ROCCA DI CERERE E CONTRADA SANTA NINFA - Il Campanile Enna

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ROCCA DI CERERE E CONTRADA SANTA NINFA

I luoghi della memoria > Rocca di Cerere
post inserito il 18/ 10/2014, testi di Enrico Giannitrapani, foto Giannitrapani, Emma, Mingrino, Manna. © riproduzione permessa con citazione della fonte.

La Rocca DI CERERE 
 e la  Contrada SANTA NINFA
relazione sintetica dei risultati della campagna di scavi 2008, stralcio della relazione tecnica del progetto definitivo PIST 2011
di Enrico Giannitrapani
INTRODUZIONE
Il primo archeologo che si è occupato di Contrada S. Ninfa è stato Paolo Orsi che, negli anni ’30 del secolo scorso, aprì in quest'area una serie di saggi di scavo, mettendo in luce una tomba a cappuccina di età ellenistica, impostata sui resti di una capanna di età preistorica. Alla fine degli anni '70 del secolo scorso, ulteriori indagini sono state condotte dalla Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento, allora competente per la provincia di Enna, con una serie di saggi nei terrazzi posti immediatamente sotto la Rocca di Cerere, allo scopo di individuare i livelli di frequentazione antica già esposti dall'Orsi. 
Nel corso di successivi e più recenti sopraluoghi, è stato possibile individuare, poi, una serie di grotte e ipogei, tra cui la cosiddetta Grotta delle Sette Stanze, che si apre lungo la parete rocciosa sotto il Castello di Lombardia e, sotto la Rocca di Cerere, un piccolo ipogeo, lungo le cui pareti si conservano alcune tombe ad arcosolio di età romana. Infine, è stato possibile raccogliere indicazioni dell'esistenza di un altro ipogeo, noto significativamente come Grotta delle Ninfe, situato probabilmente immediatamente sotto la Grotta delle Sette Stanze, in un’area oggi completamente ricoperta da una densa vegetazione e da rovi, quindi non facilmente raggiungibile.
Grotta delle Ninfe, ricostruzione di Gino Manna
I lavori di scavo archeologico realizzati nel 2008 nell'ambito dell'intervento 2.11 del PIT 11.496 realizzato dal Comune di Enna hanno rivelato come tutta l'area sia stata interessata in antico dall’uso intensivo dell'acqua a scopo agricolo e/o artigianale, come testimoniato dalle numerose sorgenti e opere di canalizzazione presenti ai piedi del Castello stesso, oltre che da ulteriori canalizzazioni, in parte costruite e in parte scavate nel banco di roccia. Un’ulteriore evidenza dell'utilizzo dei terreni di questa parte dell'antica città di Enna è evidenziata dalla presenza di numerose opere di terrazzamento ancora in opera.
È stato possibile verificare come almeno una parte di questi muri a secco, elemento tipico del paesaggio siciliano, ma sicuramente presenza inusuale in un contesto urbano, possano datarsi ad un'epoca collocabile tra l'età tardo antica e quella medievale.
Canalizzazioni alla base 
della parete rocciosa del Castello
LA CAMPAGNA DI SCAVI 2008
I lavori di scavo archeologico condotti nel corso della campagna 2008 a Contrada S. Ninfa hanno restituito importanti evidenze utili alla ricostruzione delle dinamiche del popolamento di questa parte dell’antica città di Enna. Le fasi più antiche testimoniate riguardano la piena età greca, quando tutta quest'area costituiva, insieme con le alture dove oggi si trova il Castello di Lombardia e la Rocca di Cerere, la parte religiosa e sacra della polis ennese. Le fonti antiche, da Diodoro Siculo a Cicerone, indicano in questa parte dell'altopiano la presenza di numerosi templi e santuari. La valletta di Contrada S. Ninfa doveva costituire uno degli ingressi alla città, attraverso una strada che saliva dall'attuale contrada Baronessa, in parte ancora oggi visibile nelle balze sottostanti. Le strutture messe in luce lungo le pendici sottostanti il Castello, costituite tra l'altro da una grande sala per banchetti intagliata nella roccia, circondata da pozzetti e fosse utilizzate nei rituali, da un ipogeo posto sotto tale sala, forse allora utilizzato come tomba a camera, al cui fianco si trova una parete rocciosa decorata da numerose edicole votive, costituiscono uno dei santuari citati nelle fonti legato ai culti Demetriaci.


La grande sala per banchetti intagliata nella roccia, circondata da pozzetti e fosse utilizzate nei rituali.

L'uso religioso e funerario del santuario e di tutta la valletta di S. Ninfa deve essere continuato anche in età romana, come testimoniato dalla presenza delle tombe ad arcosolio e sub-divo, destinazione mantenuta anche in età paleocristiana (IV-VI sec. d.C.), quando i luoghi pagani vengono resi 'cristiani' con l'incisione di croci dentro le edicole votive ellenistiche. A questo periodo è, inoltre, attribuibile la costruzione di un piccolo edificio absidato di fronte alla parete con le edicole, forse utilizzato come chiesa o oratorio, come dimostrato dalla presenza dei resti di intonaco finemente decorato.

Ipogeo posto sotto la sala dei banchetti. Forse è stato utilizzato come tomba a camera. A fianco si trova 
una parete rocciosa decorata da numerose edicole votive, costituiscono uno dei santuari citati nelle fonti 
legato ai culti Demetriaci.
In età tardo-bizantina, intorno all'VIII sec. d.C., diventa urgente per la popolazione di Enna fortificare la città, a causa dell'arrivo delle armate islamiche che in quegli anni completavano la conquista della Sicilia. È a questo periodo che è databile la prima fortificazione dell'attuale Castello di Lombardia e la costruzione delle imponenti opere difensive messe in luce nei livelli sottostanti la chiesa di S. Cataldo, a Papardura e a Janniscuro. Enna si dota ora di una possente cinta muraria che corre lungo tutto il perimetro dell'altopiano, rinforzata da numerose torri e bastioni, come nel caso della struttura messa in luce a Janniscuro ai piedi della chiesa di S. Bartolomeo. Tale processo di fortificazione e incastellamento, noto pure in altre parti della provincia, è presente anche a Contrada S. Ninfa: a causa delle nuove e urgenti esigenze difensive, l'area perde il significato religioso e cultuale mantenuto per tanti secoli e viene eretto un possente muro difensivo, che in parte ingloba le strutture murari della prima età bizantina, e costruito reimpiegando blocchi e rocchi di colonna presi dagli antichi edifici sacri presenti nell'area. Il muro era rinforzato da una torre semicircolare solo parzialmente messa in luce.
Resti di una torre difensiva
A questa fase di interventi radicali nell'ambito dell'architettura militare di Castrum Hennae sono attribuibili anche i resti di due capanne, identificate dalle numerose buche di palo poste sul loro perimetro. La prima, a pianta rettangolare con i lati brevi absidati, è stata ricavata sul piano roccioso della grande sala dell'antico santuario di età greca, mentre la seconda, sempre a pianta rettangolare con solo uno dei lati brevi absidati, è stata scavata nel banco roccioso nell'area sottostante la Rocca di Cerere. La presenza di militari qui stanziati in difesa di uno dei principali accessi alla città, è confermato dal ritrovamento di abbondanti frammenti ceramici pertinenti la cosiddetta “ceramica a stuoia”, recentemente datata tra la metà del VIII e la prima parte del IX sec. d.C. ed interpretata come la ceramica d'uso comune utilizzata dalle milizie mercenarie portate in Sicilia dall'Est Europa a difendere l'isola dagli attacchi islamici. Dopo la conquista islamica, e per tutta l'età arabo-normanna e sveva, contrada S. Ninfa cambia nuovamente destinazione d'uso, diventando un'importante area agricola e artigianale, grazie alla richezza di sorgenti e la presenza di terreni fertili, probabilmente sede di un piccolo quartiere produttivo, protetto dal Castello, che in quei secoli viene ingrandito e ulteriormente fortificato.

Sul perimetro del piano roccioso della grande sala dell'antico santuario di età greca sono state identificate numerose buche di palo attribuibili ai resti di  una delle due capanne. 
L'ipogeo del santuario viene ora trasformato: nell'area antistante l'ingresso viene costruito un edificio rettangolare che in parte taglia e distrugge i resti dell'edificio di culto di età tardo-antica, mentre sul pavimento dell'ipogeo stesso vengono scavati una serie di pozzetti. Quella che una volta era una tomba diventa ora un palmento, o comunque una struttura utilizzata nella trasformazione dei prodotti agricoli, come testimoniato dal rinvenimento di una serie di macine circolari in pietra lavica. Nei saggi sotto la Rocca di Cerere, si è verificato come i livelli di frequentazione bizantina vengono tagliati dall'escavazione del banco roccioso per la realizzazione di un complesso sistema di canalizzazione delle acque e di una cisterna, complessa struttura probabilmente utilizzata a scopi artigianali. Tali strutture restano in funzione tra il X e il XIII sec. d.C., come dimostrato dai numerosi frammenti ceramici di tale periodo. Alla fine del XIII secolo, per ragioni ancora poco chiare, la cisterna viene chiusa e saldamente sigillata, mentre l'area viene definitivamente abbandonata.

Cisterna in funzione fino alla fine del XIII secolo.


I NUOVI INTERVENTI A CONTRADA S. NINFA
L'obbiettivo principale del progetto PIST “Rete dei parchi archeologici urbani: Parco Archeologico Urbano del Castello di Lombardia e Rocca di Cerere” è il completamento di tutte quelle opere di infrastrurazione che sono necessarie per una corretta fruizione di questa importante area archeologica urbana, in parte già realizzate con il precedente progetto PIT. Per tale motivo si ritiene prioritario, al fine di riconsegnare alla comunità ennese e ai numerosi turisti che annualmente visitano Enna, realizzare un complesso sistema di sentieri e percorsi, facilmente percorribili da parte di tutte le diverse tipologie di potenziali visitatori, che consentano di visitare in sicurezza le evidenze archeologiche già messe in luce, con una cura particolare ai sistemi di copertura e restauro delle medesime evidenze, ed un moderno e funzionale sistema didattico-esplicativo multilingua, allo scopo di raccontare ai visitatori la storia di lunga durata di quest'area e, quindi, di Enna. Un'attenzione particolare viene poi data, sia in fase di progettazione che di esecuzione degli interventi, affinché il tracciato dei percorsi previsti non metta a rischio i beni archeologici ancora da scavare e da mettere in luce. 
L'edificio posto sotto la Rocca di Cerere, 
già in gran parte sistemato grazie 
al progetto realizzato nell'ambito del PIT
Pertanto, gran parte di tali percorsi di visita verranno realizzati nella parte mediana e in quella alta della valletta dove insiste il sito archeologico, area dove una serie di saggi condotti nel corso della campagna 2008 ha permesso di verificare l'assenza di rischio archeologico per la presenza di uno spesso deposito di detriti e di materiali di risulta qui accumulati nel corso degli anni '50 e '60 del secolo scorso. In fase di esecuzione dei lavori, comunque, tutti i lavori previsti saranno monitorati e sottoposti ad attenta sorveglianza archeologica. In tal senso dovranno essere continuate le indagini archeologiche già avviate nel 2008, per una migliore conoscenza e comprensione dei resti archeologici che ancora si conservano in quest'area.
Nell'ambito del medesimo progetto, inoltre, si intendono completare i lavori di recupero architettonico e di restauro dell'edificio posto sotto la Rocca di Cerere, già in gran parte sistemato grazie al progetto realizzato nell'ambito del PIT. Al termine dei lavori, gli ampi locali posti al piano terra di tale edificio saranno adibiti a Museo Archeologico Comunale. Tale struttura museale dovrà raccontare, attraverso un moderno ed efficace sistema espositivo, la storia della città di Enna, dalla preistoria all'età medievale, partendo da quello che meglio rappresenta la mente locale connaturata storicamente in questi luoghi, cioè il mito di Demetra. Questo fondamentale mito, elemento fondante dell'identità e della memoria culturale di Enna, può essere bene rappresentato dalla metafora di un ricco e bel vestito di fattura greca, indossato da un corpo che però ha origini molto più antiche, che affondano nella Sicilia e nel Mediterraneo pre e protostorico. 
Per tale motivo il percorso museale, da realizzarsi sia con l'esposizione di reperti ma ancor più utilizzando le più aggiornate soluzioni tecnologiche ed informatiche, con continui richiami sia al sistema museale ennese già attivo, che con i siti archeologici di Enna e del suo più ampio territorio, luoghi da considerarsi come sale di un museo diffuso di grande bellezza e di alto valore storico-archeologico, deve necessariamente partire dalla preistoria e protostoria della Sicilia centrale e degli Erei, per arrivare alla storia della Enna greca, romana e medievale. Il filo conduttore e lo scheletro attorno cui costruire questa narrazione sarà rappresentato, appunto, dal culto della Dea Madre mediterranea, della Demetra greca e della Cerere romana, storie diverse legate però tra di loro, che tanta parte hanno avuto per lo sviluppo culturale, economico e sociale di questa parte interna della Sicilia.
I restanti locali, sia quelli esterni che quelli posti ai piani superiori dell'edificio principale, ospiteranno i diversi servizi per i visitatori, uffici, magazzini e laboratori didattici. 
Per giungere alla realizzazione del Museo Archeologico Comunale di Enna dovranno essere concordati e stipulati i necessari atti amministrativi tra la Soprintendenza BB.CC.AA. di Enna, il Museo Interdisciplinare “G. Alessi”, il Comune di Enna e, ove necessario e opportuno, le associazioni e gli enti di ricerca, promozione e valorizzazione dei beni culturali presenti nel territorio ennese, stabilendo in particolare le modalità amministrative e tecnico-scientifiche per l'affidamento dei materiali archeologici e le modalità di gestione del Museo e dell'annesso Parco Archeologico Urbano.

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