Fundrò - Il Campanile Enna

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Fundrò

I luoghi della memoria

Fundrò e la sua Abbazia, postato il 25/11/2012, elaborazione e foto di F.Emma.


Fundrò



In prossimità di Enna, a circa sei Km da Piazza Armerina, troviamo il feudo di Fundrò. Questi luoghi ormai abbandonati, accoglievano un villaggio, in alcuni testi identifìcato come Castello di Fundrò. La frequentazione di questo sito è molto antica, va dall'epoca preistorica agli insediamenti indigeni poi ellenizzati, all'età imperiale romana di cui sono presenti  testimonianze di resti.
Certamente il casale era vivo in età bizantina e visse l' epoca della invasione araba.



Fundrò comunque entra nella storia intorno al 1076 all’arrivo dei Normanni che insediarono in questi luoghi, come a Piazza ed a Rossomanno, un contingente della Marca Alleramica al seguito di Adelaide, moglie del Conte Ruggero.
Il casale di Fundrò nel 1282 appartiene al nobile Simone Belloloco. Con l'investitura reale di Federico d'Aragona a rex Trinacriae, il casale viene infeudato a Scaloro degli Uberti, Conte di Assoro e feudatario della vicina Rossomanno. Contemporaneamente il Degli Uberti riceve la signoria del feudo della Gatta, posto tra Piazza e l'odierna Mirabella Imbaccari, così da costituire un grosso nucleo di proprietà e giurisdizioni feudali nel centro dell'isola.



La famiglia Degli Uberti era schierata con la fazione latina capeggiata dai Chiaromonte della quale condivide appieno le idee e le sorti.
L'ingresso di Fundrò nella storia fu breve, finisce nel 1396 per mano di Martino il vecchio, Duca di Montblanc, che attaccando il feudo e radendo il casale al suolo, mette fine alla  lunga guerra tra le fazioni latina e catalana.

Gli abitanti vengono deportati nella città di Enna ove saranno obbligati vivere in un quartiere separato detto dei Fundrisi o dei Funnurisi. Il quartiere, nella zona di Ovest della città, mantiene ancora oggi un dialetto diverso da quello della rimanente popolazione del capoluogo ed è ancora nominato con l'etnico di Fundrisi. Gli abitanti della limitrofa città di Rossomanno, che subì la stessa sorte, furono insediati nel quartiere pisciotto. Contemporaneamente venne decretata la divisione in perpetuo del feudo tra le città demaniali di Enna, allora Castrogiovanni, e Piazza.


L'Abbazia di Fundrò

Unica superstite di questi fatti tragici fu la chiesa parrocchiale, che sembra affondare le sue origini come convento dei monaci basiliani.
Intitolata a Santa Maria di Fundrò, dapprima abbondonata, fu successivamente recuperata nel 1421 come ospizio e eremitaggio.

Nel 1421 era in rovina, Tommaso de Asmari, monaco benedettino di san Martino delle Scale, vi costruisce un chiostro, un campanile, un refettorio con un dormitorio, garanzia di vita regolare, ed esercita l’ospitalità verso i pellegrini.
Alla morte di questo monaco benedettino, la struttura per qualche anno viene riabbandonata, tuttavia Guglielmo Crescimanno già abbate altrove, la riapre con grande impegno economico, con l’aiuto delle due città  Enna e Piazza. Nel 1467, il vescovo di Catania constata che la struttura si è ampliata, e a richiesta dei nobili di Castrogiovanni l’eleva a rango di abbazia.  Da allora per l’abbazia è un crescendo fino a divenire abbazia di regia prelatura, l’abbate faceva parte del braccio ecclesiastico del parlamento siciliano.

L'abbazia di Fundrò


"Eusebio da Enna, abate sella provincia sicula benedettina,  nel XVI secolo fu più volte abbate di Fundrò"

I resti del campanile

L’abbazia continuò a funzionare  per altri 200 anni dopo il 1400, assicurando le funzioni religiose accoglienza ai pellegrini e a quanti continuavano a gravitare nella zona.
Nel 1600 ricomincia il declino. Finisce di esistere nel 1620, quando i monaci ormai ridotti di numero si stancarono di vivere in un posto isolato sottoposti ad aggressioni da parte di ladroni e piccoli delinquenti.
Nella fase iniziale i monaci volevano recarsi ad Enna, ma dopo diverse vicende la città di Piazza Armerina ottenne il trasferimento della comunità benedettina. Il vescovo di Catania concesse i locali che attualmente ospitano la sede del Comune e la chiesa che ancora attualmente viene detta di Fundrò.
Nel 1622 l'abbazia fu trasferita nella città di Piazza Armerina. Nella chiesa di Fundrò è conservata una statua di Madonna proveniente dall'antica abbazia.

Allo stato attuale la zona è in completo abbandono, ma anche dal punto ambientale e naturalistico è un luogo importante. E' attraversata dal torrente Fundrò, l'unico  corso d’acqua pulita potabile del nostro territorio.  

"All'uopo il Capibrevio, nella sua origine dei feudi, ci fa conoscere che al forte di Grassuliato un feudo di tal nome aggiungevasi, come anche altri due, così letti Codrò, e Gatta. Nell'uno, e nell'altro di questi feudi eranvi due Castella, e due borghi. Il primo cioè quel di Codrò, o Fundrò, come lo dice il Massa fu sotto la giurisdizione della famiglia Chiaramontana, Venne smantellato per comandamento di Re Martino nel 1392: inseguito del reato di fellonia di cui sopradetta famiglia colpevole addivenne. Unitamente Castello eravi un casale, per quanto ci lasciò scritto Chiarandà, dimostrandolo con talune scritture di pubici notaj dell'anno 1470.
II Castello della Gatta, conosciuto sotto il nome di Agata dagli antichi, faceva parte della Contea del Grassuliato lo troviamo ricordato presso il Massa, il Chiaranda, il Capibrevio. Egli esisteva insieme al Casale sotto il Re Pietro II: ma subì lo istesso destino di quel di Codrò, non per differente motivo."



"Nel Capitolo generale 25 aprile 1499 inaugurato,
fu eletto magister noviciorum Frate Manfridus".


Galleria di foto dell'Abbazia di Fundrò
(foto F.Emma)

Biografia
Giuseppe Maria Amato, Salvo Sinagra, Chateau et la ville.. Patrice Cressier

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