere per suo stemma l'aquila imperiale del Sacro Romano Impero, anche se l'aquila bicipite è stata utilizzata solo circa un secolo dopo.(36) Questa aquila bicipite nello stemma di Nijmegen può quindi essere attribuita direttamente a Federico II, a dispetto di se stesso, perché suo figlio, Enrico (VII), ha concesso alla città i suoi diritti di città nel suo nome come Imperatore del Sacro Romano Impero. Anche se nel 1247 la città fu data in garanzia (per motivi finanziari) al conte Ottone II di Gheldria e Zutphen dal Re dei Romani Guglielmo II, la concessione reale non è mai stata revocata, e Nijmegen (37) successivamente ha mantenuto il suo titolo di Città Imperiale, e il simbolo dell'aquila imperiale è stato mantenuto sino ad oggi.
Passerà molto tempo prima che l'uso del aquila bicipite fosse ufficialmente permesso. Ciò accadde durante il regno dell'imperatore Sigismondo (1368-1437), nell'anno 1433, quando fu ufficialmente stabilito che l'aquila imperiale ha due teste, mentre l'aquila di un re tedesco o romano solo una.
(38)


L'imperatore Sigismondo (1368-1437), con aquila a testa singola e doppia.(39)


La questione ancora aperta è perché ci sia voluto così tanto tempo perchè l'aquila bicipite fosse adottata nello stemma di Nijmegen come suo simbolo araldico. Non possiamo essere sicuri della risposta, ma forse si può assumere la seguente. L’ araldica era ancora alle origini nel XIII secolo. Fino all'approvazione di Sigismondo non vi furono aquile a due teste utilizzate negli stemmi ufficiali. Durante la vita di Federico II non vi fu alcuna esplicita richiesta o riconoscimento dell’ aquila bicipite a suo nome, con l'eccezione della Sicilia.(40) Fu Matteo Paris che realizzò il simbolo e ne determinò l’utilizzazione. Come ammiratore di Federico II, adottando l’aquila bicipite come suo emblema araldico, enfatizzava il prestigio di un impero in cui convivevano culture diverse. Nijmegen, come tante altre città, voleva aumentare il suo prestigio associandosi con l'immagine del Sacro Romano Impero, anche se la città, in realtà, non era più una città imperiale da quando era stata concessa come garanzia. Per cui l'aquila bicipite come parte dello stemma può considerarsi memoria dello stato di città imperiale. La più antica testimonianza dell'uso dell’ aquila bicipite nello stemma di Nijmegen è, in base alle mie conoscenze, in primo luogo, documentato sul sigillo di una lettera della città datata 1322.

Carta della città di Nijmegen dal 1322. A sinistra l'originale, a destra un ingrandimento della guarnizione mostra l’aquila a doppia testa.(41)


Il 20 luglio del 1816 l'Alta Corte di Nobiltà ha formalmente certificato lo stemma di Nijmegen, un simbolo che era già in uso da secoli.
(42) L'aquila a due teste, come parte dello stemma di Nijmegen, può essere visto in innumerevoli luoghi pubblici della città, ad esempio sulla facciata del vecchio municipio, il Waag (la pesa pubblica), il Kerkboog (l’arco della chiesa), la Scuola Latina, il vecchio orfanotrofio, il Belvedere, l'accesso al parco di Valkhof, le scale del Veerpoort, il parco di Kronenburg e in altri luoghi pubblici in città e nei dintorni. Versioni modernizzate del blasone si possono trovare tutt’intorno per la città, ad esempio sui contenitori pubblici per la spazzatura e nel logo della squadra di calcio NEC.

Conclusione
Questo articolo dimostra che, nonostante una considerevole distanza di tempo (800 anni fa), di spazio (2400 chilometri) e metodi limitati di comunicazione, le città di Nijmegen, Enna (Castrogiovanni) hanno una connessione che risale ai tempi degli imperatori Hohenstaufen nel Medioevo. Sia Enrico VI che suo figlio Federico II collegano queste due città l’una all’altra.


Huub Kurstjens

Nijmegen, 9 maggio 2013
(traduzione di F.Emma)

Huub Kurstjens (1956) vive vicino Nijmegen (Nimega) dove  ha conseguito il Master in Storia presso l’Universita di Radboud. Finalizza la sua professionalità alla didattica e dopo un avvio professionale dedicato all’insegnamento della storia e alla elaborazione di libri di testo, per vent’anni lavora presso il CITO, Istituto Nazionale Olandese per l’ideazione e lo sviluppo di testi scolastici. E’ inoltre componente delle Commissioni olandesi di preparazione agli esami nelle materie storiche. I suoi intenti culturali si esplicano anche nel volontariato, ed attualmente ricopre il ruolo di segretario del Comitato di Dante Alighieri di Nimega. È anche rappresentante per i contatti esteri dell’European Association of History Educators (EUROCLIO). La sua passione per la storia non poteva non farlo imbattere nella figura di Federico II anche in forza dell’essere Nimega la citta natale del padre Enrico VI Hohenstaufen.

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Note
1   Sono grato a:   prof .  Wolfgang   Stürner ,  prof .  Hubert   Houben ,  prof .  Suzanne   Lewis ,  prof .  Peter   Rietbergen ,  drs .  Marja   Begheyn ,  drs . Louis   Swinkels ,  drs .  Gerard   Lemmens   dr .  Niek   Nelissen ,  Hubert   de   Vries ,  Hubert   Hendriks ,  dr .  Ben   Boersma ,  prof .  Ben   Crul   e   dr .  Harry   Jansen ,  Jacob   Bronsema ,  dr . Christoph   Friedrich   Weber ,  avv .  Gianantonio   Tassinari , drs. Federico   Emma   e   drs . Ton  Vissers   per   commentare   il contenuto di questo   articolo .  Sono anche grato  al l'Archivio   Regionale   di Nimega   e all'Archivio   Guelders   di Arnhem .
2   Valkhof   significa letteralmente : la corte  ( o  castello )  del falco .
3  La parola  palazzo   deriva dal   latino   palacium   ( palatium),  il che significa   residenza reale .  La città di   Nijmegen   è   stata murata   dal 1250   o giù di lì .

4   Sandra   Langereis :  ' Il  Batavorum   Oppidum   sul   Valkhofheuvel   a Nijmegen   è stato bruciato   dagli antichi   Batavi , il  palazzo   di Carlo Magno   fu distrutto dai   Normanni ,  il   romanico  castello  Valkhof   è stato abbattuto   dai   nuovi   Batavi  ,  in:   W.   Blockmans   &   H.   Pleij , Plaatsen   van   herinnering .  Nederland   van   Prehistorie   tot   Beeldenstorm,  Amsterdam   2007, p .  107 .

5  L’esattezza delle  date di   nascita   non è stata considerata   particolarmente importante   nel Medioevo .  Fonti contemporanee   non ne fanno menzione. Vedi anche   P.   Csendes , p.  32-33 .
6   Csendes ,  p.   30 .
7   Fasa ,  Mamoun   ed   Ermete   ( bis), Kaiser   Friedrich   II .  1194-1250 .  Welt   und   Kultur   des   Mittelmeerraums,  Bad   Langensalza   / Thüringen   2007, p .  195;  Csendes ,  p. 133   e http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Codex_Manesse_Heinrich_VI._(HRR).jpg.
8   Csendes , p.  32 .  Federico V ,  figlio   primogenito di   Federico Barbarossa , è  morto   quando era ancora   un bambino di sei   anni,   nel 1170 ,  rendendo   Enrico   VI,   il primo in linea  di successione di  Federico Barbarossa .
9   Csendes ,  p.   33 .
10  C’è  incertezza circa   l'identità   di quest'uomo : egli  potrebbe essere o   Wilhelmus   Monachus ,  o   Riccardo di   San Germano   o anche   Giordano   di   Sicilia   ( Csendes, p.  191 .). Fra tutti gli  esempi ,  vedi ( tra gli altri)  Horst , p.  19;   Heinisch   ( a cura di),  p .  235 ;  Van   Cleve ,  p .  24;   Jericke , p.  71 ;  Benoist - Méchin,  p .  24-26 ;  Görich , p.  77;   Oster , p.  48-49 ;  Stürner ,  Teil   1 ,  p .  52;   Csendes , p.  187-192 . L’ affermazione di Giovanni di Brienne  che Federico   II   era ' figlio di un  macellaio '  potrebbe essere vista   alla luce di questi   atti di estrema   crudeltà   (vedi :  Rader , p.  58 .).
11 Si veda l'articolo di G. Althoff, 'Kaiser Heinrich VI', p. 143-155 (in: W. Hechberger e Florian Schuller (a cura di), Staufen und Welfen. Zwei rivalisierende Dynastien im Hochmittelalter, Regensburg 2009 Papa Innocenzo III ha chiamato Enrico VI "la furia del vento del nord").
12 "Furchterregend und seinen schrecklich Feinden", è stato Burchard di Ursberg a caratterizzare l'imperatore (Csendes, p. 191.), Vedi anche l'articolo di Althoff, che indaga ulteriormente come ingiustificata la reputazione negativa di Henry come un barbaro.
13 Qualche confusione può sorgere sopra le parole 'aquila' e 'falco'. L’aquila è molto più grande e più forte di un falco, è inadatto da utilizzare per la caccia. Con un peso di più di 6 chili è troppo pesante da portare sul braccio, e gli artigli (che sono molto più forti e uccidere direttamente la preda), lo rendono anche più pericoloso da trasportare.
14 J. van Laarhoven, De beeldtaal in de Christelijke kunst. Geschiedenis van de Iconografie, Nijmegen 1992, p. 121. Vedi anche J.J.M. Timmers, Christelijke symboliek en Iconografie (1987, capitolo 567) e J. Hall, di Hall’s iconografisch Handboek. Onderwerpen, Symbolen en motieven in de Beeldende Kunst (Leiden 1992). L'aquila è anche usata come un simbolo per Cristo, perché è l'unica creatura in grado di fissare il bagliore del sole e volare dritta verso di lui, allo stesso modo in cui Cristo ha volato dritto verso la luce nella sua ascensione. L'aquila è anche il simbolo di Giovanni l'evangelista, come portatore della Parola e della grazia spirituale che discese sulla Chiesa. Questo simbolismo non ha alcuna relazione con l'uso di l'aquila in araldica, tuttavia, che è il quadro che stiamo usando qui. L'aquila a due teste può essere trovato nell'antica Babilonia, dove aveva uno sfondo strettamente religioso e cultuale (Kornemann, Adler und Doppeladler im Wappen des altes Reiches. Zur Vorgeschichte des Doppeladlers, Stuttgart 1940, p. 67).

15 Si veda anche l'articolo di J. Römer, Der Adler als Symbol Karls des Großens? Ein Blick in bisher unbeachtete Quellen (in:. F.-R. Erkens (a cura di), Karl der Große und das Erbe der Kulturen, Berlino 2001, p. 185-193). Questo racconto è stato scritto circa intorno al 978 da Richer (Richeri historianum), ma l'autore fortemente in dubbio l'affidabilità della fonte e conclude che non può essere provato che Carlo Magno abbia utilizzato un'aquila come simbolo personale, o meglio ancora, che ci sono molti dubbi che ci sia mai stato un collegamento tra l'aquila come simbolo e Carlo Magno.  Se non ci sono   riferimenti ad   aquile   in epoca   carolingia , allora si è  molto più propensi a   riguardare  al  simbolismo   evangelistico   di   Carlo Magno e  al l'aquila   delle legioni romane.

16   F.   Gallo,  Österreichische   Wappenkunde .  Handbuch   der   Wappenwissenschaft,  Vienna   1977 ,  p .  39-40 . Va notato   che   l'araldica   come concetto   non si applica   al periodo   di Carlo Magno , perché si comincia a sviluppare verso il  XII   /   XIII secolo .
17   Per   l'elsa , vedere http://www.stupormundi.it/stemmi.html,  per   il mantello   dell'incoronazione ,  si veda A.   Wieczorek ,  B.   Schneidmüller ,  S.   Weinfurter , Die   Staufer   und   Italien  ( Band 2),  Mannheim   2010   p .  266 ,  267   e   268 .
18 Si veda   anche :  M.   Giese , ' Der  Adler   als   Kaiserliches   Simbol   in   staufischer   Zeit ',  in:   S.   Burkhardt   ecc   (a cura di ), Staufisches   Kaisertum   im   12. Jahrhundert .  Konzept   -   Netzwerke   -   Politische   Praxis,  Regensburg   2010, p .  323-360 .
19   L'esempio più notevole   è l' aquila  di metallo   utilizzato da   Ottone IV ,  utilizzata come   punto di raduno per   la Battaglia di   Bouvines   nel 1214 .  Dopo  che  Otto   perse   quella battaglia  con  Filippo II   (soprannominato   Augusto )  di Francia , l’  aquila danneggiata  fu  riparata   per ordine di   Filippo e   inviata   a Federico II   come un trofeo .  Federico  l’ ha utilizzata per   sottolineare   la sua affermazione   imperiale   (vedi :  G.   Duby , De   Zondag   van   Bouvines   27   juli   1214 :  De   oorlog   in   de   Middeleeuwen,  Amsterdam   1988, p.   209 ;  frammento   tratto dal   De   Philippes ,  Oeuvres   de   Rigord   et   de   Guillaume le   Breton,   parte   II ,  Parigi   (Soc.   Hist .  p. ),  1885 , Song  XII , versetto  18-50) .
20  http://www.coloniahelvetica.ch/0000009ea7117b370/0000009eae0d65101/index.html;  vedere qui :  "Doppeladler:  Wappen   Friedrichs   II .  V.   Hohenstaufen ,  Enkel   Barbarossas . Thronfolger   von   Heinrich   VI .,  Erbe   des   Normannenreiches   in   Süditalien .  Kaiser   der   Heiligen   römischen   Reiches   deutscher   Nation."
21 Cfr.   per esempio   illustrazione   7 .  Anche se   questa figura   risale   intorno al 1300 ,  Enrico VI   è spesso   raffigurato con   un   aquila   a una testa .
22  http://en.wikipedia.org/wiki/House_of_Hohenstaufen  e  lt http://www.stupormundi.it/stemmi.html.  Queste illustrazioni   non hanno alcun   significato storico ,  ma   servono solo ad   illustrare   le interpretazioni   araldiche .
23 Si veda   l'articolo di   G.   Tassinari : Cenni   Sullo   stemma   dei   Reali   di Svevia   ( Hohenstaufen)  di Federico   II   e   della   Casa Reale   di Sicilia  (2002 , reperibile  sul  
http://www.stupormundi.it/stemmi.html)  e   un esteso ,  edizione migliorata :  G.   Tassinari ,  Cenni   Riflessioni   Sulle   Insigne   degli   Hohenstaufen   ( in:  Nobilita   Tijdschrift   voor   Heraldiek ,  Genealogie ,  Ridderorden , Vol.  XIV ,  maggio - agosto 2007,  nr   78-79 ,  p.   577-622 ) .   Ho   interloquito per posta elettronica   con il signor   Tassinari   ampiamente ,  e sono grato   a lui per   i   molti casi in cui   mi   ha consigliato.

24   E.   Schubert ,  König   und   Reich .  Studien   zur   deutschen   spätmittelalterlichen   Verfassungsgeschichte ,  Göttingen   1979, p .  97-99   e   360-361 ,  e  http://nl.wikipedia.org/wiki/Heilige_Roomse_Rijk.

25   Citazione di   corrispondenza   via e - mail del  23 dicembre 2011 .  Secondo   Kornemann  è  improbabile che  gli  Imperatori   bizantini abbiano utilizzato l’   aquila bicipite   prima del   1348,   e sicuramente non   prima del   1330 ( Kornemann, p.  61 e   63) .
26   Tassinari , Cenni   Riflessioni   Sulle   Insigne   degli   Hohenstaufen  ( p.  621 ).  Nel suo articolo ,  Tassinari   riprende   questa   discussione   in alcuni dettagli.   I seguenti   autori sono   anche   di grande importanza per   l' aquila bicipite:  C.   Bleisteiner ,  J.   Cervo,   G.   Gerola ,  E.   Gritzner ,  F.-H.   Hye   e   E.   Kornemann .
27  http://www.ngw.nl/  e  http://www.ngw.nl/heraldrywiki/index.php?title=Nijmegen
28   JB   Bronsema ,  ' Wapen,  stadskleuren   en   vlag   van   Nijmegen ',  in:  Numaga,  vol .  19 ,  nr .  3   ottobre   1972, p .  94 .  Con gratitudine   per   Jakob   Bronsema   per   le informazioni che ha   messo   a mia disposizione   sia   il passaparola   e per iscritto .
29   S.   Lewis , L'arte  di   Matthew   Paris   nella   Chronica   Majora,  Scolar   Press   in collaborazione con il   Corpus   Christi College ,  Cambridge   1987, p .  268 .
30   Matthaeus   Parisiensis , Chronica   Majora  ( da:  Mamoun   Fasa   e   Karmen   Ermete   ( ET.  al) ,  p.   84) .

31 Bleisteiner, Der Doppeladler von Kaiser und Reich im Mittelalter. Imagination und Realität, p. 13 and 14. Bleisteiner è allo stesso tempo storico e un esperto araldico.

32 Un montaggio per mano mia (seguendo Bleisteiner, p. 15).
33 H. Houben è altrettanto incerta sul perché Matteo Paris utilizza la aquila bicipite: "Zur Frage des doppelkopfigen Adlers kann ich Ihnen leider auch nicht weiterhelfen. Alle mir bekannten heraldischen deutschen Reichsadler haben nur einen Kopf. Merkwürdig ist, dass im Wappenschild in der Chronik des Mattheus Parigi der Reichsadler mit zwei Köpfen dargestellt ist. Wie das ist zu erklären, weiß ich nicht. "("Mi dispiace ma non posso aiutarti con la tua domanda circa l'aquila bicipite. In tutta l’araldica imperiale tedesca aquila ha una sola testa. E' singolare che l'aquila imperiale araldica nella Cronaca di Matteo Paris sia raffigurata con due teste. Non so come spiegare questo.") (e-mail datata 9 Novembre, 2011).
34 Con gratitudine a S. Lewis, em. Professoressa di storia dell'arte presso la Stanford University (California) e autore del libro: L'arte di Matteo Paris nella Chronica Majora (corrispondenza e-mail datata 7 febbraio 2012).
35 Cfr. anche Kornemann, p. 65 e 66: "Unter IHM (Federico II, HK) gehen und Doppeladler Adler nenebeinander her, mit dem Grundgedanken, jenen für das Westost-Mittelmeerreich zu reservieren, während des deutsche Königtum dem Adler behalten sollte." ("Sotto di lui (Federico II , HK) l’aquila a due teste e [a una testa] aquila vanno di pari passo, l'idea è che le due teste una riguarda la parte occidentale dell'Impero e l’altra orientale mediterranea, mentre il Regno tedesco ha mantenuto l'aquila.") (Vedi anche Gerola, p. 28).
36 Ibidem, p. 95. Vedi anche http://www.botma.nl/Nijmegen/allerlei.html. La seguente aggiunta ci è dato: "L'aquila compare sui sigilli della città a partire dagli 14° secolo. Prima di questo i sigilli della città hanno mostrato diverse rappresentazioni: la prima, dal 1242, mostrando un castello merlato con tre torri, nella torre di un semi-figura di un imperatore, frontale, con uno scettro nella mano destra e il globo imperiale nella sinistra. E nel secondo, al 14° secolo, la figura di un imperatore con uno scettro nella mano destra e un globo imperiale nella sinistra, i piedi che poggia su due leoni".
37 Cfr. ,  tra gli altri ,  J.   Geurts ,  ' Nijmegen  in   de   zestiende   eeuw . Een   stad   en   Haar   Mythen   ' ,  in:   Jaarboek  Numaga,  LVIII   ( 2011),  p .  47 .
38   O.   Neubecker , Heraldiek .  Bronnen ,  Symbolen , en  betekenis,  Amsterdam - Bruxelles  1977;   en :  Kornemann ,  p .  45   en   66 .
39   K.   Szegzárdy - Csengery  (a cura di ), Sigismundus   Rex   et   Imperator .  Kunst und   Kultur   zur   Zeit   Sigismundis   von   Luxemburg   1387-1437, catalogo della mostra, Budapest  /   Lussemburgo   2006, p .  458   ( illustrazione  risale   al 1483 )  e   495   (immagine   risalente   del 1488 ).
40 Spahr R.: Le monete siciliane dai Bizantini a Carlo I d'Angiò (582-1282), Zurich 1976. (È scritto: ‘Emissioni durante la minorità di Federico II (1197-1208): (...) Ma presto seguì, certamente a Messina, una serie di Tarì (e multipli poco pesanti) con aquila piccola, bicefala e monocefala’).

41 Bestuurlijk Archief der Stad Nijmegen, 1196-1810 (collectie Regional Archief Nijmegen), nr. 4110.

42 http://www2.nijmegen.nl/content/249945/het_wapen_van_nijmegen

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