I Normanni - Il Campanile Enna

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I Normanni

Storia di Enna

LA SICILIA DAI BIZANTINI Al NORMANNI

INQUADRAMENTO STORICO
(parte terza)

Di Davide Pirrera Rosso di Cerami


I normanni

Nel 1059 gli Altavilla avevano cacciato i bizantini da Reggio Calabria e dall'altra parte dello stretto Ibn Ath Thumna aveva sollecitato il loro intervento. Sbarcarono a Messina nel febbraio del 1061. Dopo Messina, per le imprese successive, i due fratelli ebbero l'appoggio di I. A. Thumna e puntarono su Rametta. Le truppe musulmane si fermano, in questa prima fase, nei pressi della città di Enna, all'intemo dell'isola, tenuta saldamente dai musulmani di Ibn Al Awwas; viene piantato il campo normanno, fortificato sul monte Calascibetta, di fronte ad Enna.



La città resiste, anche se le perdite per l'emiro Al Awwas sono ingenti. Seguono note di sottomissione a Ruggero di castelli e prestazioni di ubbidienza delle genti cristiane e musulmane; Ibn Ath Thumna però viene ucciso, cadendo in un tranello, dai musulmani di Entella in Val di Mazara, dove si era recato, sicuro della loro resa. Nello stesso tempo erano attivi consistenti nuclei di musulmani della parte avversa in molti castelli e così contingenti di rinforzo arrivarono dall'Africa zirita ad Enna. Diversi furono gli scontri con i contingenti musulmani ziriti, affiancati dai Sicilienses. Nel dicembre del 1061 Ruggero arriva a Troina, abitata in maggioranza da gente di stirpe greca, che godeva di ampia autonomia nei confronti dei musulmani. Fu stretto un accordo con la popolazione, Ruggero fortifica così la città e da li combatte il castello di Cerami, che fu tra i primi ad essere occupato, essendo altamente strategico. Il grande scontro avvenne nel 1063 e vi partecipò anche lo stesso Ruggero; tanti furono i morti, che la zona ancora oggi prende il nome di "Il milione".


Gli Arabi ed i greci assediano Ruggero a Troina


Anche Nicosia fu presa, dopo un lungo assedio. "Ruggero inviò vittorioso a Papa Alessandro dei cammelli per ribadire il carattere religioso e crociato dell'impresa " 1 normanni si mantennero sempre in Val Demone, i loro alleati musulmani in Val di Noto, i musulmani avversari restarono in possesso del Val di Mazara. Palermo è conquistata dopo cinque mesi di assedio, nel 1072. 1 due fratelli si dividono la Sicilia: Roberto, sovrano dell'intera isola, conserva Palermo; il resto va a Ruggero, anche se la maggior parte del territorio è da conquistare, per il possesso del quale sarebbero occorsi ancora circa venti anni. Dopo il 1091 Ruggero diventa padrone del resto della Sicilia ed anche dell'isola di Malta. Progressivamente Ruggero si affranca dalla sovranità del fratello; dopo la morte di Roberto, suo figlio Ruggero Borsa abbandona al "gran Conte di Sicilia" quasi tutti i diritti che gli rimanevano nell'isola e le città calabresi. Ruggero, portando a termine la conquista, nomina vescovi francesi a Troina, per quanto riguarda il territorio preso in esame, oltre ad Agrigento, Mazara, Siracusa e Catania.


Albero genealogico degli Altavilla


La conquista in Sicilia è di fatto una riconquista al cristianesimo, perché sottrae l'isola al dominio musulmano. Così la fa apparire il Malaterra, scrivendo la sua cronaca al seguito di Ruggero. Secondo il cronista gli Altavilla avrebbero perseguito un duplice scopo riguardo alla conquista, sia politico che religioso. Tutta l'impresa fu sostenuta da un accordo tra Papa e normanni. Anche se furono utilizzate le rivalità esistenti tra musulmani ed in seguito nel contempo molti furono gli esempi di tolleranza religiosa, nel complesso esistette sempre un carattere religioso di fondo di riconquista. A Troina la fondazione della diocesi risale al dicembre 1080. Nella città Ruggero ha il suo quartiere generale ed il vescovo eletto è l'italicus Roberto. Gli anni di Ruggero sono decisivi; circondato da personale calabrese e siciliano, formatosi negli uffici amministrativi bizantini e musulmani, Ruggero registra musulmani e greci come villani, disarmati e privi di diritti politici, che pagano un canone sulla terra. Questi ultimi vengono assegnati a nuovi centri abitati aperti: i casali. Le Terre, abitati difesi da mura, sono invece riservati ai borgesi, immigrati di stirpe latina. Con l'insediamento della cavalleria normanna si arriva alla creazione dei feudi, che in genere sono molto estesi. I parenti di Adelaide, moglie di Ruggero, ricevono feudi a Piazza Armerina e Butera e affluiscono con loro molti immigrati lombardi che, nel territorio in esame, si insediano a Enna e Nicosia. E' una popolazìone libera e latina e la Sicilia musulmana viene come tagliata in due: Val di Noto e Val di Mazara rìsultano allontanati e divisi, serpeggiando un'ostilità militante verso i musulmani residenti. Alla morte di Ruggero, la vedova, insediatasi a Palermo nel 1112, non ammetterà più i grandi possedimenti. Il figlio Ruggero Il prende il potere` lo stesso anno cercando subito di schiacciare le rivolte, sia dei musulmani che dei baroni che rivendicano i feudi. Ferrea è la disciplina feudale; i greci di Troina e Messina forniscono la classe amministrativa, quelli del Val Demone, il notariato. Anche i musulmani amministrano la Camera del Conte Ruggero. Sono presenti molte famiglie ebree che apportano con i loro commerci prosperità economica. Ruggero Il si fa incoronare re nel 1130; l'organizzazione del regno è affidata a un ristretto numero di conti, quasi tutti parenti del re e in particolare la Sicilia è "il giardino privato del re ". Il re si riserva i principali castelli, gli altri li affida ai parenti e la discendenza in linea diretta è maschile o femminile. La monarchia siciliana sì presenta nel complesso sia come una struttura feudale sia come una potente burocrazia. Il centro del regno è il Palazzo dei Normanni a Palermo, dove i comandi sono affidati ad un emiro. La Camera è l'ufficio più importante, nei cui registri sono riportati in greco e arabo i confini dei feudi e i nomi dei contadini. Il regno siciliano quasi anticipa lo Stato moderno nella sua centralizzazione, ma ha un aspetto orientale per la presenza di schiavi musulmani. L' aristocrazia è araba, l'elite urbana di mercanti e funzionari è composta da cristiani, ebrei e musulmani. Idrìsi, grande geografo musulmano, compilò in arabo a Palermo la descrizione del mondo più completa fino ad allora. La civiltà urbana, specie a Palermo, fonda le sue strutture sul modo di vivere orientale (giardino, cortile, acque abbondanti in casa). Alla morte di Ruggero seguono anni difficili, congiure dei conti e sbarchi bizantini. Molti musulmani vendono i loro casali ed emigrano nell'Africa settentrionale, i villani lasciano le loro case e si raggruppano nella Sicilia occidentale. Molti castelli vengono distrutti.


Federico II°



A Corleone si stabilisce una colonia musulmana autonoma. In seguito c'è una ripresa del potere normanno, consentita anche dal fatto che i bizantini sono in lotta con i turchi e il Barbarossa è impegnato in Lombardia con la Lega lombarda. Tutta l'economia meridionale però è in crisi e in decadenza, conseguenza anche dell'emigrazione musulmana. Numerose anche le rivolte baronali contro Guglielmo I. Ruggero Scavo, figlio naturale del conte Simone Aleramico e Tancredi di Lecce, fratellastro del re, si ribellarono a Guglielmo I e i lombardi di Piazza Armerina e Butera aderirono subito alla rivolta baronale. Quando i ribelli fuggirono da Palermo, in seguito al fallimento della rivolta, questi li accolsero entro le loro mura, approfittando della circostanza per assalire i saraceni che vivevano nei dintorni e massacrarli senza distinzione di sesso e di età. Alla morte di Guglielmo il Buono, nel 1189, la crisi è terribile: i normanni, sostenuti dal papato, rifiutano l'unione con l'Impero tedesco e preferiscono proclamare re Tancredi I, nipote bastardo di Ruggero II. Tancredi respinge l'esercito imperiale, argina la guerra civile, ma purtroppo muore prematuramente. Enrico VI conquista facilmente il regno, legittimato anche dal matrimonio con Costanza d'Altavilla, ultima erede dei normanni. Fu imposto un regime di terrore nell'isola, si parlò del Furor theutonicus e Ugo Falcando, nel 1190 scrive De calamitate Siciliae. Enrico VI eliminò il piccolo Guglielmo III, figlioletto di Tancredi, e i componenti della corrente antisveva. Seguirono deportazioni, l'esclusione dei siciliani dalla vita del regno e un grande fiscalismo gravò sulla popolazione. Ciò provocò ribellioni e la stessa Costanza fu a favore del popolo oppresso. Quando Enrico morì, lasciando come erede Federico II  fu un sollievo per tutta la popolazione. Il prestigio dello Stato normanno, la nostalgia della pace, essendo la Sicilia ormai in piena guerra civile, l'efficienza e la maestà regale si conservano, ma non sono più legati a quel programma di pluralismo e di equilibrio tra le religioni che aveva costituito il tratto particolare della visione normanna dell'isola. I musulmani, sentendosi minacciati, si richiudono nell'interno, nella parte occidentale dell'isola, famose infatti furono le roccaforti di Entella e Corleone per la resistenza che opposero a Federico II, il quale solo dopo vent'anni ristabilisce I' ordine ottenuto a spese soprattutto della popolazione musulmana, ormai in minoranza e verso la decadenza, estendendo il controllo burocratico al campo dell'economia: il commercio della seta, del grano, del sale e del ferro diventano fruttuosi monopoli dello stato e la popolazione è oppressa da imposte per finanziare le sue imprese all'estero. "L'irrimediabile incepparsi dei delicatissimi meccanismi della convivenza ineguale e il tentativo di ritorno all'ordine normanno intrapreso da Federico II ebbero conseguenze disastrose, soprattutto in Val di Mazara, profondamente islamizzato. Qui la difesa dell'identità musulmana, spinta fino al sacrificio estremo e all'annullamento per sterminio o deportazione, inferse ferite non rimarginabili alla rete dell'insediamento”,e provocò la scomparsa di rihal, menzil e dei grandi abitati incastellati delle alture. La riconquista della Sicilia occidentale interna fu veramente un evento traumatico e distruttivo e la conseguenza fu lo spopolamento e la desertificazione di vastissime aree del Val di Mazara. Per la Sicilia orientale le conseguenze, pure apportatrici di lutti e distruzioni, attraverso le rivolte comunali del Vespro, non furono irreparabili; si impose soprattutto attraverso la realizzazione di castelli, uno stretto controllo politico.

per gentile concessione dell'autore, I castelli medievali in provincia di Enna, ed. Novagraf, 2006


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