Paolo Lo Manto, sindaco - Il Campanile Enna

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Paolo Lo Manto, sindaco

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Paolo Lo Manto, sindaco di Enna (1945-1946, 1952-1956, 1960-1962, 1968-1973)

di Salvatore Presti

Paolo Lo Manto fu definito il Sindaco con “il mal della pietra”. Di buon mattino, infatti, se le condizioni climatiche lo consentivano, prima di recarsi in Municipio, soleva fare un giro a piedi per la città, specie nei quartieri periferici, per rendersi conto delle opere pubbliche in corso o per verificare l’efficienza dei servizi primari: spezzamento delle strade; erogazione dell’acqua potabile nelle fontanelle sparse per tutta la città. Costituì “l’unità di crisi” nella sua casa di Via Roma, presso il suo studio, in occasione dell’emergenza alluvione del dicembre 1972 - gennaio 1973. Ciò non tanto per sua comodità, ma perché, da Sindaco, volle seguire, “minuto per minuto”, giorno e notte, l’evoluzione dell’evento calamitoso abbattutosi, con violenza, per oltre quindici giorni, nel capoluogo e in gran parte del territorio provinciale. Le case alluvionate pericolanti furono fatte sgomberare con ordinanze sindacali a seguito di accertamenti, congiuntamente fatti dai tecnici comunali e dai Vigili del Fuoco. Per dare concreta risposta alle aspettative degli alluvionati, in parte provvisoriamente alloggiati negli alberghi, accelerò i tempi di consegna al comune dei 146 alloggi popolari di S. Anna - in fase di ultimazione da parte dell’impresa Tosi di Milano – avviando l’iter per l’assegnazione agli aventi diritto. Tante famiglie alluvionate parteciparono al bando e quindi, uscita la graduatoria, molte di esse, ebbero un’abitazione prima dell’inverno, nell’autunno del ’73.

Per l’On. Lo Manto amministrare la cosa pubblica era una missione, e non solo un dovere civico. Questa  vocazione lo portò a dedicare i migliori anni della sua vita alla guida della massima magistratura civica. Quando, nell’immediato dopoguerra, iniziò la carriera politica, gli oratori dei vari partiti tenevano i comizi elettorali dal balcone di palazzo di città. Si tenevano, invece, nelle piazze di periferia i cosiddetti “comizi rionali” che in quel tempo erano molto seguiti, specie dalle donne. Quel suo girovagare per la città era motivo, anche, per parlare con la gente, con  gli anziani e le donne in particolare che al suo passaggio si affacciavano sull’uscio di casa. Ascoltava tutti, naturalmente, e per tutti aveva parole rassicuranti: che i tempi dovevano migliorare; che le cose da fare erano tante; che bisognava avere pazienza.

Le donne, di solito, chiedevano un lavoro per il figlio o per il marito disoccupato presso un cantiere scuola o un sussidio in denaro per delle impellenti necessità famigliari. Erano queste le istanze dei cittadini meno abbienti in quegli anni difficili del dopoguerra prima del cosiddetto “miracolo economico”, che qui da noi incominciò a percepirsi verso la fine degli anni sessanta.


Questa sua propensione ad occuparsi della povera gente, soprattutto quella  che viveva nei rioni più emarginati, in case fatiscenti, in “coabitazione” con le capre e gli animali da soma, è da ricercare forse nel fatto che egli vide la luce, e visse fino agli anni giovanili, nel rione Fundrisi, uno dei quartieri più popolosi e periferici di Enna. Ma anche la professione di medico da lui esercitata, quale specialista  ostetrico e ginecologo, contribuì a formare la sua personalità. La sua “missione politica” ebbe inizio negli anni immediatamente dopo la liberazione. Dall’aprile 1945 al gennaio 1946 è stato deputato all’assemblea regionale siciliana. Per un trentennio, dal 1946 al 1976, consigliere comunale, carica che mantenne fino alla morte; “morire da consigliere comunale è la mia grande aspirazione” soleva dire agli amici politici e non. Fu primo sindaco con voto democratico dall’ aprile 1945 al 23 gennaio 1946. In seguito, ricoprì la massima carica cittadina dal 4 luglio 1952 al 22 giugno 1956, dal 25 novembre 1960 al 26 aprile 1962 e dal 2 maggio 1968 al 6 maggio 1973, per complessivi quasi dodici anni. Durante quei lunghi anni di sindacatura, la gestione della Casa Comunale  gli diede, com’è naturale, gioie e dolori. Nei primi anni cinquanta la chiusura del distretto militare, fortemente contestata - senza successo - dall’amministrazione comunale, dai sindacati e dalla popolazione (con petizioni e manifestazioni di piazza) venne da lui vissuta con amarezza. Questo fu il primo dei tanti fatti di delocalizzazione che Enna ha vissuto come un  vero e proprio scippo. Ultima in ordine di tempo la chiusura della sede della Banca d’Italia. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, si avviarono e si portarono a termine importanti opere. Tra queste, l’edificazione delle sedi degli enti parastatali che dal lontano 1926, anno di elevazione di Enna a Capoluogo di Provincia, non avevano trovato adeguata sistemazione.

I nuovi uffici ed ambulatori, quindi, dell’INAM, INPS, INAIL ed dell’ENPAS vennero inaugurati in quegli anni in cui l’amministrazione comunale era guidata dal dott. Paolo Lo Manto. Le pergamene della posa della prima pietra dell’Albergo Sicilia e del Palazzo di Giustizia portano la sua firma. Non volle trasferire il suo gabinetto nel palazzo comunale di Piazza Coppola, forse perché troppo affezionato alla sua stanza attigua all’aula consiliare di palazzo di Città, intitolata ad Euno. Lì ogni mattina radunava i suoi più stretti collaboratori: il segretario generale, l’ingegnere capo Salvatore Campolino, il ragioniere generale Orazio Grippaudo, il comandante dei vigili urbani Alfredo Fazzi e l’economo comunale Pietro Severino al quale chiedeva disponibilità di denaro per  eventuali sussidi da elargire durante la giornata. A tale scopo, il più delle volte, succedeva che  metteva a disposizione dei fondi propri nelle mani del segretario particolare, Calogero Lo Giudice, suo prediletto nipote, poi diventato deputato regionale ed europarlamentare.

Al sindaco Lo Manto sono legate, inoltre, le grandi opere di risanamento. Quelle di maggior spicco riguardarono i quartieri di Valverde e di San Leone, quelli, per intenderci, dove gli ovili confinavano con le case, e le stalle facevano parte integrante delle abitazioni. In quanto medico, era perfettamente consapevole che la situazione igienico e sanitaria esistente in quei quartieri della città non poteva essere più tollerata. Mise in moto, pertanto, la macchina tecnico-amministrativa comunale per intraprenderne il risanamento e, ottenuti i finanziamenti, avviò i lavori degli ‘sventramenti’ per la costruzione delle nuove strade urbane: la S. Leone - Valverde (con innesto dalla Via Fontanagrande); la Via Della Rinascita che da Valverde porta a S.Pietro e della Fontanagrande - Piazza S. Agostino. Quest’ultima, una volta completata, venne a lui intitolata, in occasione del decennale della morte, per volere unanime del consiglio comunale.

Ai margini di queste strade vennero costruite dal Comune, con finanziamenti regionali, diverse palazzine popolari i cui alloggi vennero assegnate a coloro i quali avevano ceduto le case malsane. Avviò inoltre la progettazione delle strade cosiddette di arroccamento: la Monte-Cantina, la Lombardia-S.P. n°1 e la panoramica “Casina Bianca”, in parte realizzate o completate dall’Amministrazione Provinciale. “La minuziosa elencazione delle grandi e piccole opere alle quali egli, sulla scorta di una propedeutica spirituale, diede vita ed impulso, sarebbe non soltanto lunga, ma soprattutto inessenziale.

Quel che conta è il senso della sua missione concreta di amministratore, la grande visione che lo animava. Costruire, selciare, risanare era il suo problema primario”. Così il giornalista Nello Gandini concluse il suo breve saggio monografico introduttivo alla pubblicazione della vita e l’opera del nostro, edito a cura del Comune, dal titolo “Paolo Lo Manto” (Tip. Celere,1976), in occasione della sua dipartita, all’età di 71 anni, il 18 luglio 1976.


Pubblicato sul Giornale di Sicilia (Cronaca di Enna) in due uscite: il 20/07/2006 e il 21/07/2006, con i titoli: “ Lo Manto ostetrico della Povera gente” e “ Paolo Lo Manto, il sindaco della ricostruzione”.

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