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Nina e le altre

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'Nina e le altre', piece teatrale del  il Gruppo Teatro Studio "il loggione" autore Rocco Lombardo, regia Salvatore  Spedale.
post inserito il 13 maggio 2013, editing e foto di F.Emma



Nina e le altre

Sabato 11 maggio, nell'ambito delle manifestazioni della "settimana federiciana", presso la sala della Chiesa dell'Addolorata,  il Gruppo Teatro Studio "il loggione", diretto da Salvatore Spedale, ha realizzato la piece teatrale "Nina e le altre" rievocazione di una seduta della "Accademia pergusea" ideata da Rocco Lombardo.
L'azione si svolge a Castrogiovanni nei primi mesi del 1837, è ambientata in un salotto aristocratico della città, quello dei Militello baroni di Castagna. Alla conversazione partecipano alcuni soci e socie dell'Accademia Pergusea, intenti a preparare un evento programmato dall'Accademia sulla presenza femminile nella poesia siciliana. Tra i presenti le poetesse Maria Antonietta Giarrizzo Grimaldi di Geracello (1811-1837) e Giuseppina Turrisi Colonna (1822-1849), invitate dalla baronessa Teresa Alliata Militello, che con gli altri è in attesa del canonico Giuseppe Alessi (1774-1837), da Ferdinando II insignito del titolo di cavaliere del Real Ordine di Francesco I. Il canonico è venuto da Catania in visita ai familiari, ma pure per partecipare ad un seduta dell'Accademia, in quanto appartenente al sodalizio culturale, a cui intende far aderire la studiosa franco-inglese Jeannette Power Villepreux (1794-1871), esperta di scienze naturali e di arte. Sono pure presenti il pittore Saverio Marchese (1806-1859), intento a dipingere, e il giovanissimo Francesco Potenza (1827-1867) che da prova del suo talento precoce.

Nina Siciliana, poetessa della fine
del XIII secolo

Personaggi ed interpreti:
Baronessa Teresa Alliata Militello
(Lina La Porta),
Baronessa Maria Antonietta Giarrizzo Grimaldi di Geracello
(Rosaria Verdino),
Baronessina Giuseppina Turrisi Colonna (Flavia Maddalena),
L'esperta di scienze naturali e di arte Jeannette Power Villepreux
(Dora Milanesi),
Il pittore Saverio Marchese (Franco La Paglia),
Il giovane Francesco Potenza (Giuseppe Piscopo),
La domestica (Rita Lo Castro),
con la partecipazione straordinaria
di Elia Nicosia nel ruolo del Canonico Giuseppe Alessi.
Costumi di Luca Manuli.
Trucco ed acconciature di Rosario Primavera.
Regia di Salvatore Spedale.

Tra le poesie recitate durante lo spettacolo:

il sonetto "Tapina me" di Nina la siciliana.
La figura della Nina Siciliana (o Nina da Messina o, ancora, “Monna Nina”), resta avvolta nel mistero. Di questa poetessa della fine del XIII secolo, non ci è dato conoscere il nome completo e il cognome, probabilmente era nata a Messina. Il poeta toscano Dante da Maiano se ne invaghì senza neppure conoscerla, a causa dei suoi versi; e le scrisse un sonetto. Ella gli rispose con altro sonetto intrattenendo, così, uno scambio epistolare poetico ed una relazione amorosa platonica. Questo rapporto portò a ricordarla anche come “La Nina del Dante”. La sua importanza consiste nel fatto che è stata la prima donna, di cui si abbia notizia, a poetare in volgare.  
A lei viene attribuito il sonetto “Tapina me”, presente nel codice Vaticano latino 3793, di fine XIII sec. o inizio XIV, definito “un prezioso gioiello”; quale realmente è:

“Tapina me che amava uno sparviero, amaval tanto ch'io me ne moria;
a lo richiamo ben m'era maniero, ed unque troppo pascer nol dovia.
Or è montato e salito sì altero, assai più altero che far non solia;
ed è assiso dentro a un verziero, e un'altra donna l'averà in balìa.
Isparvier mio, ch'io t'avea nodrito; sonaglio d'oro ti facea portare,
perchè nell'uccellar fossi più ardito. Or sei salito siccome lo mare,
ed hai rotto li geti e sei fuggito, quando eri fermo nel tuo uccellare.”

di Gaspara Stampa:
Piangete, donne, e con voi pianga Amore

Piangete, donne, e con voi pianga Amore,
poi che non piange lui, che m'ha ferita sì,
che l'alma farà tosto partita da questo corpo tormentato fuore.

E, se mai da pietoso e gentil core
l'estrema voce altrui fu essaudita,
dapoi ch'io sarò morta e sepelita,
scrivete la cagion del mio dolore:

"Per amar molto ed esser poco amata
visse e morì infelice, ed or qui giace
la più fidel amante che sia stata.

Pregale, viator, riposo e pace,
ed impara da lei, sì mal trattata,
a non seguir un cor crudo e fugace".

di Veronica Gambara:
Occhi lucenti e belli

Occhi lucenti e belli,
com'esser può che in un medesmo istante
nascan da voi nove sì forme e tante?
Lieti, mesti, superbi, umili, alteri
vi mostrate in un punto, onde di speme
e di timor m'empiete,
e di tanti effetti dolci, acerbi e fieri nel core arso
per voi vengono insieme ad ognor che volete.
Or, poi che voi mia vita e morte sete,
occhi felici, occhi beati e cari,
siate sempre sereni allegri e chiari.
Qual si voglia gran stil pien di dolcezza;
pero con l'alma sol v'onoro e esalto.

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