chiesa san Francesco di Paola - Il Campanile Enna

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chiesa san Francesco di Paola

I luoghi della memoria > Le Chiese di Enna


post inserito il 20 ottobre 2013, Testi di Gaetano Vicari e Giuseppe Marzilla, editing di F.Emma, © foto di Paolo Mingrino,
(è permesso l'utilizzo delle foto citando la fonte: www.ilcampanileenna.it).
La chiesa è accessibile i venerdì pomeriggio durante la celebrazione della messa. E' ubicata nell'omonima piazza nei pressi del castello di Lombardia.


CHIESA
DI
SAN FRANCESCO DI PAOLA

Esisteva già una Chiesa costruita nel 1590 dedicata a Santa Maria del Rito, secondo il Cappuccino Padre Giovanni, o Santa Maria di Loreto, secondo il Lo Menzo ed il Vetri; nella quale chiesa funzionava una confraternita sotto lo stesso titolo di Loreto.
I Confrati cedettero la chiesa ed un annesso oratorio all’ordine dei Minimi o Paolotti, per il culto al loro patrono, San Francesco di Paola, e nel 1590, mercé il donativo della propria casa da parte della pia signora Maria Parisi ed a spese di una nobile e ricca famiglia, (i Rotondo, secondo il P. Giovanni Cappuccino, i Varisano, secondo il Lo Menzo) ebbe inizio la fabbrica del convento che fu espletata nel 1601. La Civica Amministrazione accordò il suo intervento alla istituzione corrispondendo ai Padri Paolotti, un contributo per spese ordinarie della comunità. In atto la Chiesa è aperta al culto, mentre il fabbricato dell’ex convento divenne proprietà privata con le leggi eversive del 1866.

San Francesco di Paola

Nascita:  27 marzo 1416, Morte:  2 aprile 1507, Venerato dalla  Chiesa cattolica, Canonizzato da Papa Leone X nel 1519, Santuario principale:  Santuario di san Francesco a Paola, Ricorrenza:  2 aprile, Attributi:  Bastone, mantello, Patrono di  Calabria, Sicilia, naviganti e pescatori, è invocato contro gli incendi, la sterilità e le epidemie

A proposito della cessione della chiesa da parte della Confraternita di Loreto è da rilevare che essa fu operata sotto la condizione (come scrive Padre Giovanni) che vi si “trattenesse una cappella, ovvero oratorio di Santa Maria del Rito con mantenerci la Confraternita, come al presente si mantiene e nel caso che detti Padri non volessero detta cappella, ovvero oratorio di Maria del Rito, nella sua chiesa, ci dovessero fabbricare altra chiesa, ovvero oratorio a detti Confrati”. Tale particolare storico è avvalorato dalla presenza nel quarto altare a sinistra, del simulacro marmoreo della Madonna di Loreto, sostenuto da una predella di marmo. La statua e la predella sono attribuiti alla scuola di  Gian Domenico Gagini o all’ennese Giovanni Gallina.

foto a sinistra: La Maria SS. di Loreto; a destra particolare della predella con la Casa di Loreto sostenuta dagli angeli.  

L’interno è ad unica navata, le linee architettoniche e gli ornamenti risentono del barocco con soffitto a botte ed e riccamente ornato di stucchi e volute di sapore barocco e rococò. Ai lati sono otto altari, con cappelle appena accennate.

panoramica
parete sinistra


Entrando, sul lato sinistro della chiesa troviamo:


San Francesco di Paola, statua lignea inserita in una nicchia


In un’altra nicchia, S. Michele Arcangelo domina la scena con piglio guerresco contro il male e il diavolo. Autore ignoto XVIII secolo, m.2. La statua viene portata in processione durante la festa della Madonna della Visistazione il 2 luglio.


Interessante è nel secondo altare a sinistra, il grande quadro, raffigurante il martirio di S. Stefano, di autore ignoto, che fino al 1863, era nella Chiesa di S. Stefano, che sorgeva in Via Tre Palazzi. Autore ignoto, XVIII secolo, tela m. 2,20 x 3,60.


Un bel Crocifisso ligneo della scuola di fra Umile, accresce l’eredità artistica della chiesa. Sullo sfondo affresco di ignoto pittore locale del XVIII secolo.


Madonna di Loreto

panoramica
parete destra


Entrando, sul lato destro troviamo:


Simulacro in legno di "San Lorenzo con la graticola", lavorazione tipica fine XVII secolo, altezza m 1,40, autore ignoto 1600/1700.


"L'Immacolata", in legno e cartapesta su base piliere, fine XVI secolo, alta 1,30


Nicchia con "Madonna Addolorata" di cm 80, lavorazione mista: legno,stoffa e cartapesta. Sulla base è presente una iscrizione: "Per devozione della Sig.ra Rosina Ayala nata Lanzirotti. 1877"



Nel quarto altare di destra è possibile ammirare il bellissimo dipinto cinquecentesco la “Visita di S. Anna a Maria di Nazaret col Bambino”, m.2.20 x 3.60, autore ignoto XVIII secolo.


Busto del "Santu Patri", aureola in argento a foggia d'elmo, probabile provenienza oratorio di "Madonna di Loreto" del XVI secolo.

In alto, nelle pareti quasi vicino alla volta, ciclo di scene della vita di S. Francesco di Paola.
Pare che alzano preghiera a Dio per la salvezza dell’umanità.

San Francesco di Paola varca lo stretto di Messina sul mantello.

Difatti, come narrano i testi, appena giunto al porto, una barca carica di legname da costruzione era sul punto di far vela per Messina. Il sant’ Uomo si avvicinò al padrone, per nome Pietro Coloso e, dopo averlo salutato cortesemente, lo pregò, per amor di Gesù Cristo, ad accoglierlo nella barca con i due confratelli per la traversata dello stretto. – Volentieri, rispose seccamente il Coloso, purchè mi paghiate. - Ma noi, o buon fratello, ci siamo rivolti alla vostra carità, perché non abbiamo neppure un soldo. – E che importa a me? Replicò con malgarbo. - Se voi non avete denaro da pagarmi, io non ho barca per portarvi -. Questa brusca ripulsa non turbò l’Uomo di Dio, il quale visti fallire i mezzi umani, ricorse con maggior fiducia all’aiuto divino. Senza più insistere avvertì i compagni di attenderlo un momento, mentr’egli avanzandosi lungo la spiaggia quanto un tiro di pietra, si mise in ginocchio a pregare per pochi istanti Colui, che altra volta, attraverso le acque del Mar Rosso, aveva aperto al popolo sicuro passaggio. Il Signore ascolta la sua preghiera e gli ispira il da farsi. Francesco si alza, benedice il mare, e in quell’istante, quanti erano presenti – tra i quali i nove viandanti che l’avevano accompagnato – lo vedono distendere il suo mantello sulle onde , montarvi sopra risolutamente, e tenendone stretto un lembo alla estremità superiore del suo bastone, come a servirsene di vela, procedere rapido e sicuro verso le coste siciliane. All’insolito spettacolo gli astanti prorompono in grida di ammirazione e di gioia, mentre il nostromo Coloso, non so se più attonito che confuso, per riparare in qualche modo al malfatto, si affretta a prendere sulla barca uno o tutti e due i frati rimasti sulla riva; chiama indarno il prodigioso navigante e parte…


Miracoli contro la sterilità. La moglie del Principe di Salerno non poteva avere figli, così fece mandare dal marito un ambasciatore al buon Padre, il quale si trovava in Francia. La risposta gli giunse subito: ella concepì ed ebbe un bel figlio. Frate Matteo da Barsigny di Tours, riporta in una cronaca che Matteo Coppola, di Padula, confidò a Francesco che la moglie era sterile ma appena tornato a casa quest'ultima concepì e poi partorì.


A Napoli davanti al Re che vuole tentarlo con un vassoio pieno di monete d’oro offerte per la costruzione di un convento, San Francesco rifiuta, prende una moneta, la spezza e ne fa uscire sangue. Il sangue che usciva dalle monete era quello dei sudditi, del popolo che subisce i potenti. Di fronte ad una ingente offerta di denaro e ad una proposta di prosperità e di ricchezza definitive, chiunque sarebbe capace di lasciarsi sedurre; così non fu per il Santo Paolano.

La Fornace

Egli era molto affezionato ad un agnellino che aveva chiamato Martinello. Un giorno, gli operai, mentre lavoravano ebbero fame e decisero di mangiare il povero agnellino. Dopo averlo cotto e consumato, gettarono le ossa e i resti nella fornace. San Francesco cominciò subito a cercarlo e chiese agli operai che lavoravano al convento di Paola se avessero visto il suo Martinello; essi negarono, ma quando cominciò a chiamarlo l'agnellino uscì dalle fiamme completamente sano e in vita. Appena l'agnellino uscì dalla fornace fu grandissimo lo stupore e l'imbarazzo degli operai nei confronti di San Francesco.





Un giorno, mentre Francesco era assorto nella preghiera, gli apparve l'Arcangelo San Michele, il quale gli consegnò  lo stemma per il suo Ordine. Sullo stemma, la scritta CHARITAS sta ad indicare la Carità, intesa come San Paolo, come Amore, verso tutti e soprattutto verso i poveri, i bisognosi, i diseredati.


Il ginocchio risanato. Un'altra volta un suo amico, mastr'Antonio Di Donato, rimase vittima di un incidente: un masso staccatosi dal monte lo colpì al ginocchio e glielo ruppe. Francesco intervenne poggiando la sua mano sulla ferita, che si risanò immediatamente.


Un giorno, il fratello sagrestano gli ordinò di andare a prendere le braci per il turibolo. Però si dimenticò di dirgli come doveva fare. Con tutta la semplicità e innocenza, egli esaudì alla richiesta del frate e mise le braci sul suo abito senza che questo bruciasse.


Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il 2 aprile 1507. Approssimandosi la sua fine, chiamò a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell'austerità nella regola. Provvide alla nomina del vicario generale ed infine, dopo avere ricevuto i sacramenti, si fece leggere la Passione secondo Giovanni mentre la sua anima spirava.


L'abside della chiesa

La statua di San Francesco di Paola nella nicchia dietro l'altare. Aperta durante la festa, nel resto dell'anno è chiusa con questa tela:

Nella chiesa sono presenti anche alcuni exvoto

"Grazia fatta da San Francesco di Paola a Biagio Schillaci, 1851"


"Il Sig. Giusepe Rosso Grimaldi, voltato al Santo Padre per il suo bestiame, ottenne anche la grazia per un bove quasi morto, e che nell'atto di uccidersi, s'alzo velocemente, 1770"

La sacrestia conserva arredi d'epoca e diversi ritratti di alcuni dei più insigni superiori dei frati paolotti.



CONVENTO SI SAN FRANCESCO DI PAOLA FRATI MINIMI O PAOLOTTI                            


Il Convento sorse nel 1601 nella confraternita di santa Maria della Potenza detta del Loreto, una delle Chiese cristiane più antiche di Enna, proprio nelle vicinanze del Castello di Lombardia, secondo alcuni storici, la più antica senz’altro.
L’università di Castrogiovanni pagava ai padri di San Francesco di Paola onze 48 (come risulta da un documento del Comune, in data 20 aprile 1640), e cioè onze 38 per il vestiario, onze 8 per compra di salame e onze 2 per elemosina del circolo delle Quarantore (riportato nel codice dei privilegi a pag. 147). Quindi sussidiato dall’Università, si completava il convento di San Francesco di Paola (pag. 161). Il convento dei Paolotti possedeva il feudo I Rossi, di quasi duecento salme.
I padri Minimi si nutrivano di magro, cioè vegetariani, solo in caso di malattia veniva concesso di mangiare carne, in tale circostanza l’interessato doveva chiudersi in camera, “INCAMMARARSI”, da ciò pare l’espressione siciliana “càmmararsi”, che significa mangiare carne in periodi proibiti: venerdì; giorni di quaresima; vigilia di certe festività.
Data la lontananza di Castrogiovanni dal mare e la difficoltà di fornirsi di pesce, fu stabilito dall’Ordine che le folaghe del vicino Lago Pergusa, venissero considerate pesce e non carne, difatti durante la cottura si percepisce un forte odore di pesce.
I Frati Minimi o Paolotti in questo convento annesso alla chiesa vissero dal 1601 al 1862.




LA FESTA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

La festa ha tradizioni antichissime e viene celebrata sempre la domenica successiva alla “Spartenza” cioè quando i simulacri del Cristo risorto e della Madonna, vengono riportati, a conclusione dei festeggiamenti pasquali nelle rispettive chiese. E’ una festa religiosa, senza processione, i cui pochi riti si svolgono in chiesa
Anticamente si vendevano in quell’occasione, delle statuette a fischietto e in altre forme, come galli e uccelli, costruiti in argilla, che facevano felice i bambini, perché li usavano come fischietti infatti si regalava ai ragazzi “u friscalettu du Santu Patri” (zufolo, fischietto di San Francesco di Paola). La piccola fiera era allestita nella piazzetta antistante la chiesa. La devozione al Santo calabrese è presente ad Enna fin dal 1519, anno in cui, a soli dodici anni dalla morte, venne canonizzato..  
Nel’ambito dell’Ordine fiorirono molte vocazioni ennesi; fra tutti spicca quello di Pietro Rampello, che divenne generale dei Minimi e per volere di Pio IX pronunciò due memorabili discorsi in latino nel Concilio Vaticano I.






RUSARIU D’u SANTRU PATRI
Rosario di S. Francesco di paola

Il Rosario di San Francesco di Paola, veniva recitato al posto delle Ave Maria del normale rosario. Anche m questo caso si chiede aiuto ed assistenza nei momenti di bisogno al santo pieno di Carità.




Il Bambino di Praga




Il misterioso committente del quadro della visita di Sant'Anna a Maria.


Padre Margani



Paolo Russo, insigne benefattore della Chiesa di San francesco di Paola, con i familiari

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