Gli Arabi - Il Campanile Enna

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Gli Arabi

Storia di Enna

LA SICILIA DAI BIZANTINI Al NORMANNI

INQUADRAMENTO STORICO
(parte seconda)

Di Davide Pirrera Rosso di Cerami


Gli Arabi

Per conquistare l'isola fu necessario agli arabi quasi un secolo, mentre meno della metà bastò poi per

perderla, due secoli dopo. Una delle prime incursioni fu nel 652, che poi, dalla seconda metà del VII secolo,

si moltiplicarono. Fu sotto la dinastia aglabita che maturò il disegno di una effettiva conquista della Sicilia. Le

truppe musulmane si impadroniscono progressivamente dell'isola. A partire dallo sbarco, avvenuto a Mazara

nell'827, furono necessari oltre 70 anni per completare la conquista. Fino all'arrivo dei Normanni, intorno al

1060, gli arabi riuscirono a mantenere il potere dell'isola.


                                                                    La conquista di Siracusa



Fu un dominio con una popolazione egemone, composta da arabi e berberi, comprendente circa mezzo

milione di individui; uno o due milioni erano i tributari cristiani. Con l'occupazione, vennero a trovarsi tre

gruppi ben distinti tra loro: gli arabi di origine sunnita, che costituivano la classe dirigente dei conquistatori, i

berberi, popolazioni africane sottomesse, unite ai primi da vincolo religioso, ma in continuo antagonismo

perché aspiravano all'uguaglianza civile e politica e le popolazioni indigene, che solo in piccola parte si erano

convertite all'islamismo, specie nella parte occidentale dell'isola. I popoli sottomessi furono considerati

vassalli, dhimmi, o protetti, in condizione di inferiorità giuridica, ma godettero di tolleranza religiosa, che

consentiva loro di esercitare il culto in privato, per cui a poco a poco il Cristianesimo si ritrasse nell'ombra.

L'isola fu divisa amministrativamente in tre Valli: Val di Noto, Val Demone e Val di Mazara. Agli Aglabiti

successero i Kalbiti e specialmente i novant'anni di questa dinastia "passano per l'età dell'oro dell'Islam

siciliano, tra il secolo aglabita e la riconquista cristiana". Notevoli furono le trasformazioni nell' isola nel

periodo musulmano; Palermo fu la città che più di ogni altra trasse beneficio dall'influenza araba: il porto

divenne punto di incontro per i mercanti che portavano spezie dall'Oriente per l'Occidente e si ebbe nel

complesso un alto incremento demografico.


Gli Arabi inseguono le truppe  Bizantine



La conquista concluse un periodo molto difficile per le popolazioni, che spesso per miseria o per spirito di

sopravvivenza avevano trovato rifugio tra le alture o erano fuggite oltre lo stretto di Messina, infatti durante

la dominazione bizantina l'isola era stata assoggettata al latifondo in maniera statica e l'impoverimento della

popolazione era stato progressivo. Nei paesi i nuovi venuti portarono uno spirito di iniziativa tipico degli

uomini liberi e anche il forte desiderio di valorizzare le proprietà. Gli arabi rinnovarono la vita culturale e

l'economia dell'isola, introducendovi una civiltà giovane e dinamica, che raggiunse la sua piena fioritura sotto

la dinastia dei Kalbiti, in Val di Mazara. Le confische, la colonizzazione, le leggi di successione dell'Islam

provocarono un certo spezzettamento delle grandi proprietà. Fu la parte occidentale però, e non l'interno

conquistato in un momento successivo, a guarire dalla piaga del latifondo. Tutte le province musulmane

d'occidente, l'Italia del sud, la Spagna, l'Africa del nord commerciavano con la Sicilia. Essendo venuta meno

l'esportazione verso Roma, il flusso si diresse verso l'Africa e la Spagna; grandi possibilità di scambio furono

offerte dal legno, specie lungo le Madonie e il territorio di Enna.




I commerci erano tenuti da siciliani e così le manifatture. Si diffuse il ceto artigiano e quello mercantile lungo

le coste; nell'interno invece si diffuse il ceto dei pastori, attraverso la cultura berbera, che però portò in

quelle zone un'accentuata scarsità di produzioni artistiche. Nel complesso la Sicilia musulmana fu ricettiva di

valori culturali più che produttrice e rimase sempre alla periferia del mondo islamico. Fu sempre un

avamposto prezioso ma non cambiò mai questa sua posizione; dall'isola i musulmani non riuscirono a

prendere l'avvio verso la penisola italiana, chiusero infatti solo le comunicazioni tra Mediterraneo orientale ed

occidentale. "Africa ed Europa si erano contese la supremazia nel Mediterraneo proprio nell'isola, nella lotta

tra Roma e Cartagine. Ebbe allora il sopravvento Roma e l'Africa si avviò verso la decadenza e la

sottomissione. Nel secolo XI la campagna normanna restituì la Sicilia all'Europa. Purtroppo assenti furono la

cosciente partecipazione e la viva sensibilità della popolazione. Il controllo fra Storia propria di Sicilia e posto

della Sicilia nella Storia, sfuggì pure ai Siciliani". La fine della dinastia kalbita fu seguita da una miriade di

piccole signorie locali. Tra queste, nel decennio tra il 1040 e il 1050, Ibn Al Hawwàs a Enna e Girgenti

(Agrigento) fu attaccato e disfatto dal suo rivale Ibn Ath Thumna, che sarà considerato "l'Eufemio della

Sicilia araba", signore di Catania e Siracusa. In questa occasione ebbe una parte importante la sorella di Al

Hawwas, Maimuna, che sposò in seconde nozze Ath Thumna. Venuta in lite con il marito, scatenò il conflitto

tra i due già potenziali rivali e così, dopo avere inutilmente assediato Enna, Thumna si mise in contatto con

Ruggero il Normanno: lo invitò alla conquista della Sicilia "con la solita speranza che il cristiano la

conquistasse per farne dono a lui”. .  Era l'anno 1061. Intanto l'Impero d'Occidente aveva ripreso l'offensiva

contro il modo arabo e già nel 1038 si era attestata nell'est dell'isola una armata bizantina, rinforzata da

scandinavi e normanni. . Nonostante la successiva conquista normanna ed il dominio svevo, una discreta

minoranza musulmana fu pur sempre una forte presenza nel tessuto etnico e sociale della Sicilia,

discretamente forte e in grado di portare avanti scelte politiche e culturali opposte a quelle dominanti e

l'eliminazione di questa minoranza ad altissimo coefficiente di pericolosità costitui l'aspetto più rilevante della

prima metà del XIII secolo. La lotta dei musulmani contro Federico II e l'inevitabile sconfitta fu la

conclusione del processo storico avviatosi nell'isola con l'arrivo dei contingenti normanni`. In Val di Mazara e

in Val di Noto l'islamizzazione era stata profonda e radicale e proprio in queste regioni si concentrarono i

gruppi di resistenza. Nel Val Demone, sede del territorio esaminato, in prevalenza la popolazione rimasta

cristiana o di rito greco bizantino permise ai normanni di rinnovare ed imporre con facilità. Le ultime

resistenze si concentrarono in Val di Mazara. Fu Federico II che nel 1221, in termini giuridici, privò di tutti i

beni i musulmani e riportò per essi il ritorno del vassallaggio; la reazione fu l'arroccamento difensivo nelle

montagne della Sicilia occidentale.



Per gentile concessione dell'autore, da Castelli medievali in provincia di Enna dai Bizantini ai Normanni, ed. Novagraf, 2006




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