Condannati a morte (parte 3) - Il Campanile Enna

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Condannati a morte (parte 3)

I luoghi della memoria > Civiltà contadina > Condannati a morte

La legge "Gullo", la legge che cambiò
il mondo contadino e la società siciliana.


tratto da : "Condannati a Morte, brevi cenni delle lotte contadine dal 1944 al 1950 nella Provincia di Enna"
di Pino Vicari

"Condannati a morte" scritto da Pino Vicari nel 2002, è una lezione di storia vera, una testimonianza della Sicilia negli anni del dopoguerra, della grande lotta dei movimenti democratici per l'emancipazione della nostra isola dal latifondo e dalla mafia. Il titolo "Condannati a morte" si riferisce alla sentenza di morte promulgata in un summit mafioso contro lo stesso Pino Vicari e Carmelo Librizzi, in qualità di esponenti del movimento contadino, sentenza fortunatamente mai eseguita.      


Nel 1944 il Re d'Italia Vittorio Emanuele III aveva abdicato in favore del figlio Umberto I, nel 1946 fu indetto il referendum sulla scelta tra Repubblica e Monarchia con la vittoria della Repubblica: il Governo Badoglio venne sostituito dal governo Parri costituito da tutti i partiti che avevano dato vita ai C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale).
Nel primo governo monarchico dopo la caduta del fascismo, a capo del Ministero dell'Agricoltura fu nominato l’Avv. Fausto Gullo, comunista calabrese, proprietario terriero conoscitore dei problemi dell'agricoltura meridionale. Il ministro Gullo si pose il problema della mezzadria e dei piccoli fittavoli con l'intenzione di riequilibrare il rapporto associativo tra il fittavolo, il mezzadro ed il proprietario, emanando due decreti legge molto importanti: il D.L. n. 311 e il D.L. n. 279.

Il D.L. n. 311 del 19/11/1944 (Legge Gullo) modificò radicalmente il rapporto mezzadro-proprietario

Applicando il D.L. n. 311-Legge Gullo, la ripartizione avveniva nel modo:
Nel caso in cui il proprietario concedeva al mezzadro la nuda terra (art. l, comma 1) la divisione dei prodotti avveniva nella misura di un quinto a favore del proprietario e quattro quinti a favore del mezzadro, cioè 1
'80% al mezzadro e il 20% al proprietario.
Nel caso in cui sementi e concime (escluso il costo della mano d'opera) erano anticipate dal proprietario a fondo perduto, la ripartizione avveniva nella misura del
60% al mezzadro e del 40% al proprietari (art. 2).

Nel periodo di cui parliamo, le famiglie contadine producevano a casa il pane e la pasta; mulivano il grano e lavoravano la farina. Una persona, per nutrirsi 365 giorni, consumava 3 ql. di grano, per una famiglia media di quattro persone erano necessari 12 ql. di grano. I1 mezzadro, con 12 ql. di grano ricavati da un anno di lavoro, doveva nutrire la famiglia e l'animale, pagare il barbiere, il calzolaio, il venditore di tessuti ed altri bisogni familiari, era consuetudine pagare tutti costoro in natura con il raccolto. Questa era la Sicilia dei contadini poveri ed in questo tessuto sociale iniziarono le prime battaglie.

Con la Legge Gullo avvenne un fatto importante, lo spostamento da un soggetto (il proprietario) all'altro (il mezzadro) di una parte notevole della rendita fondiaria; nella provincia di Enna e in tutta la Sicilia centinaia di migliaia di famiglie di mezzadri si sono viste così aumentare il reddito annuo. I mezzadri in provincia erano 11.627 cioè undicimilaseicento nuclei familiari. I mezzadri e i fittavoli si rinfrancarono dalla secolare soggezione servile, in più migliorarono le loro condizioni economiche, il mondo contadino siciliano alla fine era cambiato, non era più quello di prima.

Il rapporto societario tra mezzadro e proprietario prima del D.L. n. 311 del 19/11/1944


- I1 proprietario concedeva, in media, al mezzadro 3 Ha di terreno e anticipava le sementi.
- Anticipava il concime chimico.
- Nel caso in cui il mezzadro durante 1' inverno avesse bisogno del grano per sfamare la famiglia gli veniva anticipato trattenendo l'interesse al momento dell'erogazione del prestito.
- Il mezzadro si faceva carico di tutti i lavori, dall'aratura, che si svolgeva con animali, alla semina, falciatura e trebbiatura. La trebbiatura si svolgeva con animali (cavalli, muli, asini o buoi), la separazione della paglia dal grano avveniva con tridente e pala di legno, sfruttando il vento. I1 tutto avveniva sotto gli occhi vigili dei guardiani che non si allontanavano dall'aia se non dopo la ripartizione operata sempre dal campiere.

La struttura sindacale ed organizzativa della Federterra

La legge n. 311 (Legge Gullo) prevedeva una serie di organismi, dove arrivavano le pratiche in contestazione, sia a livello Comunale che circondariale. In tutti i comuni dell'ennese (n. 20) e le frazioni (n. 4) sorsero le Camere del Lavoro con le leghe di categoria, la più numerosa e la più presente era la Federterra (Federazione Lavoratori della Terra).
Dopo la breve parentesi del Prof. Pedalino, Segretario Provinciale, venne eletto Carmelo Librizzi, Vice Segretario Pino Vicari, che era anche Segretario della Lega Comunale di Enna.
Le leghe Comunali erano dirette da dirigenti di tutte l'età, c'era tanta voglia d'imparare, giovani studenti, professionisti, insieme a maturi e semianalfabeti contadini, pieni d'entusiasmo, con la collaborazione dei Comitati Comunali, erano il tessuto su cui poggiava il sindacato. Sotto l'offensiva della mafia e di alcuni settori dello stato, qualcuno si demoralizzava, altri cedevano e preferivano ritirarsi, erano reazioni umane, nessuno è nato eroe. Nella stragrande maggioranza, va dato atto al quadro dirigente, di avere rintuzzato le minacce, le discriminazioni e tutti i tentativi illeciti messi in atto a qualsiasi livello contro i dirigenti ed i contadini più attivi.


Come avveniva la ripartizione dei prodotti agricoli prima della legge n. 311

Il proprietario prelevava il suo 50% , il proprietario prelevava inoltre:
La semente anticipata.
L'equivalente del Concime chimico.
Eventuale anticipo durante l'inverno.
Quota contributi unificati.
Assicurazione antincendio.
Regalia al campiere: un tumulo pari a 16 kg di grano. Regalia al guardiano: 10 kg di grano.
In alcuni feudi si prelevava il contributo per la festa padronale.
Regalia al “carrozziere” detto "i maccarruna”.

Un detto siciliano così recitava:"quannu lu viddanu finiva di spartiri l'aria, s'innacchianava ha lu paísi cù la tradenta ncuddu”…quando il contadino finiva di dividere il grano nell'aia se ne saliva in paese con il solo tridente sulle spalle.

La controparte era l'Associazione degli Agricoltori, diretta dal Commendatore Prato da Valguarnera quale Presidente e dal Cav. Luigi Grimaldi quale Segretario, persona molto preparata che sapeva difendere gli interessi della categoria con competenza ma anche con moderazione; sostenevano la difesa legale due valenti avvocati, Longo ad Enna, Insinga a Nicosia, professionisti seri.
Essendo stato promulgato il decreto legge n. 311 nel Novembre del 1944, occorreva prepararsi per la campagna granaria del 1945 mentre nel Nord Italia la guerra continuava.
Ebbero luogo molte riunioni per preparare ed istruire i dirigenti delle leghe, commentare e spiegare la legge, studiare le forme e i modi su come sensibilizzare e coinvolgere i contadini, era necessario per tutti fare esperienze.
Sì fecero stampare degli schemi di verbali che furono forniti alle leghe ed agli ispettori (figure inventate dal sindacato, forniti di cavalcatura ed accompagnati da contadini pratici della zona) che giravano nelle campagne. Nei casi in cui proprietario o chi per esso si rifiutava dì applicare la legge. si procedeva alla ripartizione del grano: il mezzadro si portava via la sua parte. si lasciava la parte del proprietario nell'aia con il verbale dell'avvenuta ripartizione controfirmato da testimoni.
La preparazione venne curata in tutti i particolari. come tutte le cose in teoria sembrava facile, ma i problemi, anche gravi, sorsero quando si passò dalla teoria all'applicazione della legge.
Il 1945 fu un'estate di fuoco, i feudatari mobilitarono al completo la mafia e decine di avocati: usando la carta bollata per intimorire i contadini, con sequestri e denunzie. Il sindacato si mosse massicciamente, tutti ì dirigenti si spostarono nelle campagne. bisognava non lasciare ì contadini isolati, le azioni dovevano essere a gruppi, spostandosi da un feudo all'altro: si mobilitarono in aiuto avvocati democratici, in difesa dei mezzadri. Fu necessario vigilare e proteggere i dirigenti, i compagni, rischiando la propria incolumità, si misero al servizio del sindacato. Ci si aiutava uno con l'altro. sì dormiva nelle casupole di campagna assieme ai contadini, si mangiava tutti insieme pane e cipolla, si aiutavano le famiglie più colpite e bisognose, si passavano notti intere nelle caserme, subendo fermi giudiziari, interrogatori, processi.

Quannu ci vulia l'art. 91

A 9 km da Enna sorge un piccolo agglomerato di case, 35, costruite durante il fascismo per bonificare una zona paludosa del Lago Pergusa.
In queste 35 casette, tipo agricolo, vi furono portate 70 famiglie di contadini poveri che a Enna vivevano nelle grotte. Sorse il Villaggio Pergusa, fornito di chiesa, scuola, casa del fascio ed ambulatorio antimalarico.
Nel 1943/44 nell’ex casa del fascio si costituì la lega della Federterra e la cooperativa “La Pergusina”. La Lega era diretta da Turco Gabriele, la cooperativa dal presidente Liborio Nicosia, tutti contadini semianalfabeti. Molte di queste famiglie erano mezzadri in tre feudi vicino Pergusa: Cannavò di cui era proprietario Coppola, Pollicarini di proprietà dei baroni La Motta da Nicosia, Discesa della Croce del dottore Anzalone.
Nell'estate del 1945 le prime aie erano ferme col grano pronto per essere diviso, i contadini avevano chiesto l'applicazione della Legge Gullo ma i proprietari non volevano applicarla, mobilitando avvocati e mafiosi. Questi feudi erano ubicati in una vallata, sovrastava la vallata un lungo ed alto costone roccioso, chiamato "cozzo del S. Padre", il caseggiato più vicino ai piedi della montagna era quello del dottore Coppola: si occupava della fattoria un certo Pietro Gargano, passava per campiere, era imparentato con un certo Antonio Gargano, grosso personaggio mafioso.
La sera i contadini rientrarono al Villaggio, telefonarono ad Enna chiedendo l'intervento dei dirigenti per procedere. il giorno dopo, alla ripartizione secondo la legge Gullo. Nella notte avvenne un fatto imprevisto, dal costone roccioso venne aperto il fuoco, con armi militari ed il tetto della masseria del dottore Coppola venne ridotto ad un colabrodo. Nessuno sapeva chi aveva organizzato quella sparatoria notturna. Il giorno dopo, con la partecipazione dei dirigenti comunali Pino Vicari e Di Bilio Pietro, si applicò la Legge Gullo senza nessuna opposizione da parte dei proprietari, i contadini dissero che "la notte aveva portato consiglio", grazie all'art. 91 (il modello 91 era un lungo fucile della prima guerra mondiale ed un detto popolare diceva "ci voli l'articulu 91".

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