Le chiese di Enna nel 1877 - Il Campanile Enna

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Le chiese di Enna nel 1877

I luoghi della memoria > Le Chiese di Enna

100 CHIESE per 1 CITTA'

                                                                          di Marco Giannotti ed Alessandro La Vigna

Ad Enna non è molto raro scoprire che i propri antenati hanno, in un passato neanche tanto lontano, acquistato e raso al suolo o fortemente manomesso edifici religiosi o chiese in disuso: questo è quanto è capitato a noi, giovani appassionati delle nostre origini e della storia del nostro luogo natio. Oggi molti probabilmente, dunque, non sanno di abitare in quelle che un tempo furono sacrestie, torri campanarie, absidi o men che meno di posteggiare le proprie autovetture all'interno di cripte.

Post pubblicato il 27/09/2013 - Articolo di Alessandro La Vigna e Marco Giannotti - documentazione Mappa catastale 1877 "Archivio di Stato" di Enna (autorizzazione alla pubblicazione  ptr.n.342 cl.28.34.01.10/8 del 13/03/2014) - Oggetto: la vendita dei beni demaniali da parte della "Congregazione di Carità" nella seconda metà del diciannovesimo secolo e le ricadute sul tessuto urbano di Enna - Editing e testi redazionali (tr) di Federico Emma.
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Abbiamo rinvenuto presso l''Archivio di Stato' un verbale redatto in Castrogiovanni nel 1876 che non può non suscitare tra gli appassionati un certo interesse in quanto fornisce molteplici risposte ad una memoria ormai perduta: la vendita in blocco di molteplici edifici religiosi e pertinenze varie, in favore di soggetti privati con conseguenze oggi a tutti ben note. L'attore del documento in questione è la “Congregazione di Carità” un ENTE (al quale sarà dedicato un articolo di approfondimento) che gestiva gran parte del patrimonio edilizio religioso, divenuto di proprietà demaniale, e che mediante queste dismissioni scrive un importante capitolo nella storia e quindi nella trasformazione del paesaggio urbano ennese.
Nel 1877, cioè appena un anno dopo, la prima cartografia urbana e catastale (Impianto della città di Castrogiovanni) porta in se già le primissime tracce di questo stravolgimento annoverando tra i neo coniati “numeri di particelle” ex chiese e conventi, e riportati come “chiusi ad uso bottega, magazzino o altro”.
Una serie di documenti, questi, che facilmente potrebbero accendere nei nostri animi “nostalgici” certa rabbia nei confronti di chi, attraverso scelte come codesta, non ha permesso che ereditassimo parte della nostra storia.

Egoisticamente, o meglio campanilisticamente, non può che esserci però di notevole conforto la consapevolezza che proprio negli stessi anni, in questo passaggio fra 800 e 900, le operazioni di restauro condotte in molte importanti città italiane ed europee avevano come principale finalità la liberazione di ampie porzioni del tessuto storico che, con le sue strutture viarie a maglie strette ed irregolari, non riuscivano a sostenere istanze legate alla modernizzazione come il traffico o la necessità di una migliore igiene ambientale. E' il caso di Parigi dove tra il 1856 e il 1870 fu fatta una campagna di completo stravolgimento urbanistico mediante i “percements” ovvero grandi tagli nel tessuto antico per la costruzione dei boulevards. Un modello questo che verrà ripetuto tanto in Italia: a Milano, a partire dal 1880, viene eliminato il dedalo di strade prospiciente il Duomo per far posto alla monumentale piazza; a Napoli con il Piano di Risanamento, nel 1885, viene creato il “rettifilo”, una lunga strada rettilinea che “sventra” il tessuto edilizio. E così in tanti altri centri della nostra Italia.


Cosa era la Congregazione di Carità ?

Congregazione di carità è la denominazione ottocentesca delle istituzioni statali destinate a venir incontro ai bisogni della popolazione povera. In Italia furono incorporati nelle congregazioni i beni immobili requisiti alle istituzioni caritative e benefiche ecclesiastiche.
A seguito dell'unificazione nazionale italiana, la legge 3 agosto 1862 n. 753 («legge Rattazzi») istituì la congregazione di carità con lo scopo di curare l'amministrazione dei beni destinati all'erogazione di sussidi e altri benefici per i poveri. La legge prevedeva una congregazione di carità per ciascun comune.
La gestione della congregazione era affidata ad un consiglio di amministrazione, eletto dal consiglio comunale o cooptato. Il provvedimento demandò alle congregazioni la vigilanza sulle Opere Pie, assegnando compiti di controllo sui loro bilanci.
Con legge 3 giugno 1937 n. 847 si ebbe la soppressione delle congregazioni di carità: le competenze sinora esercitate da queste passarono agli enti comunali di assistenza (ECA).
(Fonte Wikipedia)

Seppur di questo modello di rinnovamento urbanistico poco arriva nella Castrogiovanni di fine '800, di certo sarà invece la nuova 'Enna capoluogo' a ritrovarsi in un contesto simile negli anni '50 del secolo scorso. Nel 1958 così scrive lo storico ennese Sinicropi: <<E' questo l'anno cruciale in cui la Città appare alquanto avanzata sulla via della sua redenzione topografica. Il vecchio, il lurido, l'indecente sono definitivamente scomparsi. … La vetusta Enna, corretta ed abbellita in tutte le sue linee, apparirà ai raggi del sole novello e dentro i limiti dei suoi naturali orizzonti, cittadina bella, modernizzata sulla sua struttura appropriatamente, brillantemente in sembianze della più moderna civiltà. … Ad Enna incombe evidentemente un avvenire molto promettente e radioso, ravvivato con fermezza dal valore, dall'amore e dalla fede dei suoi figlioli e dei suoi amministratori...>> (E. Sinicropi – Enna Nella storia, nell'arte, nella vita. 1958).

Questo “sventramento”, seppure fu un avvenimento molto rilevante per un piccolo centro come la nostra Enna, è stato comunque un processo contenuto rispetto all'intera planimetria del tessuto storico: fu infatti, più che un grande “sventramento”, un “diradamento” con l'intento di sfoltire il tessuto edilizio demolendo gli edifici che causavano una riduzione della sezione stradale. Una serie di  interventi  limitati  dunque  quasi  esclusivamente  ad  alcuni  tratti  della  “Strada  Roma”  che attraversa il centro pulsante della città (il tratto compreso tra la chiesa di San Marco alle Vergini e la chiesa di Santa Chiara; il tratto che attraversa l'area del quartiere Balata. Fuori dalla Strada Roma furono interessate anche l'attuale via Pergusa e la via S.Agata).
Possiamo dunque ammettere di aver comunque ereditato il carattere intimo e tranquillo di tanta parte della città antica, convogliando il traffico nelle zone diradate.
Ciò che invece per Enna è stata principale causa dello stravolgimento dell'immagine della città sono le smisurate e indiscriminate sostituzioni edilizie che perseverano ancora ai giorni nostri. Una città dunque trasformata non tanto alla scala urbana quanto alla scala architettonica dei singoli edifici.
Di conseguenza, tornando nello specifico di questo nostro approfondimento, la nostra corsa a ritroso nel tempo alla ricerca del tempio perduto non ha trovato eccessivi ostacoli in quanto alla gran parte degli edifici religiosi ennesi scomparsi si sono succedute talvolta “sostituzioni edilizie” che per grandi linee ricalcano ancora le planimetrie delle preesistenze (nella gran parte di questi casi la qualità architettonica è spesso scadente o assente e manca qualsiasi forma di richiamo alla preesistenza), e in altri casi invece solo “superfetazioni” ovvero modifiche ed aggiunte, estranee all'edificio originario, che spesso ben camuffano la composizione originaria dell'edificio il quale viene a risultare perciò fortemente trasfigurato e stratificato ma ancora di per sé esistente.
Anche la toponomastica , ancor oggi  preziosa testimone di un' Enna che fu, ci è stata di supporto unitamente al già citato elenco delle chiese presenti al 1877 che è comunque il primo reale documento che attesta il numero di edifici chiesastici, già ben lontano dal numero di 100.
Di seguito la trascrizione del verbale, risalente al 1876, allegato all'atto di vendita della Chiesa di Sant'Antonio della Misericordia.


Un verbale della Congregazione di carità di Castrogiovanni, anno 1876, inserito nel fascicolo dell'atto di vendita della Chiesa di Sant'Antonio.

Dal verbale risultano le motivazioni che spinsero alla vendita di molti immobili di proprietà demaniale gestiti dalla Congregazione, sopratutto antiche chiese, ma anche terreni (Valverde). La vendita fu condizionata oltre che dalla improduttività di tali beni e dalla impossibilità della manutenzione, anche dalla necessità di fare cassa per il nuovo ospedale, la cui apertura tuttavia fu possibile solo nel 1904. (tr)

L'Anno Milleottocentosettantasei, Mese di Luglio, giorno Ventuno_
In Castrogiovanni - Nell'Ufficio della Congregazione di Carità  
- Sotto la Presidenza del Sig.Cav. Giuseppe Calcedonio Rosso -
Coll'assistenza del Segretario Sig. Ignazio Severino, si è riunita la Congregazione di Carità in seduta ordinaria,  essendo intervenuti i Congregati Sig.Cav. Baldassarre Grimaldi, Cav. Luigi Ayala, Notar Saverio Fontanazza, Dot. Angelo Romano, Sig. Giovanni Roxas, e D. Napoleone Colajanni  -
Il Presidente trovato legale il numero degl'intervenuti ha dichiarato costituita la seduta ed ha proposto quanto appresso:
1. Vendita di Beni Urbani.
2°.  Affitto di Beni Urbani

Sul primo Articolo -  La Congregazione -
Atteso che vi sono vari fondi Urbani pertinenti alle Opere che questa Congregazione amministra, i quali di giorno in giorno vanno deperendo per essere disabitati - Considerando che per rifabbricare alcuni di detti fondi che trovansi crollati, o crollanti, ingenti somme vi abbisognerebbero - Considerando che i fabbricati richiedono un mantenimento che porta un Passivo conto per l'Amministrazione, non esclusi i pesi che vi gravitano - Onde tutelare gli interessi delle Opere - Ad unanimità di voti, per appello nominale - Delibera Passarsi alla vendita dei seguenti Beni Urbani di proprietà delle varie Opere qui appresso descritte, giusta l'apprezzamento del Signor Candido Restivo Ingegniere – Architetto appositamente incaricato dall'Amministrazione, e ciò con i patti, e condizioni stabilite per la vendita dei Beni del Demanio, salvo a farsi qualche modifica
che crederà la Congregazione - Delibera pure che il Capitale ricavando sarà impiegato  in acquisto di Rendita sul Gran Libro di Debito Pubblico.
1. Chiesa e Caseggiato dell'Ospedale
2. Chiesa e Sacrestia di Sant'Antonio
3.  Chiesa e Sacrestia dell'Antico Orfanotrofio
4.  Chiesa e Sacrestia di Sant'Agata
5.  Oratorio di San Sebastiano
6. Chiesa ed Oratorio di Sant'Onofrio
7. Suolo della Chiesa Sant'Antonio Cretaccio
8. Terreni Ortalizi della Chiesa Valverde
9. Caseggiato e Suolo della Chiesa San Nicola
10. Caseggiato del soppresso Orfanotrofio di San Giorgio
Resta incaricata la Presidenza a trasmettere il  presente Deliberato alla Deputazione Provinciale per la superiore approvazione.

Sul secondo Articolo
Del che si è redatto
Estratto conforme, rilasciato per usi di Amministrazione_
  Il Segretario
    A. Rizzo                                       Visto
                                                 Il Presidente


dal verbale si evingono alcune importanti informazioni:

- esistenza al 1876 della Chiesa e del Caseggiato dell'Ospedale (attuali siti della Questura e del Palazzo di Governo)
- esistenza della Chiesa e Sacrestia di Sant'Antonio (da cui il nome al Mercato sant'Antonio)
- esistenza della Chiesa e Sacrestia dell'Antico Orfanotrofio (sito?)
- esistenza dellaChiesa e Sacrestia di Sant'Agata
- Oratorio di San Sebastiano (sopravvissuto ad oggi)
- esistenza Chiesa ed Oratorio di Sant'Onofrio
- che la Chiesa Sant'Antonio Cretaccio era stata già demolita
- che i Terreni Ortalizi della Chiesa Valverde erano demaniali
- esistenza del Caseggiato e Suolo della Chiesa San Nicola
- esistenza del Caseggiato del soppresso Orfanotrofio di San Giorgio
(tr)


Lo "sta bene alla vendita" della Deputazione di Caltanissetta.

La Deputazione Provinciale di Caltanissetta _
In seduta del 4 Settembre 1876.
Visto l'Ordinato della Congregazione di Carità di Castrogiovanni del dì 21 Luglio ultimo in cui viene stabilito di procedere alla vendita, con i patti, e Condizioni stabilite per la vendita dei Beni del Demanio, di alcuni Beni stabili pertinenti ad Opere Pie dalla detta Congregazione di Carità amministrate, stante di trovarsi detti Beni crollanti, mentre per rifabbricarli ingenti somme vi abbisognerebbero superiori alle forze delle dette Opere_ Con la medesima Deliberazione è stato votato che il capitale della Rendita sarà impiegata in acquisto di Rendita sul Gran Libro di Debito pubblico_
Vista la Perizia estimativa di detti fabbricati fatta partitamente per ciascuna Opera Pia, che in complesso ne calcola il valore complessivo a L. 16984.36. quale perizia che porta la Data del 6 Luglio ultimo fu redatta dall' Ingegnier Candido Restivo_  Riconosciuta la convenienza per le Opere Pie indicate in detta Deliberazione di effettuare la detta alienazione, tornando il possesso di tali Immobili crollanti anche di scapito finanziario per il pagamento di pesi che vi gravitano_ Visto l'Art. 15. N.3. della Legge 3. Agosto 1862 per l'Amministrazione delle Opere Pie, autorizza mediante pubblico Incanto l'alienazione stabilita col suo espresso Ordinato della Congregazione di Carità di Castrogiovanni, con impiegarsi il Capitale ricavando in acquisto di Rendita sul Gran Libro di Debito Pubblico_
Il Prefetto Presidente_                 
I Deputati_ S. Scarlata_ G. Sinatra_ G. Correnti.
Per copia conforme_ Il Segretario di Prefettura Bellavia_
Copia conforme all'Originale esistente in Archivio, che si rilascia per usi di Amministrazione_
          Il Segretario            A. Rizzo                                                   Visto
                                                                                                      Il Presidente

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