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La legge del più forte

A letteratura du Campanaru > Angelo Signorelli


La legge del più forte

di Angelo Signorelli,




Nel 1987 con  La legge del più forte,  vinse il prestigioso premio letterario "H.C. Andersen" considerato uno dei più importanti nel settore della letteratura per l’infanzia. Il racconto inserito nel libro L’arcobaleno della fantasia ( pubblicato nel 1988 dopo aver ottenuto, come opera inedita la medaglia d’oro "Premio Boccaccio" di Roma), può ancora oggi essere considerato come uno dei migliori apparsi negli ultimi anni della sua produzione.  



La legge del più forte

Un  vecchio lupo magro, malconcio e sdentato viveva isolato nel folto della foresta in attesa di passare a miglior vita. In questa solitudine aveva avuto modo e tempo di pensare a ciò che aveva fatto di buono e di cattivo nella sua lunga vita.
Giunto sul punto di morire, chiamò a raduno il  branco e così disse: - Amici miei, penso che sia arrivata  la mia ultima ora e vado rassegnato verso il mio destino. Nella mia vita credo di aver vissuto sempre onestamente da vero lupo e nel rispetto della nostra legge. Ma ora ho un dubbio che prima di morire voglio mi sia  chiarito: ma siamo proprio certi che la nostra legge sia  quella giusta? -
Tutti i lupi abbassarono la testa silenziosi. Poi prese  la parola il capobranco: - Io personalmente ritengo di non aver dubbi sulla giustezza della nostra legge, ma per poter avere un giudizio esatto bisognerebbe prima metterla a confronto con la legge di Dio e con quella degli uomini. -

- Giusto! - confermò in coro il branco.  - All'alba - continuò il capo - andrò io stesso in paese per conoscere le altre leggi. -

Detto questo s'avviò per il sentiero, salutato e incoraggiato da tutti i presenti.
Giunse al paese che era ancora buio. Le luci erano accese nelle strade; porte e finestre erano sbarrate. So la grande porta della chiesa era socchiusa. Entrò furtivo e, mentre sbalordito ammirava l'altezza del soffitto e i grandi quadri appesi alle pareti, udì i passi  lenti del vecchio sacrestano che si apprestava ad accendere  le candele.


Istintivamente la paura prese il sopravvento sui suoi buoni  propositi di dialogare con qualcuno. Trovò opportuno rifugiarsi nel confessionale ma, appena entratovi, udì  un suono assordante di campanello. Poi venne un uomo vestito di nero, entrò dall'altra parte del confessionale e con voce suadente cominciò a parlare:
- Dimmi figliuolo, vuoi confessare qualche peccato che pesa sulla tua coscienza? -
- A dire il vero - replicò il lupo - io mi ritengo piena a posto con la mia coscienza. Tuttavia è mia in tenzione mettermi in regola con la legge divina. Sempre  se ciò mi sarà concesso!... -
Certo che ti sarà permesso, figliuolo, e posso dirti che tu ti trovi sulla strada giusta, in quanto a posto con la tua coscienza.
Dimmi tutto apertamente e ti assicuro che Dio perdonerà ogni tuo peccato. -

Padre - continuò il lupo - non più tardi di ieri ho mangiato una pecora per fame. -

- Cotesto tuo operar non è affatto peccato! - disse bonariamente il sacerdote - È dovere di ognuno curar col nutrimento il corpo che il buon Dio ci ha dato. Peraltro le pecore son fatte per essere mangiate! -

Meno male - pensò il lupo - fin qui sono in regola, vedremo dopo! -

- Ma dimmi - continuò con calma il confessore - codesta pecora che tu hai mangiato era di tua legittima proprietà? -
- Veramente - proseguì il lupo - non conosco il significato di quest'ultima parola, specie se riferita alle creature di Dio. Posso capire che si può essere padroni di  qualcosa che hai fatto tu, ma non di una pecora che l'ha  fatta Dio. -
- Lasciamo perdere! - replicò imbarazzato il sacerdote

Ma dimmi, di grazia, dove hai trovato questa pecora, e di che colore era il suo vello? -

E il lupo con naturalezza:
Era rimasta imbrigliata in un laccio preparato da un bracconiere ai margini del bosco, vicino all'olmo veccchia e mezza soffocata stava per morire. In quanto al colore non posso essere preciso perchè era buio, ma ritengo fosse stata nera! -

Brutto birbante. Ladro assassino!... - esclamò rabbio il confessore - Ma quella pecora era la mia! -

Si affacciò dal confessionale e per poco non svenne nel constatar che si trattava di un lupo e non di un  uomo.
Si mise ad urlare con tutto il fiato che teneva in gola:
Al lupo! Al lupo!... -



Il povero lupo se la diede a gambe, ma non fece in tempo  ad uscire dalla chiesa che si trovò prigioniero e incatenato da due gendarmi.  La gente accorreva incuriosita da ogni parte e ognuno  esprimeva parole di spregio per il povero malcapitato qualcuno avrebbe voluto linciarlo sul posto, ma un uomo di buon senso esclamò a voce alta:
- Facciamogli un regolare processo; ascolteremo cos'ha da dire a sua discolpa. Di certo ne sentiremo delle belle -
Fu subito allestito un regolare processo con giudici, pubblico ministero, banco dell'imputato e fu per l'occasione  nominato un difensore d'ufficio.
Spiccava, in bella mostra sul tavolo della giuria, la  scritta in rilievo:  
«LA  LEGGE È UGUALE PER  TUTTI.»
Meno male - pensò subito il lupo leggendo quella fra se - Se la legge è uguale per tutti ci sarà giustizia anche  per la mia innocenza. -


Preannunciata dal suon di campanello, entrò in aula  la corte con passo calmo e autoritario.
Il presidente della giuria, espletate le formalità di legge, prese subito la parola.
- Siete accusato, in quanto lupo, a rispondere dei reati attribuiti a voi e a tutti gli appartenenti alla specie vostra e precisamente:

- Associazione a delinquere per furto aggravato di bestiame
- Strage di pecore.
-Vari tentati omicidi ai danni dell'uomo.-
-Avete qualcosa da dichiarare a vostra discolpa?... -

Signor presidente, onorevole giuria, - cominciò il lupo con voce calma e pacata - non sono in grado di capire alla perfezione le accuse che vengono addebitate a me e ai miei consimili, tuttavia riesco a capire che si tratta di accuse gravi e cercherò di discolparmi e a buona ragione considerato che mi ritengo innocente.  Siamo accusati di associazione a delinquere... ma la nostra  signor presidente, è la più naturale delle associazioni ove si rispettano non soltanto la nostra gerarchia e le nostre leggi, ma tutte le regole che rispettano l'equilibrio della natura. Strage di pecore? !... Suvvia non esageriamo! È vero si che qualche volta, spinti dalla fame siamo costretti a mangiar qualche pecora vecchia e malata, ma... dobbiamo pur nutrire il nostro corpo!  Tentato omicidio? Questa si ch'è bella! Ma se ogni volta  che vediamo l'uomo, o solamente ne sentiam l'odore, facciamo certi fugoni! !... Non potete farci simili accuse se, non avete la minima prova.
Prove!... Prove!... Quali prove? - rispose irritato il  presidente - Basta leggere qualsiasi favola per rendersi  conto che il lupo è sempre stato cattivo, malvagio e feroce -
- Lo so, lo so, - rispose il lupo mestamente - ma le favole le scrivono gli uomini... non i lupi! -

Basta così! - interruppe il giudice - Tutte bugie! Avete già parlato abbastanza per essere un lupo. -

Prese infine la parola l'avvocato della difesa ma si  limitò a chiedere una mite condanna e suggerì anche che  l'imputato fosse rinchiuso in uno zoo per tutta la vita, dietro robuste sbarre di ferro. Almeno così, sosteneva, avrebbe scontato la sua colpa divertendo i bambini.
La corte si ritirò per decidere e dopo qualche minuto il giudice lesse a voce alta la sentenza.
In base agli articoli ecc... ecc... - In relazione ai capi d'accusa ecc... ecc... esclusa ogni attenuante generica, l'imputato viene riconosciuto colpevole e condannato  a morte per impiccagione da eseguirsi immediatamente  nella pubblica piazza. -
Mentre tutti applaudivano il verdetto, si creò in aula  un po' di confusione. Il lupo approfittò di un attimo  di distrazione dei gendarmi che lo tenevano a bada, spiccò un balzo verso la finestra, ruppe il vetro e via di corsa  verso il bosco.
Dopo circa mezz'ora giunse, stanco e sudato, nel posto dove lo aspettavano i lupi del branco.
- Allora... - disse il vecchio lupo, che aspettava ansioso  la risposta - Hai confrontato la giustezza della nostra legge? Cosa sai dirmi?
- A dir la verità - rispose il capobranco - ho capito soltanto una cosa: la nostra legge è perfettamente in regola con la grande legge della natura. Rispettiamola quindi  e comportiamoci in modo tale che mai nessuno abbia a dire che qualche volta «CI SIAMO COMPORTATI DA UOMINI E NON DA LUPI». -




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