inizia da Castrogiovanni la fine della dominazione araba in Sicilia - Il Campanile Enna

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inizia da Castrogiovanni la fine della dominazione araba in Sicilia

Storia di Enna
INIZIA DA CASTROGIOVANNI LA FINE 
DELLA DOMINAZIONE ARABA IN SICILIA

di Salvatore Presti
La fine della dominazione musulmana nell’Isola sembra sia iniziata a Castrogiovanni, intorno all’anno 1052, quasi dieci anni prima dallo sbarco dei Normanni in Sicilia, avvenuto nel 1061. 
Secondo lo storico palermitano Michele Amari (1803-1877), tutto cominciò con il mancato ritorno presso il marito di una donna araba di nome Meimuna che si rifugiò a Castrogiovanni dal fratello, il kaid Ibn-Hawwasci

                                                                                                                                                             Codice greco presso la Biblioteca Nazionale di Madrid
Il “fatto” ci viene raccontato dall’arabista palermitano, Amari, nella “Storia dei Musulmani  di Sicilia”, da lui pubblicata nel 1854, e ripreso da Paolo Vetri in “Storia di Enna” (vol. I, pag. 225 e segg.). 
“Verso la fine del 1052, l’emiro Hasau, soprannominato Simsan, fu deposto dalla nobiltà araba di Palermo e gran parte dell’Isola cadde in potere di Ibn-Thimna, un nobile arabo divenuto signore di Siracusa, dove forse era nato. Desideroso d’ingrandire i suoi domini, aveva mosso guerra al kaid di Catania, l’Ibn-Merklati, lo uccise in battaglia e sposò la vedova Meimuna, sorella di Ibn-Hawwascì, kaid di Castrogiovanni, credendo di rafforzare con questo parentato la sua posizione dominante in Sicilia. Ma tra Ibn-Thimna e la moglie ben presto vi furono dissapori e liti coniugali. In una di queste, Ibn-Thimna ordinò che alla moglie fossero tagliate le vene dei polsi, e l’infelice sarebbe morta senza il soccorso del figliastro Ibrahim. Il giorno dopo l’emiro si mostrò pentito del suo gesto e della sua violenza e la moglie finse di accettare le scuse e di perdonarlo. Trascorso però qualche tempo, chiese al marito di rivedere i parenti e, ottenuta licenza, fu accompagnata con numerosi e ricchi doni a Castrogiovanni. Qui giunta, Meimuna raccontò ogni cosa al kaid suo fratello, Ibn-Hawwasci, che giurò di non rimandarla più dal marito, che, informato della decisione, reclamò invano la moglie, per cui iniziarono ‘a parlar le armi’.

 Allestito un esercito Ibn-Thimnà marciò verso Castrogiovanni, ed ecco che Ibn-Hawwasci, ‘da bel cavaliere e protettore’, gli andò incontro nelle vicinanze della città, lo sconfisse e infliggendo moltissime perdite, lo inseguì fin sotto le mura di Catania. Con la sconfitta perse la maggior parte dei suoi domini che passarono all’emiro vincitore. La vittoria di Ibn-Hawwasci fu fatale ai Musulmani di Sicilia perché il vinto Ibn-Thimnà, mosso dall’odio, dal desiderio di vendetta e da quello più forte di riconquistare i territori perduti, non potendo con i propri mezzi tornare alla riscossa, non disdegnò di ricorrere all’aiuto dei nemici della sua religione, i Normanni. Questi, già giunti in Calabria dalla Puglia, bramosi di conquistare l’isola, con il nuovo alleato musulmano iniziarono una guerra che doveva, dopo tante battaglie, segnare la fine della dominazione araba nell’isola”. 
Michele Amari
Dalla stessa fonte storica, il seguito delle conquiste Normanne: “Dopo lo sbarco in Sicilia dei fratelli Roberto e Ruggero d’Altavilla, durante l’assedio di Messina, l’emiro Ibn-Thimna stipula un’alleanza con gli invasori che lo portò a combattere a loro fianco verso la conquista della Sicilia, sperando invano di ricevere in donazione parte dei territori assoggettati.”. L’illustre storico palermitano così continua: “Dopo un anno dallo sbarco, nel 1062, Roberto il Guiscardo, presa Messina, e dopo la battaglia di Cerami, guidato da Ibn-Thimna, portò il primo assedio a Castrogiovanni. Fece costruire attorno delle fortificazioni, ma la città, protetta dalle rupi, da sempre chiave strategica della difesa dell’isola, resistette agli assalti e sarà tra le ultime a soccombere per mano del fratello Ruggero d’Altavilla nel 1088”. 
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
• Amari Michele, “Storia dei Musulmani di Sicilia”, Palermo, 1858.
• Vetri Paolo, “Storia di Enna”, Vol. I, Ila Palma, Palermo, 1978.
• Severino Carmelo G., “Enna – la città al centro”, Gangemi editore, Roma 1996
• AA.VV. “Enna, tra Storia e Arte”, Azienda Soggiorno e Turismo, Ila Palma, Palermo, 1990
Secondo i cronisti arabi, da Ibn Atir a Ibn Abi Dinar ed altri, Castrogiovanni fu presa nel 1091 a causa del duro assedio messo in atto dai Normanni. I cronisti cristiani, invece, affermano che la città capitolò nel 1088-89 a seguito del tradimento verso i suoi da parte di Ibn-Hammud, detto Kamuth, l’ultimo kaid signore di Castrogiovanni. Lo stesso pare si sia consegnato spontaneamente al conte Ruggero, dopo aver simulato la cattura al fine di patteggiare la resa senza spargimento di sangue e dopo essersi convertito al cristianesimo col battesimo, avvenuto nella chiesetta, poi chiamata di Kamuth (nella foto), sita nei pressi di Porta Palermo. A ricordo di Kamuth, nelle pendici nord dell’abitato vi è una contrada che porta il suo nome (Jamuti in dialetto); si estende dalla Casina Bianca verso il Bivio per Palermo, dove vi è la fonte e l’abbeveratoio, chiamato anch’esso di Kamuth. Una via cittadina gli è stata intitolata: parte da via S. Agata e arriva alla strada del Popolo (via Vittorio Emanuele), costeggiando la canonica e l’abside della chiesa di San Cataldo. 

La Torre di Kamut

Battesimo di Kamut, Francesco Sciortino, Sala Cerere


 Storia di Enna e Castrogiovanni 



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