La Chiesa dello Spirito Santo - Il Campanile Enna

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La Chiesa dello Spirito Santo

I luoghi della memoria > Le Chiese di Enna
Ricerca storico, artistica, archivistica e iconografica a cura di  Rocco Lombardo, Federico Emma e Orazio Trovato.
Fotografie di Federico Emma, Paolo Mingrino e dell'Archivio Storico Comunale di Enna.  Post pubblicato giorno 07 novembre 2017

La Chiesa dello Spirito Santo

©* Rocco Lombardo e Federico Emma
Il contenuto di questo post è frutto delle ricerche effettuate dagli autori in preparazione della Giornata d'Autunno 2017 organizzata dal FAI - Fondo Ambiente Italiano Delegazione di Enna. Si ringrazia la Confraternita dello Spirito Santo per la collaborazione e le informazioni messe a disposizione che hanno permesso di integrare le scarse fonti documentali.

La chiesa dello Spirito Santo sorge isolata a ovest dell’abitato di Enna su uno sperone roccioso quasi a precipizio tra il ciglio e l’angusto vicino pianoro, sovrastante un’antica necropoli gremita di grotte, di ruderi di cinte murarie, di resti di fortificazioni, perciò molto interessante dal punto di vista archeologico e storico.

Ci troviamo nei pressi della Porta di Janniscuro, l’unica superstite di quelle (dodici secondo il settecentesco frate Giovanni dei cappuccini)1  che davano accesso alla città, ai margini del quartiere “Fundrisi”, chiamato così perché alla fine del Trecento vi furono deportati gli abitanti del borgo Fundrò, posto in territorio ennese, il cui feudatario Giovanni degli Uberti si era ribellato al re Martino il Giovane.2


La chiesa fu acquisita nel 1995 dal Comune di Enna a seguito della donazione fatta dai proprietari, i numerosi eredi della famiglia Potenza, tra cui Geppina Castro, che la sollecitò coinvolgendo l'Amministrazione del tempo e in particolare il sindaco Antonio Alvano e gli Assessori Rocco Lombardo e Mimmo Valvo che portarono a compimento la pratica presso il Notaio Di Salvo.
Completato il restauro a cura della Soprintendenza di Enna, nel 2008 fu riaperta al culto e concessa in comodato d’uso alla Confraternita dello Spirito Santo.3


Iniziamo il percorso storico artistico della chiesa con il poetico racconto di Edoardo Fontanazza tratto dal libro "Enna...Quasi romanzo di un patrimonio".4

"Da un labirinto di vicoli e di cortili esce un frate francescano: la sacchina in ispalla, il saio povero e pulito, i piedi nudi in sandali di cuoio. Rivedo padre Antonio, l'umile monaco dallo sguardo dolce e semplice e mi pare di rileggere in lui tutta la storia del quartiere e delle persone che li hanno costruito il loro mondo, degli antenati e dei discendenti...L'incontro con padre Antonio, in questo mattino di primavera, è ricco di contributi: mi racconta non solo la storia dell'evoluzione del monachesimo, ma anche quella dei primi insediamenti francescani a Castrogiovanni e del quartiere nel quale ci troviamo a parlare..."Noi siamo venuti qui, dopo i monaci basiliani, nel 1320. Vede questo luogo, questo promontorio coperto di case e di palazzi e di antenne che sembra vogliano pungere il cielo? Lei immagini di spogliare la collina da tutte queste cose e di ricostruire il luogo come la natura lo aveva fatto. Qui c'erano soltanto pascoli e selve con querce e frassini e siepi di bosso e di agrifoglio. All'inizio della nostra venuta, in povertà e spirito evangelico, abbiamo abitato nelle grotte e in poveri tuguri.
Nel 1320 anche a noi è stata concessa da Federico III d'Aragona e dalla regina Eleonora, donna pia e devota, un po' di terra sull'altipiano a mezzogiorno, poca cosa, solo lo spazio per costruirvi un piccolo convento con una piccola cappella e un po' di orto. Lì, in quella chiesina, a conclusione della muraglia greca, oltre quella torretta bizantina, ai margini della selva, abbiamo eretto la nostra piccola casa: un dormitorio, un refettorio. Da qui i nostri frati mendicanti si partivano per la città a predicare il Vangelo e a viverlo e a chiedere 1'elemosina. Ma c'era anche chi, sull'esperienza dell'arte senese e toscana e sulle conoscenze bizantine, si dedicava a testimoniare il trionfo di Cristo, della Madonna e dei santi con la pittura. E tutte le pareti del refettorio sembravano illuminate dalla luce di Dio. Quel che è rimasto ancora oggi di quegli affreschi del XIV secolo è poca memoria di un tempo di intensa vita spirituale e religiosa".
Come ci racconta Edoardo Fontanazza, le prime notizie storiche documentate risalgono all'epoca dell'insediamento dei frati Francescani. La chiesa e il convento limitrofo ospitò i frati francescani, come ci tramanda Rocco Pirri, già nel 1320, o tutt’al più nel 1336, per la concessione del luogo periferico detto Spirito Santo fatta a loro dal re Federico III d‘Aragona.5
I Francescani nel 1363, per interessamento del loro confratello ennese Filippo Cancilleri, “uomo assai dotto” e cappellano del re Federico IV d’Aragona detto il Semplice (1342-1377), e su richiesta dei cittadini, ottennero il trasferimento della loro antica dimora nel centro della Città, nelle case del ribelle Scaloro degli Uberti. Questo evento ebbe un completamento alla fine del 1300 allorché i frati ricevettero in dono dal sovrano quello che era stato il Palazzo-fortezza della famiglia di Andrea Chiaramonte.6
L'indicazione di Rocco Pirri sull'epoca di insediamento ad Enna dei frati Francescani, il 1320, è quella più attendibile. Lo è meno quella dataci da Padre Giovanni dei Cappuccini, che nel suo manoscritto della metà del Settecento: "Storia veridica dell’Inespugnabile città di Enna" custodito nella Biblioteca Comunale di Enna, afferma che i francescani arrivarono ad Enna nel 1226, San Francesco ancora vivente, scrivendo:
" Il padre S. Francesco mandò a fondare questo convento di Castrogiovanni a Fra Ginepro e a Fra Rufino, religiosi di santa vita, il primo (convento) siciliano".    
In un documento conservato presso l'Archivio di Stato di Enna, viene invece riportata come data della venuta dei frati Francescani il 1260.7


Padre Giovanni dei cappuccini, Fondazione del Venerabile Convento dei  Minori Riformati Conventuali

Ai tempi il luogo era in aperta campagna. Prima dell'arrivo dei popolani deportati da Fundrò, vi erano strutture militari, mura e torrioni, risalenti al periodo bizantino, edificate al tempo della resistenza contro l'invasione araba, ma non solo.
Bernabò Brea, Soprintentende negli anni '50, racconta di avere visitato una chiesa bizantina (avrà ospitato monaci basiliani?). Di questa chiesa oggi non ci sono tracce, probabilmente sarà stata incorporata in uno degli edifici che, in questa area, hanno inglobato nelle loro fondamenta le grotte della necropoli romana.




La Torre- Bastione
Nel 2006 una campagna di scavo diretta da Enrico Giannitrapani ha messo in evidenza la presenza di una torre militare sul costone all'altezza della chiesa di san Bartolomeo, ed ha collocato l'epoca della cinta muraria al periodo bizantino e non a quello greco, come aveva ipotizzato Paolo Orsi negli anni '30.    

il Torrione

La Chiesa
L'edificio che costituisce la chiesa è formato da due strutture sicuramente di diversa origine:

- La torre, a cui è addossata la chiesa, ne rappresenta la parte più antica e fu costruita come un elemento del sistema difensivo della città, atto ad avvistare eventuali assalitori e a proteggere le zone sottostanti, tra cui la vallata del torrente Torcicoda, sin dall’antichità abitata da pastori e da quei cardatori di lana, detti dai romani “fullones”, che tra gli abitanti della pagana Enna furono i primi a convertirsi al cristianesimo.
Lo stesso Pirri ci informa che Federico III diede ai Francescani un "...luogo dove c'era un castello che fu bruciato dal Conte Ruggero".

- la chiesa vera e propria, costituita da due ambienti (quello rettangolare centrale e quello esagonale iniziale),  è il risultato di rifacimenti e ristrutturazioni che si resero necessari nel corso dei secoli a seguito degli smottamenti che il terreno franoso ha subito a riprese. Lo storico locale ottocentocentesco Vincenzo Lo Menzo così riporta questi eventi: "Essendo fabbricata sul pendio della montagna, staccatasi la roccia che la sosteneva, andò in rovina, la detta chiesa, non meno che l’oratorio dei confrati”.
La configurazione attuale che vede al suo interno una ricostruzione della Santa Casa di Loreto, come una chiesa all'interno di una chiesa, sembra risalire alla fine del XVIII secolo. Un documento del 1815, consevato presso il locale Archivio di Stato, riporta questa notizia:
"La Santa Casa di Loreto fu concessa dal Comune al canonico Giovanni Grimaldi, assieme al piano attaccato all'abolita chiesa dello Spirito Santo, unitamente alla chiesa". Un'altra nota, sempre dello stesso anno, riporta:" Supplica del canonico Grimaldi al senato affinchè possa aprire l'oratorio Filippino per la pubblica educazione dei fanciulli, rifabbricare la chiesa e mettere la cappella di Santa Maria di Loreto, cautelando tutto il recinto con mura e porte".8
Un altro documento, datato 1825, ricorda il sacerdote Giovanni Grimaldi come Direttore della casa di Loreto nonchè della casa Filippina, di cui non rimane alcuna traccia.
Queste rare e sintetiche note ci danno l'indicazione che le pitture murali che adornano le pareti, rendendo con la loro presenza il sito molto interessante, erroneamente considerate da Edoardo Fontanazza risalenti al XIV secolo, pare pertanto che siano da attribuirsi alla seconda metà del XVIII secolo.
Le Case Fippine erano degli oratori dedicati all'educazione dei giovani, che facevano riferimento alla spiritualità di San Filippo Neri, (Firenze, 21 luglio 1515 – Roma, 26 maggio 1595). Trasferitosi a Roma, San Filippo Neri decise di dedicarsi alla propria missione evangelica in una città corrotta e pericolosa, tanto da ricevere l'appellativo di «secondo apostolo di Roma». Radunò attorno a sé un gruppo di ragazzi di strada, avvicinandoli alle celebrazioni liturgiche e facendoli divertire, cantando e giocando senza distinzioni tra maschi e femmine, in quello che sarebbe, in seguito, divenuto l'Oratorio, ritenuto e proclamato come vera e propria congregazione da papa Gregorio XIII nel 1575.
La struttura della chiesa

la chiesa è costituita
- da un ingresso o vestibolo di forma esagonale, con volta a spicchi, che contiene degli altari, su cui trovano posto la statua dell’Addolorata, il simbolo della Trinità e un’urna di vetro, adagiata sul pavimento, contenente il simulacro della Madonna, evocante la "Dormitio Virginis", evento solennizzato nella Chiesa Cattolica il 15 agosto, giorno della Assunzione, che attualmente i Confrati hanno ripreso a celebrare.
Prima della costruzione della Santa Casa il vestibolo doveva costituire l’abside della chiesa, a cui si accedeva da ingressi laterali.


- da un corpo centrale rettangolare, coperto da una volta a botte e suddiviso in  due corridoi, paragonabili a due strette navatelle, che circondano un ambiente che riproduce la Santa Casa di Loreto, ovvero l'abitazione della Madonna, quella che, secondo la tradizione, fu trasportata dagli angeli nel 1294 nella città marchigiana.
Questo ambiente, che rappresenta il “cuore” della chiesa, è una costruzione dentro la costruzione.




Ha un altare sovrastato dalla riproduzione della Madonna di Loreto e presenta le pareti decorate da pitture murali, spesso poco leggibili e tutte bisognose di restauro, ispirate a quelle presenti a Loreto e  raffiguranti la Madonna (più d’una volta: sola o col bambino, in piedi o seduta); un Crocifisso, eseguito secondo lo stile in voga nei secoli XIII; angeli; santi; tracce di una Natività; raffigurazioni di un leggio e di utensili domestici; due busti di sovrani (forse Federico III d’Aragona (1273-1337) che permise ai francescani di costruire in questo sito il loro primo convento, di cui nelle vicinanze esistono ruderi, e la  consorte Eleonora d’Angiò (1289 –1343), fondatrice del duomo ennese; oppure Martino il Giovane (1374-1409) e la regina Maria (1363-1401), che nei dintorni, denominati perciò quartiere “Fundrisi”, “relegarono” gli abitanti del borgo ribelle di Fundrò.
Il decoro della fascia inferiore della parete imita i mattoni veri della casa originale di Loreto.
I due corridoi che delimitano l'ambiente che riproduce la Santa Casa di Loreto




La Madonna in trono, Santa Caterina individuabile dalla presenza della ruota del martirio e San Giovanni Battista

Tracce della natività
(condizioni attuali)



Natività, foto degli anni '80

Immagini coronate

-In alto l'episodio evangelico della Annunciazione, avvenuto nella santa Casa di Loreto






- nella fascia media un Papa orante la Madonna di Loreto, verosimilmente Papa Paolo II che proseguì i lavori di costruzione della Basilica che ospita la Santa Casa. dopo che nel 1464,  ancora cardinale, durante una visita a Loreto fu miracolosamente guarito dalla Madonna.







- nella fascia inferiore riproduzione del leggio e di suppellettili della casa

Il lato corto opposto a quello dell'altare, la finestra dell'annunciazione, il crocifisso, immagini della Madonna e di una santa martire



San Giuseppe e Sant'Antonio Abate

- nella parte posteriore il vano quadrangolare dell'antica torre, oggi funge da sagrestia e conserva arredi sacri, libri e oggetti della Confraternita dello Spirito Santo che in questo luogo sacro ha sede e che vanta una storia risalente al 1416 quando fu fondata dagli agricoltori, i massari e i possidenti del quartiere Fundrò.

Una costruzione nella costruzione
La riproduzione del sacello della Santa Casa riguarda una delle particolari realizzazioni o ricostruzioni devozionali, che dalla prima metà del XVI secolo a tutto il XVII e poco oltre, sorsero sotto la spinta di fede che si irradiò dal colle Lauretano, vicino a Recanati. In quel luogo la tradizione vuole che nel 1294 venisse trasportata dagli Angeli la piccola casa di Nazareth dove la Madonna ricevette l’Annunzio dell’Arcangelo Gabriele.
Il fenomeno non fu soltanto italiano, ma fiorì anche all’estero. Questi particolari luoghi di devozione trovarono avallo e sostegno nell’attuazione dei dettami del Concilio di Trento del 1545-1563.
Queste realizzazioni non sono tutte uguali: dai semplici altari, alle cappelle, alle edicole nei campi o sulle vie si arriva alle vere e proprie costruzioni derivanti dal modello Lauretano. La costruzione di Enna si rifà fedelmente alla Casa di Loreto, per tipologie architettoniche, per misure e per le alcune immagini riprodotte. Anzitutto si rileva che è stato rispettato l’impianto di base solo dell’interno e non l’esterno che a Loreto racchiude e protegge la Santa Casa ornato plasticamente da sculture marmoree.
All’interno, la riproduzione ennese rivela importanti coincidenze con la vera e propria “Casa”. La copertura a volta cita quella di Loreto, la casa, che in realtà è costituita dalla cucina che ne è il cuore vitale, ha un perimetro rettangolare ed alle pareti sono ancora leggibili significativi e dunque importanti dettagli.
La parete che si trova su uno dei due lati corti, reca la statua della Madonna di Loreto, recente dono di una famiglia ennase, collocata in una nicchia. Era visibile prima dei restauri, in basso, una cavità del muro che indicava la presenza dell’antico focolare, come descritto da Donald Ordvay che visitò Enna nel 1930. Scarni stipi sono presenti nelle pareti lunghe, verso il focolare-altare, e rappresentano rispettivamente l’armadio delle “sacre scodelle”, gli utensili della cucina, simbolo della vita quotidiana, e sulla parete destra il piccolo vano destinato alla custodia delle “sacre ampolle”.
Anche le pitture, molto danneggiate dall’umidità, e in più punti non leggibili chiaramente, sono una riproduzione di quelle di Loreto. ma non svolgono un tema unitario, in quanto a Loreto la casa fu decorata in modo discontinuo e frmmentario, nelle parti di muro ricostruite, da singoli fedeli devoti nel corso del XIV – XV secolo. 10

La santa Casa di Loreto
La suddivisione interna della chiesa evocante la Basilica di Loreto in cui è inserita la Casa della Vergine e della Sacra Famiglia, costituisce una caratteristica architettonica non esclusiva ennese visto che è condivisa con altre 262 chiese sparse nel mondo, di cui 94 presenti in Italia, la cui esistenza prova che la venerazione alla Madonna di Loreto è da gran tempo molto diffusa.9 Venerazione che  è, inoltre, confermata dal fatto che in ben 4475 luoghi di culto ci sono segni e ricordi della Madonna lauretana, compresa ancora Enna, dove nella chiesa di San Francesco di Paola, sorta sul posto di una molto antica intitolata alla “Madonna di Luritu” (sic!),  si trova una statua marmorea dedicata alla Madonna di Loreto, attribuita da alcuni alla cerchia dei Gagini e dallo storico ennese Paolo Vetri (1826-1891) considerata di Giovanni Gallina “bravo scultore in marmo” e “posta in una cappella dei pp. di S. Francesco di Paola, con dei bassi rilievi attorno alla base”. 11


Una curiosità
Donald Ordvay 12, un americano autore di guide di viaggi attivo nella prima metà del sec. XX, nel suo volume Sicilia, isola di fuoco, edito a New York nel 1930, venendo a Enna rimane colpito da quanto gli riferisce una “guida” paesana in merito ad una “reliquia” conservata nella Chiesa dello Spirito Santo. Dopo aver visitato il Duomo coi suoi sfarzi d’arte e aver seguito il racconto dell’ennese, scrive:
“In tutta la Cristianità c’era, pensammo, una sola chiesa che racchiudeva un'unica reliquia e questa si trovava sotto il cedevole e corroso tetto dello Spirito Santo nella città siciliana di Enna. Certo la guida non diceva niente riguardo questa piccola chiesa la quale, ci assicurarono altrove, conteneva il fornello davanti al quale si trovava la Vergine allorquando le apparve l’Angelo dell’Annunciazione e i mattoni sui quali i di lei piedi poggiavano quando quell’unico evento ebbe luogo. Era un fatto meraviglioso! Cioè, che lì, proprio in quell’interiore della Sicilia, si trovasse quel fornello in persona, per così dire. Lentamente ripetemmo le parole “il fornello davanti il quale si trovava la Vergine quando…”.  Ma no, era una cosa troppo fantastica. Ma sì, ci dissero, era vero. La Vergine si trovava davanti a quel fornello come ogni buona massaia potrebbe trovarsi, quando l’Angelo apparve! Eccolo! Era proprio nello Spirito Santo. Noi stessi potevamo vederlo, toccarlo, anche cucinarci. ..”
Il testo ci rivela la semplicità e credulità dei devoti ennesi, cui fa da contrappeso lo stupore e l’ironia dell’autore americano: entrambi gli aspetti dell’episodio ci coinvolgono, producendoci meraviglia e disincanto.
La chiesa prima del restauro
Nel 1958 la chiesa fu chiusa perchè divenuta pericolante e fatiscente. Negli anni successivi con l'abbandono subì un ulteriore rapido degrado con il crollo dei tetti e l'accumulo di detriti al suo interno. Solo nel 1985 si iniziò a progettare il restauro che dovette essere preceduto dalla acquisizione dell'immobile da parte del Comune grazie alla donazione dei numerosi eredi della famiglia Potenza.
Finalmente nel 2008 la chiesa fu riaperta al pubblico ed è attualmente gestita dalla Confraternita dello Spirito Santo.




Le immagini ante restauro ci permettono di analizzare dettagli da cui ricavare ulteriori dati.
La foto della Torre ci mostra un unico ingresso posto sul retro, basso e angusto, tipico di una torre militare di epoca medievale. All'interno la torre era soppalcata e presentava una unica finestrella in alto oltre le feritoie di avvistamento sulla vallata sottostante.
La torre era costruita prorpio a ridosso dello strapiompo. Internamente non c'era alcun collegamento con la chiesa.
Con il restauro l'ingresso originario è stato murato. e' stato aperto un altro ingresso più ampio sull'altro lato disponibile della torre e internamente si accede alla torre da uno dei corridoi.

La torre stato attuale





Antica nicchia preesistente
alla costruzione della Santa Casa


In questa foto è possibile intravedere sulla parete in fondo, sotto la nicchia, il picolo vano del focolare, come nella originale Santa Casa, oggi occultato dell'altare.


Due immagini della Madonna in trono.

Una degli anni '90 ed una attuale.

E' chiaramente percepibile il degrado della pittura.  



Le Mappe del Progetto preliminare di restauro della Chiesa dello Spirito Santo, conservate presso l'Archivio storico del Comune di Enna, evidenziano:

- l'accesso posteriore alla Torre
-  le tracce di soppalcatura nella torre
- la mancanza di comunicazione tra torre
  e chiesa
- la nicchia del Santo focolare
- gli ingressi originari della chiesa
- la presenza di tre piccole aree sotto il pavimento della santa casa, scavate nella roccia, probabilmente destinate a cripte per la sepoltura, ancora oggi accessibili.





Il Campanile

Sopra uno sperone roccioso, nell'area antistante la Chiesa, si trova il piccolo campanile, edificato con blocchi di arenaria. su uno dei lati sono scolpiti due volti umani, uno maschile ed uno femminile, forse riproducenti una coppia di sovrani, quelli storicamente coinvolti nelle vicende del convento francescano e del quartiere fundrisi.







Il Convento
Di fronte alla chiesa un portale ed un muretto delimitavano l'ingresso ad un area in cui ancora oggi sono presenti i ruderi di quello che probabilmente in origine era il Convento dei Frati Francescani e che poi nel corso dei secoli ha avuto destinazioni ed usi diversi.
Quelli che attualmente sono dei ruderi, oggi malmessi e pericolanti, al limite dello strapiompo sulla valle, fino agli anni 60 del secolo scorso erano ancora dei locali abitati dal custode della chiesa.  

Il portale oggi scomparso

i conci dimostrano l'epoca remota
della costruzione



Foto Storiche del sito

Antica cartolina con il campanile in primo piano e panorama di Enna sullo sfondo

Foto Alinari del 1905, dell'altarino con la Croce attualmente c'è solo il basamento   

L'antico portale all'area del convento. Foto di Alfredo Amato, facente parte di un reportage sul quartiere dello Spirito Santo
nei primi anni '60, quando l'area fu trasformata dalla costruzione delle prime case popolari.

L'antico Portale con in prospettiva il campanile.
Sul portale si intravede uno stemma illeggibile.
* Foto e contenuti utilizzabili con citazione della fonte

Note
1) Padre Giovanni dei Cappuccini, Storia veridica dell’Inespugnabile città di Enna etc., manoscritto della metà del Settecento  in due Tomi conservato nella Biblioteca Comunale di Enna ai segni Ms. 35.1.3-4.                 
Vedi pure Vincenzo Maria Lo Menzo, Descrizione storico-topografica della regia città di Castrogiovanni in Sicilia, Palermo 1813, conservato nella Biblioteca Comunale di Enna ai segni Ms.35.C.5.
2) Il Duca di Monblanc, padre di Martino il giovane, venne in Sicilia a sostegno del figlio contro la rivolta dei Baroni. Il Duca, posto l’assedio a Piazza Armerina il 15 giugno 1396, rase al suolo Cundrò, poi Fundrò, e Rossomanno, sedando la rivolta del feudatario Giovanni degli Uberti.
3) Vedi il sito www.confraternite.it
4) Edoardo Fontanazza, Enna... Quasi un romanzo, Editrice Target,1999, pag. 46 e seg.
5) Rocco Pirri (Noto, 13 luglio 1577 – Palermo, 22 maggio 1651), Sicilia Sacra disquisitionibus et notis illustrata, ristampa anastatica dell’edizione palermitana del 1733 curata da Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese 1987, 2 Voll., Vol. I , p. 583. La prima edizione della Sicilia Sacra etc. fu stampata a Palermo nel 1644 “ex typographia P. Coppulae”, cui seguirono varie ristampe, tra cui quella palermitana del 1733 arricchita dalle aggiunte e integrazioni apportate da Antonino Mongitore e Vito Maria Amico.
Paolo Vetri, Pagine storiche- Castrogiovanni dagli Svevi all’ultimo dei Borboni di Napoli, Piazza Armerina, Stabilimento Tipografico di Adolfo Pansini, 1886, ora in IDEM, Storia di Enna, 2 Voll., Renzo Mazzone Editore, Palermo 1978, II Vol. p.174.
6) Sulle vicende del Palazzo Chiaramonte e dell’annessa Chiesa di San Francesco d’Assisi vedi Salvatore Presti, Castrogiovanni e i Chiaramonte – Metamorfosi di un Palazzo Trecentesco, Ed. La Moderna, Enna 2016.
7) ASC vol.345 c. 348
8) ASC busta 119
9) Notizie fornite, assieme a documentazione fotografica, al FAI di Enna, in persona del segretario Federico Emma, che ne aveva fatto richiesta, da Suor Luigia Busoni, Direttrice dell’Archivio-Biblioteca e Museo di Loreto.
10) Cfr Laura Putti, La Santa Casa di Loreto a Cortemaggiore, una costruzione nella costruzione, www.piacenzamusei.it aprile 2007.
11) Vedi Paolo Vetri, op. cit., Vol.II pp.99-100 e Giuseppe Candura,  Storia di Sicilia, Enna-Castrogiovanni, Urbs Inexpugnabilis,,  Ed. Rotary Club di Enna, Arti Grafiche Siciliane, Palermo 1979, p.60.
12) Donald Orvay, Sicilia, isola di fuoco, National travel club, New York 1930. Il brano riportato è tratto da una traduzione manoscritta, anonima e non datata, conservata nella Biblioteca Comunale di Enna ai segni EN. 1.4.14.

 


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