I Frati Francescani ad Enna - Il Campanile Enna

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I Frati Francescani ad Enna

I luoghi della memoria > Le Chiese di Enna

Postato il 16/02/2013, testo curato da Rino Spampinato, impaginazione F. Emma,
Editing testo Patrizia Leoni, Foto di: Paolo Mingrino e Federico Emma
post collegati : Il Cappellone della Chiesa di San Francesco


I Frati Francescani
                                            
                              
a Enna


F.F.366 29 - Nello stesso tempo entrò nell'Ordine una nuova e ottima recluta, così il loro numero fu portato a otto. Allora il beato Francesco li radunò tutti insieme, e dopo aver parlato loro a lungo del Regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà, del dominio che si deve esercitare sul proprio corpo, li divise in quattro gruppi, di due ciascuno e disse loro: " Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati; e siate pazienti nelle persecuzioni, sicuri che il Signore adempirà il suo disegno e manterrà le sue promesse. Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene preparato il regno eterno ".

Antica foto
del campanile dello Spirito Santo,
prima sede
del convento
dei Frati Francescani
ad Enna

I frati Minori conventuali arrivano in Sicilia nel 1212 ma, pur avendo avuto come Ministro dell’ordine della provincia di Sicilia certo padre Giacomo di Enna “qui egre forte tulisset  patriam  suam  eius  religione carere”, è solo nel 1320 che arrivano ad Enna. Sembrerà strano che ci siano voluti quasi più di cento anni per arrivare ad Enna, però non bisogna  dimenticare  che  i  francescani, così  come  i   Domenicani, erano  stati espulsi  dall’Isola da Federico II di Svevia, nel 1238. È grazie a Federico III d’Aragona, con la sua politica  di apertura verso la Chiesa di Roma, che i francescani presenti ad  Enna riescono a costruire una chiesetta con annesso convento. Infatti Federico III concede ai frati francescani, un appezzamento di terreno, nei pressi della Porta di Janniscuro, un luogo noto per esservi stata una torre militare di guardia, detta “castello del Conte Ruggero”, abbandonata perché  semidistrutta  da un incendio. La zona, tra l’altro, è ben protetta perché ricade dentro le mura di fortificazione della città, però  è  molto lontana dall’abitato che si sviluppa verso il Castello. I minoriti vi organizzano, quindi,  Chiesa  e  convento, ristrutturando la  preesistente costruzione  che  comunque  condiziona il nuovo monastero per la mancanza di spazi più ampi per la vita conventuale. La nuova Chiesa viene dedicata  allo  Spirito Santo,  da cui prenderà  nome anche il luogo, e nell’arco di qualche decennio diventa un punto di riferimento della vita religiosa e sociale della città per il ruolo importante che la comunità dei frati francescani riesce ad   assumere. I  frati infatti riescono ad inserirsi nella società laica di  Enna non  soltanto  come predicatori e confessori, ma anche come  consiglieri, e a volte arbitri, nella vita delle famiglie e dei gruppi sociali elevati arrivando ad avere una posizione privilegiata all’interno del potere economico e finanziario della città.

L'intero complesso
della Chiesa e del Convento di San Francesco

La rapida ascesa dei   francescani nell’ambito  socio-politico  impone loro, ben presto, di riconsiderare il problema del convento, troppo emarginato dal centro abitato ed inoltre diventato inadeguato  ad accogliere l’ormai crescente numero di frati e di fedeli. Infatti la funzione cui deve assolvere la chiesa, non è più soltanto quella di servizio per la vita spirituale dei frati “ad divina celebranda”, ma quella ben più importante della predicazione religiosa e quindi di coinvolgimento di larghe masse di fedeli in un unico ed ampio spazio coperto.  La  scelta   di  povertà e quindi  di non  possedere  né  terre né immobili in grado di garantire loro il sostentamento, li spinge a dover vivere  necessariamente nei centri   abitati  dovendo, tra l’altro, vivere di elemosine e di carità cristiana. Attraverso la loro opera di predicazione capillare e militante, garantiscono il loro ruolo di evangelizzatori e di persuasori delle masse cittadine, in grado quindi di “recuperare” alla Chiesa lo spirito contestatore che comincia ad essere presente in una parte  crescente   della  popolazione. Nello stesso tempo il loro sistema Mendicante di raccolta delle offerte e delle elemosine consente di convogliare la parte eccedente di denaro nel consolidamento del loro prestigio, mediante  l’investimento delle loro rendite in denaro, nelle grandi costruzioni religiose. Ed in tale spirito, comune al loro ordine,  i frati  Minori ennesi,  approfittando del rinnovato clima di distensione venutosi a creare dopo la pace  del  1372, sotto  il regno di Federico IV d’Aragona, si fanno carico di sensibilizzare al problema del nuovo convento l’Autorità regale. Così, quando nel 1393 re Martino confisca i beni dei Baroni traditori, i palazzi di Andrea Chiaramonte  e di  Scaloro degli Uberti, viene subito colta l’opportunità di soddisfare la pressante richiesta dei frati francescani di Enna anche per intercessione della regina Maria, figlia del defunto re Federico IV. La posizione del  palazzo nobiliare, d’altra parte, è quanto mai ideale, trovandosi  al centro  della città  e, allo stesso tempo,  a ragionevole  distanza dalla chiesa Madre in modo da salvaguardare il rispetto delle sfere di influenza con il clero locale.

La possente Torre campanaria

Questa nuovo punto del convento francescano rafforzerà il ruolo di polo religioso e civico dell’ordine religioso all’interno della città e la sua posizione centrale risponde pienamente alle diverse esigenze che derivano dalla convergenza di interessi, tra la politica di inserimento cittadino nell’ordine Mendicante e la politica di rinnovamento del tessuto  urbano preesistente  avviata da re Martino in tutta la Sicilia.  I frati pertanto ristrutturano i palazzi baronali confiscati, adattandoli alle esigenze monastiche ed innalzano ex-novo la chiesa che viene dedicata a s. Andrea. Il nuovo monastero, ben strutturato nelle sue  ripartizioni che ospitano la chiesa ed il convento,  per  la sua funzione particolare e per le sue notevoli dimensioni, pone un forte condizionamento sul centro della città assolvendo anche a  quel  ruolo di rivitalizzazione dell’area circostante. Chiesa e convento, oltre a svolgere un ruolo decisivo sotto il profilo territoriale, ricoprono un ruolo importante dal punto di vista del gusto architettonico. La lezione di san Francesco d’Assisi, cioè l’impulso francescano all’amore di  Dio,  è diventato infatti l’elemento propulsore di un rinnovato modo di intendere l’arte. L’architettura religiosa dei frati Minori, ispirata nella  maniera   più  rigorosa  ad evitare  qualunque  ricercatezza estetica, diviene  il “modello” attraverso cui l’ordine francescano esprime e comunica la propria idea di fede e pertanto acquista il valore di “struttura” esemplare, destinata ad essere trasmessa e ripetuta ovunque, manifestazione del nuovo linguaggio architettonico, basato su strutture murarie compatte, libere all’interno, per consentire la più ampia visione prospettica dell’altare, ma anche per creare suggestivi giochi di luce, dando luogo così all’affermarsi di una  nuova  poetica  dell’architettura, imperniata su valori nuovi di spazialità.

L'interno
della chiesa

La chiesa che i frati Minori Conventuali realizzano ad Enna risponde dunque alla tipologia delle chiese Mendicanti: l’interno a navata  unica è semplice e  spazioso, le pareti alte e disadorne, il tetto rustico, i materiali adoperati a faccia  vista.  Inoltre la chiesa è caratterizzata dalle notevoli dimensioni in altezza, lunghezza e larghezza, messe in campo, appunto, per la necessità di raccogliere il maggior numero di  fedeli e di clero, nella religiosa devozione dello spazio chiesastico. Come per il Duomo, anche la chiesa di s. Francesco viene abbellita nel corso dei secoli sino ad arrivare ai nostri  giorni con opere di notevole pregio artistico. L’interno presenta l’abside nella parte superiore, affrescata con scene della vita di s. Antonio di Padova coronate dalla glorificazione di s. Francesco e di s. Antonio, e nella parte inferiore impreziosita da un coro ligneo del XVII secolo.

Croce basilicale attribuita a Pietro Ruzzolone da Palermo (1484-1526)

a destra
Cappella con il Crocifisso a trittico

Una croce basilicale attribuita a Pietro Ruzzolone da Palermo (1484-1526), dipinta da ambo i lati, pende dal centro dell’arco trionfale e opere di notevole valore artistico ornano le cinque cappelle che si aprono ai lati della navata, fra  cui  quella del Crocifisso a trittico, che  porta  impresso  lo stemma rosso e bianco della nobile famiglia  Grimaldi  (1605),  le  tre tele del  pittore ennese Francesco Ciotti che rappresentano, rispettivamente, il “Perdono  di  Assisi”, “l’Assunzione al cielo di  Maria vergine” e la “Natività”, e una tavola attribuita a  Simone di Wobreck, riproducente “ l’Adorazione dei  Magi”.

Nella parte superiore della chiesa, in otto affreschi, viene celebrata la vita di san Francesco.  Nella nicchia dell’altare è conservata una  statua dell’Immacolata della scuola del Bagnasco,  esposta  una volta l’anno, per la ricorrenza sacra, alla  venerazione  dei fedeli.

Le tre opere di Francesco Ciotti, La natività, Assunzione al cielo di Maria, Il perdono d'Assisi

La torre campanaria annessa  alla Chiesa, nata presumibilmente nel 1300 come una delle torri difensive della città, per vetustà e mancanza di manutenzione ha corso il rischio di crollare e, nel 1485, viene ristrutturata. La ristrutturazione della torre prevede la sua divisione in tre piani separati da cornici, con aperture ad arcate a tutto sesto e volte  costolonate in stile gotico-catalano.
La sagoma ben delineata della chiesa, con la torre addossata, in contrappunto con la sagoma ben netta della chiesa Matrice, sancisce, nel panorama cittadino, il  definitivo inserimento dei frati francescani nel contesto religioso e sociale.






Bibliografia:
Le Fonti Francescane
P. Giovanni dei Cappuccini
C. Severino Enna,  "Enna la città al centro"
P. Vetri, "Storia di Enna"


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