Mostra della scrittura - Il Campanile Enna

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Mostra della scrittura

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Mostra sulla Scrittura

"Elogio della scrittura.
Nell’era di internet e delle mille tastiere riappare l’inchiostro:
è una questione di stylus"


Associazione Don Milani-onlus
Enna, via Roma 243
15 luglio 2012

Il progetto Cittadino-Volontario.

Da mesi l'Associazione Don Milani sta portando avanti il tema dell’apporto fecondo dei cittadini alla crescita della città, fornendo piccoli ma costruttivi contributi alla sua qualificazione, ed in particolare all’ambito dell’arredo urbano del centro storico nonchè a quello della cultura, intesa come momento antropologico di identità urbana e di azione territoriale.

"La vita è fatta di cose che parlano della bellezza dell’imperfezione; esse hanno un ruolo sociale ed una entità culturale. Ci aiutano a recuperare la memoria dell’emozione, ci accompagnano, anche per un istante, nel cammino della nostra felicità".

A voler dimostrare tale assunto, si muovono le esposizioni che si susseguiranno nel locale  sito al centro storico, tra la Balata e San Tommaso, in via Roma all’altezza del civico 243 di fronte alla piazza Bovio.

La prima esposizione, dal titolo "
Elogio della scrittura. Nell’era di internet e delle mille tastiere riappare l’inchiostro: è una questione di stylus" riguarda la comunicazione dell’uomo attraverso la scrittura, dagli egizi, con il papiro e il calamo, ai greci e romani con la tavoletta di cera, alla specificità della calligafia con inchiostro e calamaio, cannuccia con  pennino,  fino alla penna stilografica, che rappresenta il massimo dell’eleganza e dello stile.

Claudio Faraci



Mostra, in successione,
di oggetti

La vita è fatta di
Cose
che parlano della
Bellezza dell’imperfezione
Le cose sono il fondamento della storia,
si armonizzano con il progresso,
hanno un ruolo sociale
ed una identità culturale.
E tutti ci viviamo immersi.

Incarnano i nostri cambiamenti,
le crisi, le gioie, le feste e
sanno raccontare le nostre storie.

Ci aiutano a recuperare
La memoria dell’emozione,
ci accompagnano, anche per un istante
nel cammino della nostra felicità.

Esse riescono ad avere un chè di "magico",
Simboleggiano le relazioni,
portano, in modo indelebile,
il segno e l’impronta della vita presente.


Dallo stilo alla stilo*
di Riccardo Maccioni

Nel corso dei secoli l’uomo ha progressivamente raffinato il suo modo di comunicare attraverso la scrittura. Dal neolitico al computer l’itinerario è stato lungo e avventuroso.
Probabilmente la prima "penna" fu una cannuccia vuota con la punta sottile, usata dagli scribi egizi sui rotoli di papiro, mentre gli assiro-babilonesi incidevano tavolette di creta. Greci e Romani utilizzavano lo stilo, un’asticella che terminava con due estremità. L’una, appuntita, serviva per scrivere sulla cera, l’altra "larga", per cancellare. Sul papiro e sulla pergamena invece veniva impiegato il  calamo, uno stelo di legno appuntito.
Anche se tentativi in quella direzione furono certamente più antichi, per trovare notizie storiche sulla penna a serbatoio bisogna saltare al X secolo, mentre dopo l’anno mille si scriveva con una penna d’oca appuntita, destinata a essere per secoli leader assoluta del settore.
A soppiantarla, nell’Ottocento , l’introduzione di cannucce lignee con pennini d’ ‘acciaio da intingere nell’inchiostro. Per la prima penna stilografica bisogna invece andare al 1827, per la precisione al 25 gennaio, quando il governo francese depositò il brevetto dell’invenzione fatta dallo studente romeno Petrache Poenaru, mentre ad introdurre il moderno pennino fu il tedesco Frieddrich Soennecken.
Comunemente però la data di nascita della stilografica moderna viene collocata nel 1883 quando Lewis Edson Waterman, agente di assicurazioni, brevettò la penna con serbatoio a flusso continuo. In realtà l’invenzione era antecedente ma Waterman aveva sciupato l’occasione di un importante contratto sporcando d’inchiostro il documento da firmare.  
E’ invece all’ungherese Lazio Jozsef Birò che dobbiamo la prima penna a sfera. Osservando dei bambini che giocavano a biglie, il giornalista ungherese trovò il modo per superare il problema delle macchie lasciate dalle stilografiche. Pensò di utilizzare l’inchiostro delle rotative per la stampa dei giornali e di renderlo più fluido inserendo una piccola sfera metallica nella punta della penna.
Fu però il francese Marcel Bich a rendere universale l’invenzione. Comprò il brevetto, depositato nel 1943, migliorò il prodotto nell’azienda di Clinchy e nel 1950 comincio a produrre le Bic, dal suo cognome ma senza la lettera h. Un marchio che in sessant’anni ha venduto oltre 100 miliardi di penne usa e getta. (*da Avvenire, 19 dicembre 2010)


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