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GRANDE PARTECIPAZIONE DI PUBBLICO NELLA CHIESA DELLE ANIME SANTE
PER LA “MATER DOLOROSA” DI ROCCO LOMBARDO

E’ stata data il 22 marzo scorso nella splendida chiesa barocca “Anime Sante del Purgatorio”, la rappresentazione “Mater Dolorosa”, il cui testo a sfondo religioso è stato scritto, in dialetto siciliano, da Rocco Lombardo. La messa in scena si deve alla compagnia  Gruppo Teatro Studio “Il Loggione” diretto da Rosaria Verdino. Il numeroso e attento pubblico presente è stato coinvolto dal dramma della Madonna nell’affannosa ricerca di Gesù, condannato alla morte in croce. L’azione  scenica è stata immaginata lungo la strada che conduce al Golgata. Toccanti e d’intenso pathos sono stati i due quadri finali: l’ incontro di Maria di Nazaret con la Veronica e quello con l’apostolo Giovanni, i cui ruoli sono stati interpretati da Lina La Porta, Ivana Antinoro e Giuseppe Piscopo. Gli altri protagonisti: Franco La Paglia, Giusi Severino e Piero Casalino nei panni rispettivamente di Barabba, La Maddalena e un fabbro, sono stati affiancati da Rosaria Verdino e Dora Milanesi, nel ruolo delle due popolane. Inoltre, Simona Cammarata, Rita Lo Castro e Flavia Maddalena hanno dato voce al coro.  Elia Nicosia, nell’impegnativo ruolo di Giuda Iscariota, ha completato il cast artistico, fornendo prova della sua versatilità di attore. Il pubblico ha seguito con attenzione la sacra rappresentazione, apprezzando soprattutto l’intensità interpretativa del testo, che ha suscitato negli astanti intense emozioni.  E’ stata gradita anche la scelta dello spazio scenico: quello ai piedi dell’altare del Cristo morto in croce, con ai lati le statue della Madonna e dell’apostolo Giovanni, raffigurati ad altezza naturale. Efficace e incisiva è stata la regia di Salvatore Spedale che ha trasmesso naturalezza e giusti ritmi agli attori protagonisti. I brani scelti di musiche immortali di Verdi, di Mozart e di Mascagni e del contemporaneo musicista greco Tsabropulos sono stati ben inseriti nel racconto storico e nel vissuto dei personaggi. A fine spettacolo scroscianti e prolungati applausi sono stati rivolti a tutti i protagonisti e al regista. L’evento è stato organizzato dall’Arciconfraternita omonima e dal Comitato ennese della Società Dante Alighieri, presieduto dallo stesso Lombardo. A fine rappresentazione, il rettore Ferdiando Scillia, nel ringraziare il regista, le attrici e gli attori per la performance, ha avuto parole di gratitudine per Rocco Lombardo, sensibile a tutto ciò che fa cultura. Lo stesso autore è stato ‘chiamato’ dal pubblico, insieme a tutti gli interpreti, per il meritato applauso. Forse a breve lo spettacolo sarà replicato in un luogo con più ampi spazi in modo da consentire la partecipazione di un pubblico più vasto.
Salvatore Presti


(Nella foto: il gruppo di attori nei costumi di scena e al centro, da sinistra, il regista S. Spedale, l’autore R. Lombardo e il rettore F. Scillia)



La recensione di Anna Maria De Francisco

Un modo nuovo di rappresentare il sacrificio di Cristo, consumato in penitenza dei nostri peccati, si realizza nel dramma di Rocco Lombardo “Mater Dolorosa”. Apprezzato da Ferdinando Scillia, rettore dell’arciconfraternita delle Anime Sante, è stato recitato, il venerdì precedente la Settimana Santa, nell’artistica chiesa secentesca delle Anime Sante, affollata per l’occasione.
L’atmosfera fortemente drammatica e concitata, ma non disperata, è stata resa con opportuno accompagnamento di pezzi musicali, dagli attori della compagnia teatrale locale Il Loggione, ben diretta da Salvatore Spedale. Gl’interpreti, calibrando i toni recitativi, hanno dato prova di una sentita partecipazione producendo nei presenti in coinvolgimento spontaneo e viva commozione. I personaggi: due popolane Rosaria Verdino e Dora Milanesi, Maria di Nazareth Lina La Porta, Barabba Franco La Paglia, Maddalena Giusy Severino, Veronica Ivana Antinoro, Giovanni Giuseppe Piscopo e, nel ruolo di Giuda, Elia Nicosia. Il coro, formato da Simone Cammarata, Rita Lo Castro, Flavia Maddalena, nel sottolineare i momenti più drammatici, accresceva coi suoi ritmati interventi il soffuso senso di pathos della rappresentazione, grazie anche agli essenziali oggetti di scena predisposti da Silvia e Franco La Paglia. La cura degli inserti musicali era affidata al fonico Antonio Menzo.
I personaggi, ognuno ben caratterizzato nella diversità di emozioni che lo rendono protagonista di un personale dramma interiore, si trovano nel percorso di Maria, che si affanna verso il Calvario in cerca dell’amato Figlio innocente e chiede di Lui e ascolta dolente le notizie della sua ingiusta condanna a morte reclamata a furor di popolo.
Il fabbro, che ha costruito i chiodi della croce, si giustifica dicendo: “me l’hanno ordinato”, Barabba pensa all’insperata scampata morte ripetendo a se stesso perplesso: “non l’ho voluto io, sono stati Anna, Caifa, Pilato, il popolo…”, Giuda stringe in una mano il sacchetto di denaro mal guadagnato e nell’altra il cappio con cui porre fine a un rimorso troppo grande da sopportare. La Maddalena mostra i segni di un pentimento rasserenante, la Veronica lasciando intravedere il lino raffigurante il volto insanguinato di Cristo, cerca di dissuadere Maria dall’ affannosa ricerca per risparmiarle raccapriccio e sgomento. Giovanni è il discepolo prediletto che consola Maria, Mater Dolorosa, allo stremo delle sue forze, pur sempre determinata ad accorrere presso il Figlio.
Siamo tutti implicati, chi più chi meno consenziente e consapevole, nella passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma, come dalla legge non è ammessa l’ignoranza, così per uscire dalla spirale del male, occorre il ravvedimento e l’espiazione delle proprie colpe. Questa l’indicazione e chiave di lettura del testo, espresso con molta spontaneità nel dialetto siciliano dell’autore, quello messinese di Alì Terme, musicale e facilmente comprensibile nei luoghi di Sicilia dove questa azione sacra, ispirata a tradizioni popolari, è stata in precedenza rappresentata da altre compagnie ottenendo sempre meritato successo.

                                                                                                              

VERONICA

Vironica mi gghiamu e di firiti
‘sciugài lu sangu a Cristu: eccu, vaddati!
S’Iddu è lu figghiu  chi circannu iti
è megghiu assai si non lu truvati.


MARIA

Oh, chi duluri!
Chi strazziu bruttu!
Com’è ridduttu
lu figghiu me’!

Ora ci  scippu
ssi longhi spini
chi ‘nta li vini
gghiantati su’.



Sempri Iddu  ha statu
lu me’ sustegnu,
si no  difennu
paci non ho.

Stu so’ distinu
è lu me’ chiovu,
si non lu trovu
paci non ho.


GIOVANNI

Matri Maria, quantu l’ha pinzatu
Chi sulu a mmia li to’ brazza stenni!


MARIA

Fammi truvari lu me’  Figghiu amatu
Quantu lu ‘nfasciu tra pannuzzi e bbenni!


GIOVANNI

Non sacciu mancu cchiù si avi ciatu :
Matri, to’  Figghiu già da  Cruci penni !


MARIA

O Figghiu caru,
o Figghiu duci,
scinni ‘i  ssa Cruci,
ccà sugnu   iò !

A lu me’ pettu
ti strinciu forti
e di la morti
ti salvirò.

Scinni di  ddocu
chi iò ti sanu
cu li me’ manu
li gghiai  to’!

Figghiuzzu santu,
Figghiu aduratu,
Figghiuzzu amatu,
scìnnimi  ccà!

brani tratti da Mater dolorosa, di Rocco lombardo

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